Nelle foto satellitari la Pianura Padana, per molti mesi all'anno, è una chiazza giallo-grigiastra. Secondo gli ambientalisti è identica alla metastasi del fegato nelle endoscopie, secondo Formigoni è un'immagine poetica ispirata all'ultimo periodo dell'astrattismo lombardo. Secondo la realtà, è una galla mefitica formata dalle polveri inquinanti sospese a mezz'aria. Che fare? La circolazione a targhe alterne è un palliativo. Gli amministratori della Pianura Padana, in queste ore, sono riuniti per studiare misure più drastiche. Ecco le principali.

Sopraelevazione
Poiché gli agenti inquinanti tendono a stagnare in basso, si sta pensando alla sopraelevazione dell'intera Padania su palafitte o con altri sistemi. C'è un progetto Renzo Piano (una suggestiva fuga, da Torino a Trieste, di alberi maestri, vele e trinchetti, con la popolazione issata sulle coffe), uno di Gae Aulenti (enormi amache di tulle colorata) e uno del geometra lecchese Gino Perego (costruire un unico immenso montarozzo di terra di riporto simile a quelli delle villette a schiera, ma lungo 300 chilometri). Scartato un progetto collettivo del manicomio criminale di Castiglione dello Stiviere, perché era troppo simile all'idea di Renzo Piano e a quella di Gae Aulenti. In pratica, una sintesi tra le due.

Polmone espiatorio
È la proposta della Lega. Vengono individuati alcuni cittadini tra i più improduttivi (tossicomani, disoccupati, musulmani, omosessuali, donne) che hanno l'obbligo di camminare almeno 15 ore al giorno per le vie del centro inspirando profondamente l'aria inquinata. È stato calcolato che un immigrato sotto stress, specie se appena raggiunto dal provvedimento di espulsione e inseguito, lui a piedi, dai vigili urbani in motocicletta, può accelerare la respirazione fino al triplo del normale, ed è in grado di trattenere nei polmoni fino a due etti al giorno di polveri venefiche. Un magrebino in giovane età può sopravvivere anche due mesi e ripulire, da solo, cento metri di marciapiede in corso Buenos Aires. E un nero con capigliatura rasta, passando e ripassando davanti a un McDonald's, può trattenere tra i boccoli fino a 30 grammi di vapori d'olio fritto.

Vento artificiale
La scarsa ventilazione naturale consente alle polveri sospese di stagnare troppo a lungo. Si potrebbe dunque ricorrere al vento artificiale, ottenuto impiantando enormi turbine in grado di creare tramontane, scirocchi e grecali a seconda delle necessità. Due le controindicazioni: la prima è che una turbina impiantata alla periferia di Milano, essendo alimentata a carbone, può pulire l'aria frontestante fino a Vimercate, ma emette gas di scarico fino a Napoli. La seconda è che non si trova un accordo sull'orientamento delle turbine: puntate verso Ovest ammassano le sostanze inquinanti contro le Alpi, provocando il caratteristico fenomeno della neve nera e una moria di maestri di sci, puntate verso Est affumicano la costa istriana, riaprendo il doloroso capitolo dell'odio etnico.

Targhe esterne
A differenza delle inutili targhe alterne, si può circolare ogni giorno qualunque targa si possieda, però a piedi, tenendo la targa appesa al collo, bene in vista, e facendo ‟brum brum” con la bocca. È la proposta degli ambientalisti.

Targhe interne
È la seconda proposta degli ambientalisti. Si svita la targa dalla macchina, la si porta in casa e si trascorre la giornata a lume di candela, mangiando gallette di segale e leggendo un buon libro sullo sviluppo sostenibile stampato su carta riciclata con inchiostro vegetale. Per suicidarsi all'imbrunire, solo metodi naturali: ci si può impiccare a una corda di canapa o buttarsi dalla finestra avendo cura di non gridare, per combattere l'inquinamento sonoro.

Novena ecologica
Sostenuta da Comunione e Liberazione: la gente continua a inquinare, le ciminiere a puzzare, le macchine a circolare, la Padania a produrre e la Compagnia delle Opere a fare affari, però pregando il buon Dio che mandi a piovere o faccia vento. Ogni sera dopocena raduno di massa in piazza del Duomo con maschera antigas e breviario.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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