Carri armati che frantumano le strade imperiali di Hammurabi e Nabucodonosor. Eliporti, bunker e trincee sulle rovine di terrazze, palazzi e giardini raccontati da Erodoto e Strabone come una delle sette meraviglie del mondo. Sacchi di sabbia per le postazioni di guardia riempiti di cocci e manufatti antichi oltre 2.600 anni. "Le truppe della coalizione guidata dagli americani hanno rovinato parte dell’antica Babilonia, un gravissimo atto di vandalismo culturale", accusa un rapporto del British Museum reso noto ieri. "Sono danni irreparabili. È come costruire una base militare attorno alle Piramidi in Egitto o a Stonehenge in Gran Bretagna", tuona l’autore del documento, l’archeologo inglese John Curtis. "È uno studioso noto a livello mondiale, sempre molto attento nel dare giudizi. Se lo dice lui non può essere che vero. Del resto già da molto tempo sapevamo che le rovine di Babilonia erano a rischio a causa delle truppe della coalizione. Ora si tratta di capire quanto sia stato distrutto della finta Babilonia, quella pacchiana e pretenziosa fatta erigere negli anni 80 da Saddam Hussein, e invece quanto del sito antico quasi tre millenni", osserva Frederick Mario Sales, docente all’Università di Udine e autore del libro più aggiornato sul tema: Saccheggio in Mesopotamia. Già nel maggio 2003 erano cresciute le preoccupazioni per la sorte del patrimonio archeologico iracheno. Il saccheggio dei musei del Paese aveva preceduto l’inizio delle attività dei tombaroli sui siti più remoti in mezzo al deserto. Il 22 aprile 2003 a Babilonia, 80 chilometri a sud di Bagdad, si erano acquartierati i Marines. In un primo tempo la loro presenza aveva bloccato l’accesso dei ladri. Ma subito dopo erano iniziate le opere di costruzione. "Sapevamo che avevano usato i bulldozer per spianare una parte dell’area archeologica e costruire eliporti. L’arrivo di 6.000 uomini del contingente internazionale non aveva migliorato la situazione", aggiunge Fales. Soltanto nelle ultime settimane gli esperti del British Museum hanno potuto visitare l’intera zona. Curtis ha scoperto che larghe aree sono state coperte da terra e sassi portati da una regione diversa. A suo dire, le piste e le strade in cemento hanno "seriamente compromesso" le strutture antiche. Sembra invece si sia salvata la "porta di Ishtar", che conduce ai resti dei palazzi di Nabucodonosor e Hammurabi. Sarebbe infatti situata in una zona già tornata sotto il controllo del nuovo ministero delle Antichità iracheno e al momento aperta al pubblico. Ma ieri il ministro delle Antichità del governo Allawi, Mufeed al-Jazairee, ha accusato i militari della coalizione di utilizzare "liberamente" mezzi pesanti e elicotteri "senza alcuna limitazione".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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