Una nuova rivendicazione del sequestro di Giuliana Sgrena. Anzi, due e in breve successione: nella notte tra sabato e domenica e poi ieri sera. Di nuovo sul web. Questa volta però c'è un ultimatum, e una minaccia terribile: "Noi combattenti dell'Organizzazione del Jihad in Mesopotamia annunciamo che eseguiremo la sentenza divina contro l'ostaggio italiana Giuliana Sgrena entro 48 ore, se il governo italiano con alla testa il criminale Berlusconi non annuncerà il suo ritiro dall'Iraq", dice il messaggio diffuso nella notte di sabato. Un esito a cui non vogliamo neppure pensare. Il comunicato di ieri sera è ancora più minaccioso, dove afferma: "Consideriamo questo messaggio come l'ultimo al governo italiano". Poi però non torna sull'ultimatum, anzi ignora la precedente "sentenza divina": rimanda a un "imminente un annuncio" sulla sorte di Giuliana. I tre messaggi portano firme quasi identiche, e il terzo anzi precisa che la firma "organizzazione della Jihad islamica", usata venerdì sera, e "Organizzazione della jihad nella terra di Rafidain", nome che significa "dei due fiumi", o Mesopotamia - nei due messaggi successivi - sono "la stessa cosa".
Il messaggio di ultimatum è stato messo su un sito web probabilmente ubicato in Afghanistan alle ore 6,30 di domenica, ora di Beshawar - le 3 del mattino ora italiana. Si rivolge agli italiani: "E' tempo che sappiate la verità sul vostro governo criminale che tuttora mantiene le truppe in Iraq... La colpa del sangue dei vostri figli ricade su Berlusconi e sulla sua banda, nemici dell'Islam e dei musulmani". E, di nuovo: "Non avrete sicurezza finché i musulmani iracheni non vivranno in sicurezza".
Il primo messaggio ingiungeva al governo italiano di ritirare le proprie truppe dall'Iraq entro 72 ore, ma non faceva minacce precise. Ora c'è un ultimatum: scadrebbe nella notte tra lunedì e martedì.
Il terzo messaggio è stato messo sul web alla mezzanotte e 14 minuti (ora dell'Asia centrale), le 21,14 in Italia. Il ritmo incalza. Si rivolge agli ulema iracheni che sabato hanno lanciato appelli a liberare Giuliana Sgrena: "Invitiamo i nostri fratelli illustrissimi del Consiglio degli Ulema islamici a cautela e maggiore attenzione nell'emettere appelli per la liberazione della prigioniera italiana". Conclude accennando a una sorta di giudizio: "Continuiamo nell'interrogatorio con la prigioniera e la commissione giuridica delle Brigate emetterà la sua sentenza tra breve".
Difficile valutare l'attendibilità di questi messaggi. L'intervallo sempre più ravvicinato è angosciante - ma restano molti elementi di dubbio. I messaggi ora nominano la nostra compagna per nome e cognome, mentre il primo si riferiva genericamente alla "giornalista italiana": ma il nome di Giuliana Sgrena è ormai su ogni giornale e sito web sia europeo che arabo, dunque questo non prova nulla. Soprattutto, è dubbio il veicolo usato: il sito chiamato al Maasada al Jihadiyah , "l'arena dei leoni del jihad". Si tratta di un forum aperto, uno di quei siti a cui chiunque può iscriversi per mettere in rete materiali. Chi ha messo sul Forum l'ultimatum si è iscritto questo mese di febbraio, ha il numero di iscrizione 4242 a nome di "Organizzazione del Jihad", e finora ha messo in rete solo questi tre messaggi.
Un paio di dettagli meritano attenzione. Uno è che si ripete lo stesso scenario visto con le rivendicazioni circolate nel caso di Simona Pari e Simona Torretta lo scorso settembre: stessa firma, stessi dubbi (auguriamoci lo stesso esito). L'altro dettaglio è la sigla usata per la firma: "Organizzazione del Jihad nella terra dei due fiumi " è una variante del nome usato dall'organizzazione di al Zarqawi, che sarebbe ormai da considerare il rappresentante di al Qaeda in Iraq.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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