L’unica cosa che nemmeno Condoleezza Rice poteva prevedere è la fragilità dei vecchi: la sua visita in Italia è stata così in parte ridimensionata dall’influenza. Per questo motivo il nuovo segretario di Stato americano non vedrà né Giovanni Paolo Secondo, né Silvio Berlusconi. Ma senza nulla togliere ai rapporti con il governo di Roma che è, notoriamente, molto apprezzato a Washington, era tuttavia proprio il Papa l’appuntamento più rilevante della tappa italiana di Condoleezza. L’Amministrazione Bush pensa infatti di aver un grande debito con il Santo Padre e il Presidente degli Stati Uniti lo ha visitato in passato ben quattro volte, una cifra record nei rapporti fra Vaticano e Usa. Il fatto è che i cattolici sono il più grande serbatoio di voti negli Usa e dalle loro fila, attratti dalla religiosità di questo Presidente cristiano born-again, sono arrivati moltissimi dei voti che nelle ultime elezioni hanno "tradito" il candidato Kerry a favore del repubblicano Bush. Le visite al Papa in passato sono state parte di questa strategia di corteggiamento del consenso cattolico da parte della Presidenza, e la Rice oggi avrebbe dovuto rendere al Papa il dovuto omaggio, ma anche sottolineare i valori e ruoli nuovi che hanno preso le relazioni fra Usa e Vaticano. Va aggiunto che una foto di Condoleezza, testa coperta da un velo nero, inginocchiata davanti all’uomo più popolare del pianeta oggi, avrebbe certamente aiutato ulteriormente la grande macchina propagandistica messa in moto per lanciare sulla ribalta mondiale il nuovo segretario di Stato americano. Peccato dunque per il mancato incontro, ma questo è forse l’unico neo di un tour in Europa e Medioriente che è stato per altri versi un successo. La prima uscita pubblica del politico oggi più vicino al Presidente George Bush è stata curata nei minimi particolari, tutti studiati personalmente dalla stessa Rice. Niente è stato lasciato al caso, dall’abbigliamento, alla comunicazione, alla scansione degli incontri: e la meno casuale delle scelte è stato proprio l’itinerario. Condoleezza ha affrontato, come si dice, il leone nella sua gabbia; la prima uscita ufficiale è stata dedicata alle zone del mondo e alle relazioni più delicate per gli Stati Uniti: il Medioriente e gli Alleati Europei. All’insegna di un solo slogan - "E’ il tempo della Diplomazia" – declinato a Londra, a Berlino, in Israele e Palestina, a Roma oggi, e infine a Parigi, considerata la tappa finale e "intellettualmente più difficile" (secondo i suoi collaboratori) per Condoleezza, che affronterà i Francesi con un discorso che promette "sorprendente". La "via diplomatica" è stata così pedalata soprattutto sul tema Iran, con assicurazione ampie che la ipotesi militare contro Teheran "non è sul tavolo per gli Stati Uniti". Una linea che tuttavia non ha convinto del tutto gli Europei, soprattutto per una coda di frase aggiunta dalla stessa Rice: "per ora, almeno". In Israele invece la visita si è colorata dell’ottimismo suscitato dal nuovo clima postelettorale, che ha portato al summit di oggi in Egitto. Condoleezza si è mossa fra Palestinesi e Israeliani con grande tatto. Ha infatti dato ampi segni dell’impegno americano arrivando con proposte molto concrete: ha presentato un pacchetto di finanziamenti milionari per aiutare l’economia Palestinese, ha annunciato la nomina di uno speciale inviato di Washington (incarico che dalla Presidenza Clinton non era stato assegnato) e ha infine invitato i leaders dei due Paesi a una visita parallela nella capitale americana in primavera. Non è certo una ripertura del dialogo di pace, ma di sicuro è un impegno a stabilizzare le condizioni della tregua. Il segretario di Stato tuttavia ha deciso di non andare al summit egiziano di oggi per evitare di trasformarlo in un incontro dominato da Washington (e dunque da Israele, nella percezione Mediorientale) – permettendo così agli Arabi e in particolare ai Palestinesi, di "respirare" un pò nelle trattative. E oggi Roma. Tolto il Papa, nell’agenda romana non avrebbe dovuto esserci nessuna grave questione: la Rice avrebbe dovuto solo ringraziare e omaggiare un fedele alleato. Tuttavia, anche questa tappa si è caricata, per la drammatica imprevedibilità degli eventi, di significato. Il rapimento di Giuliana Sgrena focalizza sull’emergenza i colloqui ufficiali e le dichiarazioni che ne usciranno. Una visita più o meno di cortesia potrebbe oggi dunque contenere una chiave di volta per leggere alcuni avvenimenti molto lontani. Ogni parola di Condoleezza sarà così soppesata, studiata e analizzata dagli Italiani. Sarebbe curioso anche sapere cosa pensa lei della linea di un governo tutto a favore della guerra, che tratta per la liberazione di un ostaggio promuovendone le convinzioni pacifiste.
Lucia Annunziata

Lucia Annunziata

Lucia Annunziata, giornalista, corrispondente per “il manifesto”, “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, negli Stati Uniti, in America Latina e Russia, conduttrice di trasmissioni politiche televisive e direttrice del Tg3, è stata nominata direttore dell’Agenzia di informazione internazionale ApBiscom. Ha vinto il Premiolino per i suoi servizi durante la guerra del Golfo e il Premio Max David come inviato di guerra, nel 1993 ha avuto la Nieman Fellowship dell’Università di Harvard, dal 2003 al 2004 è stata presidente della Rai. Con Bassa intensità (Feltrinelli, 1991), il suo primo libro, ha vinto il Premio Malaparte e con La crepa (Rizzoli, 1998) il Premio Saint Vincent. Dirige dal 2013 "Huffington Post Italia".

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