È una taglia sul ministro Pisanu quella promessa dal leghista Calderoli, ministro pure lui, per la cattura degli assassini del benzinaio di Lecco freddato l'altro giorno da due malviventi. Avrebbe preferito, Calderoli, che la taglia fosse "vivi o morti". Purtroppo, ha aggiunto, in Italia non si può. Ancora non si può. Feroce e insensata, la taglia leghista è in realtà una clamorosa confessione di fallimento da parte della destra al governo. Cosa significa infatti rivolgersi al "mercato privato" della giustizia, anzi della vendetta, se non ammettere di aver fallito in uno dei compiti fondamentali che il governo di un paese si assume, e cioè quello di garantire una ragionevole tranquillità alla società che amministra e, in caso di offesa recata a qualcuno, una tempestiva ed efficace risposta? Il ringhio di Calderoli è espressione di questa coscienza del fallimento, e nel caso un atto di sfiducia verso il ministro dell'Interno, quanto lo è della genuina vocazione forcaiola della Lega e di ampia parte della destra, soprattutto nel profondo nord. La ricetta "legge e ordine", di cui An ha rivendicato il copyright anche ieri, in concorrenza con la Lega, non intercetta che in minima parte la sostanza della questione della sicurezza. Le nostre società, compresa quella "padana", vivono in uno stato di incertezza e a volte di paura sia per ragioni materialissime - e tra queste, certo, anche la minaccia concreta di alcuni tipi di delitto - e in genere oggi riconducibili alla precarizzazione dei percorsi esistenziali nelle derive selvagge dell'economia e nella deregulation che insidia le vite di tutti, sia per le proiezioni nella sfera psicologica delle campagne d'ordine, a volte paranoiche a volte strumentali, lanciate per anni. In questo senso, il rilancio di Calderoli prefigura una specie di via di fuga dalle proprie responsabilità, dalla propria incapacità di immaginare e progettare una società rassicurante perché più equa ed equilibrata, ributtando invece l'onere della risposta al crimine (e al disagio) sul singolo cittadino. In questi giorni, a riprova, la Lega ha annunciato nel Veneto una proposta di legge regionale per garantire il pagamento dell'assistenza legale a chi spara contro eventuali aggressori.
Una vera e propria istigazione all'escalation violenta. Già forcaiola di suo, quest'ultima campagna leghista intende anche caratterizzarsi etnicamente. "Nessuno deve permettersi di toccare un padano", ha infatti detto Calderoli a proposito del povero benzinaio ucciso. Chissà cosa direbbe se si scoprisse che magari anche gli assassini sono "padani", come non di rado accade.
Va però anche segnalato come queste parole echeggino letteralmente la frase di Milosevic al Campo dei Merli nel Kosovo nel 1989, foriera di odio e di immani tragedie. È vero che, nella storia, dopo la tragedia certe cose ritornano spesso solo in forma di farsa, e l'identikit di Calderoli basterebbe a farcelo sperare. Ma non è purtroppo assente il caso in cui farsa e tragedia si mischiano insieme e, malgrado la pochezza degli incendiari, il fuoco dell'odio divampa comunque.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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