La difesa delle tradizionali prerogative di controllo sui corpi altrui è per la chiesa cattolica la priorità numero uno. È infatti quella per la vita e la famiglia (ovvero il no all'aborto, alle tecnologie riproduttive, alle coppie gay e alla ricerca scientifica sulle cellule straminali) la prima delle quattro sfide per il 2005 indicate dal papa nel discorso di inizio d'anno al corpo diplomatico accreditato in Vaticano. Le altre tre sono il pane per tutti, la pace e la libertà, o perlomeno la libertà religiosa, con la quale "si sviluppa e fiorisce - garantisce Giovanni Paolo II - anche ogni altra libertà". Ma prima di tutto anatema su chi intacca la dignità umana dell'embrione, con un occhio alle autonome decisioni della Corte costituzionale a proposito di referendum sulla procreazione assistita. "La posizione della Chiesa, suffragata dalla ragione e dalla scienza - ribadisce il papa - è chiara: l'embrione umano è soggetto identico all'uomo nascituro e all'uomo nato che se ne svilupperà". Pertanto, la ricerca scientifica "che degrada l'embrione a strumento di laboratorio non è degna dell'uomo". La scienza è ben accetta solo come ancella della morale cattolica, la quale però tiene a puntualizzare di non avere alcun pregiudizio antiscientifico. Tant'è vero che il papa benedice personalmente le "promettenti prospettive di successo nel campo delle cellule staminali adulte", modello di ricerca eticamente corretta. Per il bene dei concepiti, spiega poi il discorso papale letto agli ambasciatori da un assistente, bisogna ricordarsi di difendere la famiglia dai tentativi di intaccarne "la struttura naturale". La famiglia "è sovente minacciata da fattori sociali e culturali che fanno pressione su di essa rendendone difficile la stabilità" e "in alcuni paesi è minacciata anche da una legislazione che ne intacca la struttura naturale, la quale è e può essere esclusivamente quella di un'unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio". Solo questa è "fonte feconda della vita e presupposto primordiale ed imprescindibile della felicità individuale degli sposi, della formazione dei figli e del benessere sociale, anzi della stessa prosperità materiale della nazione".
Fatte queste bellicose precisazioni, il discorso vira sulla pace e sulla lotta alla fame. Poi passa alla libertà religiosa, invitando a non temere, con un tocco di perfidia degno di Buttiglione, "che la libertà religiosa, una volta riconosciuta alla Chiesa cattolica, sconfini nel campo della libertà politica e delle competenze proprie dello Stato: la Chiesa sa ben distinguere, come suo dovere, ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio".
È una bella fortuna che il papa ce l'abbia chiaro, perché Cesare invece ha qualche problema. Il vice presidente del consiglio Marco Follini, da una tribuna privilegiata come l'emittente cattolica Telepace, ha commentato in diretta il discorso di Giovanni Paolo II chiarendo che "da parte del governo italiano c'è una scelta a favore della vita e della famiglia". Che coincide insomma con quella del Vaticano, anche se a proposito di legge e referendum sulla procreazione assistita Follini precisa che "la Chiesa interpreta la questione della fecondazione da un punto di vista dottrinale, mentre le politiche dei governi sono portate a fare dei compromessi". Non poi molti, però, se consideriamo l'Italia. "Io credo - fa sapere Follini - che appartenga ai doveri fondamentali della civiltà del nostro paese cercare di garantire un futuro alla famiglia". E "naturalmente la famiglia parte dal suo soggetto più debole che è il bambino. Anche da quelli che stanno per nascere, ai quali è doveroso rivolgere il pensiero e la premura maggiore". Follini dice poi che "siamo un paese che ha cercato di offrire un programma robusto a favore della famiglia" ma "per quanto sia forte la tradizione religiosa e civile, la natalità è ancora molto bassa. Per questo è necessario investire sulla famiglia". Sia chiaro però che "la famiglia è una cosa, le coppie di fatto un'altra. La legislazione italiana è legata al concetto di famiglia basata su un rapporto solido". Sarà contento, il papa.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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