Uno "scherzo di natura"? Nel fiume Potomac, sulla costa orientale degli Stati uniti, sono stati trovati pesci maschi pieni di uova. La scoperta è della settimana scorsa. Per la verità non è la prima volta che si trovano pesci maschi con le uova nel fiume Potomac: la notizia è questa volta che sono stati trovati presso il paese di Sharpsburg in Mariland, a meno di 100 chilometri dall'area metropolitana di Washington. Ovvero, si diffonde - e si avvicina alla capitale - il "mistero" già osservato l'anno scorso quasi 300 chilometri più a monte, in Virginia occidentale, nell'affluente del Potomac chiamato South Branch. La notizia dei pesci dalla sessualità confusa è riferita dal ‟Washington Post” il 19 dicembre. Il fatto in sé lascia pochi dubbi. Nove esemplari di pesce persico maschi prelevati dal fiume hanno sviluppato uova all'interno dei propri organi sessuali, ha riferito Vicki S. Blazer, la biologa responsabile di questa ricerca per conto del U.S. Geological Survey: "Sono intersex", dice la ricercatrice, individui che hanno elementi sia maschili che femminili. Blazer e altri ricercatori avevano trovato la stessa situazione nei pesci della contea di Hardy nel South Branch mentre indagavano su un'improvvisa moria di pesci in quel tratto di fiume.
Perché dei pesci maschi comincino a produrre uova è poco chiaro. O meglio, è chiaro in linea generale: devono aver ingerito sostanze chiamate "disturbatori endocrini", ovvero capaci di far impazzire il sistema di ormoni, i messaggeri chimici che regolano diverse funzioni dell'organismo tra cui quelle riproduttive. Sostanze inquinanti capaci di stravolgere il sistema endocrino possono essere altri ormoni - ad esempio ormoni che arrivano negli scarichi insieme al letame degli allevamenti, dove se ne fa un grande uso - o sostanze chimiche che "mimano" gli ormoni (perché sono chimicamente simili e quindi "confondono" l'organismo), e possono trovarsi negli scarichi industriali. Non è chiaro quali "disturbatori" siano in quel tratto del Potomac. In Maryland le autorità stanno aspettando il risultato delle analisi ordinate sull'acqua del fiume, per capire quale specifica sostanza può essere legata all'anomalia dei pesci. Più a monte, nella contea di Hardy, le autorità pensano ai polli: gli allevamenti di pollame sono la principale attività.
In un lontano passato, quando le scienze naturali erano ancora rudimentali, gli umani tendevano a chiamare "scherzi di natura" i fenomeni a cui non riuscivano a dare una spiegazione razionale. Ora le spiegazioni ci sono, per i pesci maschi con le uova. Solo che i "disturbatori endocrini" possono essere in concentrazioni molto basse, e in effetti fino a qualche tempo fa era impossibile trovarli in un campione d'acqua. Poi però la prima indagine condotta in tutta la nazione tra il 1999 e il 2000 ha trovato che nel 37% dei fiumi degli Stati uniti ci sono ormoni. Il Potomac fornisce il 75% dell'acqua potabile che arriva ai 3,6 residenti di Washington e dei suoi suburbi in Maryland e Virginia, e di altri centri abitati a monte. Ovviamente molti si chiedono se i "disturbatori endocrini" possa nuocere anche alla popolazione umana: per ora la Environmental Protection Agency (l'ente ambientale federale) non fissa soglie per gran parte di questi inquinanti, così le società che gestiscono acquedotti e impianti di depurazione per l'acqua potabile non fanno nulla per rimuoverli. Un segnale di allarme però viene dalla notizia (sempre dal Washington Post ) che in West Virginia le autorità stanno indagando su possibili legami tra l'anomalia dei pesci e alcuni tumori osservati nella popolazione umana della contea di Hardy: un tasso più alto della media nazionale di tumori al fegato, cistifellia, ovaie e utero. Pare che quel tipo di tumore si sviluppi più in fretta in presenza di estrogeni o sostanze che li "mimano". È probabilmente prematuro stabilire un legame: anche perché la popolazione della contea, 13mila persone, non è un campione sufficiente. E però quei tumori, e i maschi con le uova, sono abbastanza per preoccuparsi parecchio.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>