La trafila è quella solita: un comunicato messo su un sito web notoriamente legato a reti islamiste e ripreso poi dalla tv satellitare araba Al Jazeera. Il messaggio è firmato dall'"Organizzazione di al Qaeda per la Jihad nella terra dei due fiumi", o Mesopotamia, ovvero la sigla usata dal gruppo di Abu Musab al-Zarqawi, ormai considerato il capo della rete al Qaeda in Iraq. Ebbene: l'uomo indicato da tutte le intelligence occidentali come il più pericoloso elemento oggi in Iraq si fa vivo per smentire che il suo gruppo abbia rapito la nostra compagna Giuliana Sgrena. "Sono false e destituite di fondamento le notizie secondo cui l'Organizzazione di al Qaeda in Mesopotamia avrebbe rivendicato il sequestro della giornalista italiana", afferma il comunicato. Insiste: la notizia non è vera, e "questo pessimo canale come al solito diffonde notizie false allo scopo di diffamare i mojaheddin agli occhi dei musulmani". In altre parole: al Zarqawi smentisce gli autori dei messaggi messi sul web nei giorni scorsi e diffida gli autori dei comunicati diffusi nei giorni scorsi dal fare uso di una sigla che allude alla sua.
La sigla usata dal gruppo di al Zarqawi suona, in arabo, "Qaeda al-Jihad fi Bilad al Rafidein" (Organizzazione di al Qaeda per la Jihad nella terra di Mesopotamia). I messaggi che rivendicano il sequestro di Giuliana, con tanto di ultimatum, interrogatori e annunci di sentenze, sono firmati "Organizzazione della Jihad islamica nella terra di Mesopotamia". L'allusione è evidente. E poi: i messaggi giunti venerdì sera, poi nella notte tra sabato e domenica, poi domenica sera - e infine ieri sera (ne riferiamo a pagina 3) sono stati messi su un sito web gestito in Afghanistan (lo si deduce dall'orario in cui viene aggiornato). Un sito aperto chiamato al Maasada al Jihadiyah , "l'arena dei leoni della jihad", un forum a cui basta iscriversi per poter accedere e mettere in rete messaggi. Ora il gruppo di al Zarqawi lo sconfessa, dice che è un "pessimo canale che diffonde notizie false".
Dunque: il gruppo di al Zarqawi nega di aver a che fare con il sequestro e diffida altri dall'usare il suo nome. Sembra disconoscere il sequestro stesso - anche se il comunicato conclude con "ciò però non necessariamente significa che noi respingiamo tali operazioni". Del messaggio di al Zarqawi non abbiamo il testo integrale ma solo gli stralci riferiti dalle agenzie, tutti ripresi dalle tv arabe che hanno potuto vedere il testo originale: al Jazeera ne ha riferito nel notiziario delle 10 di ieri mattina.
L'ipotesi che una cellula della rete controllata da al Zarqawi fosse coinvolta nel seguestro di Giuliana era circolata domenica, e avanzata in modo esplicito dalla tv araba al Arabiya. La smentita diffusa ieri mattina riporta le ipotesi al punto di partenza: che la nostra compagna sia stata presa da un gruppo di banditi a scopo di estorsione. Un gruppo di scarsi contatti, senza retroterra "politico": il rapimento è stato sconfessato dal Consiglio degli Ulema e dalle voci più autorevoli dell'islam sunnita in Iraq, è commentato in termini negativi dalla stampa di Baghdad, condannato nell'intero mondo arabo. E sconfessato infine dalla parte più estrema, quella del gruppo a cui dallo scorso ottobre è formalmente attribuita la rappresenzanza di al Qaeda in Iraq.
La sigla di al Zarqawi è comparsa ieri almeno altre due volte, per rivendicare i due attentati più sanguinosi avvenuti in Iraq dalle elezioni del 30 gennaio scorso. Entrambi attentati suicidi, entrambi diretti contro la polizia irachena, sono avvenuti nella città di Baquba a nord-est di Baghdad e a Mosul nel nord: in tutto 27 persone sono state uccise, quasi tutti agenti di polizia. In rapida successione, i due messaggi: "Un leone delle Brigate dei Martiri dell'organizzazione di al Qaeda per la Jihad in Mesopotamia ha attaccato un assembramento di apostati che raggiungevano le apostate forze di polizia vicino all'ospedale a Mosul", dove "il martire aveva una cintura di esplosivo e si è fatto saltare dopo essere entrato nella folla". Simile il linguaggio nel caso di Baquba, dove l'attentato è avvenuto presso un commissariato di polizia: anche qui "un leone delle Brigate dei martiri". I messaggi annunciano ulteriori attacchi contro "gli apostati e i loro padroni", allusione ai poliziotti iracheni e le forze statunitensi che restano la vera forza in campo in Iraq.
I messaggi a firma del gruppo di al Zarqawi sono comparsi su siti da tempo usati da reti islamiste - siti come Ansar.net, che è chiuso (solo chi è registrato e ha una parola chiave può accedervi anche solo per leggere i messaggi, e non accetta nuove iscrizioni). Il veicolo in questo caso rende credibile la rivendicazione.Nel caso dei messaggi arrivati nella notte di sabato e domenica per rivendicare il sequestro di Giuliana Sgrena i dubbi invece sono forti - e uno dei principali motivi di dubbio è proprio il veicolo, quel sito afghano, insieme a dettagli come la grafìa del cognome di Giuliana: la prima sillaba di Sgrena è un suono che può s reso con lettere diverse arabe e sembra che nel messaggio di ultimatum fosse scritto in modo molto appropriato, cioè da una persona che conosce bene la pronuncia italiana.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>