Ci prova almeno il parlamento europeo a dire che non si può tollerare che milioni di persone rischino di morire di Aids solo perché le industrie farmaceutiche devono riscuotere le royalties sui loro prodotti. In una risoluzione approvata ieri a Bruxelles si chiede infatti una deroga agli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio in base ai quali dal primo gennaio 2005 paesi come l'India non potrebbero più produrre ed esportare copie generiche di farmaci anti-Aids, a prezzi 30-40 volte inferiori ai farmaci di marca. Se questo succedesse, le speranze di rendere l'Aids una malattia curabile anche nei paesi poveri sarebbero praticamente cancellate. Il parlamento chiede perciò alla Commissione europea di farsi carico del problema nelle sedi internazionali opportune, sottolineando l'importanza "di assicurare che l'obiettivo di fornire ai paesi in via di sviluppo medicinali a prezzi accessibili non sia messo a repentaglio da procedure eccessivamente restrittive od onerose". Nella risoluzione di Bruxelles sulle strategie di lotta all'Aids ci sono comunque anche altri punti importanti. Per cominciare da quello che ci riguarda più da vicino, c'è per esempio una reprimenda diretta all'Italia, che non ha versato i 100 milioni di euro promessi quest'anno al Fondo globale per la lotta all'Aids. Il documento invita infatti "gli stati membri, e in particolare il governo italiano, a rispettare l'impegno di contribuire al Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria". A questo stesso fondo, secondo un emendamento approvato su proposta di Vittorio Agnoletto a nome del gruppo della Sinistra unita, l'Unione europea dovrà stanziare ogni anno almeno un miliardo di euro.
Un altro emendamento proveniente dalla Sinistra unita impegna la Ue a contrastare la politica ricattatoria degli Stati uniti, che con accordi economici bilaterali cercano di obbligare i paesi poveri a non acquistare o produrre farmaci anti Aids fuori brevetto. Il parlamento sollecita inoltre "l'industria farmaceutica europea ad assegnare una parte significativa delle proprie risorse alla ricerca e alla produzione di medicinali antivirali e di altri farmaci essenziali".
La palla passa ora alla Commissione europea e ai governi degli stati membri (Roma in testa), che ci diranno con il loro comportamento se dentro l'Europa degli affari batte ogni tanto anche un cuore. "Se ogni istituzione farà il suo dovere - commenta Vittorio Agnoletto - questo voto potrà rappresentare una svolta complessiva nella politica sanitaria internazionale. Per una volta la salute è stata messa al primo posto rispetto agli interessi commerciali delle multinazionali farmaceutiche. Questo voto rappresenta una speranza per tutti i 40 milioni di persone sieropositive viventi, il 95% delle quali non ha tuttora accesso ai farmaci antivirali. Invito tutte le associazioni di lotta all'Aids e di tutela dei diritti umani a verificare che alle parole seguano i fatti".
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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