Yiad Allawi non si arrende. Forse offeso, certamente deluso dal risultato elettorale del 30 gennaio, per tre settimane ha mantenuto il silenzio. Prima di passare al contrattacco: ieri ha annunciato che la sua candidatura a primo ministro per il prossimo governo resta valida. Lui stesso si sta attivando per "organizzare una nuova coalizione laica" e contrastare quella sciita. Una mossa destinata ad allungare i tempi per la formazione del nuovo governo. Due giorni fa il fronte sciita, che ha la regia del grande ayatollah Ali Al Sistani, si era ricompattato nella scelta di Ibrahim Jaafari, leader del partito islamico Dawa. I giochi parevano fatti. La lista unitaria sciita ha ottenuto ben 140 dei 275 seggi nel prossimo parlamento. Jaafari nelle ultime 48 ore si era impegnato nei negoziati per guadagnare l’alleanza dei 75 deputati della lista curda. Ma adesso i nuovi sviluppi rilanciano lo scontro tra laici e religiosi. Allawi venne scelto dall’allora governatore Usa Paul Bremer per guidare il governo ad interim che dal 28 giugno 2004 ha traghettato il Paese alle elezioni. Un uomo deciso, nato da famiglia sciita, ma non religioso, militante del partito Baath sin dagli anni ‘60, poi passato alla dissidenza, fuggito all’estero, diventato agente dei servizi segreti americani e inglesi, minacciato di morte dai sicari di Saddam Hussein, che un paio di volte sono andati molto vicino nell’adempiere la loro missione. Nei giorni scorsi Allawi non ha esitato a criticare Jaafari per i suoi accenni alla "sharia" (la legge religiosa islamica) quale valore di riferimento per la prossima Costituzione. Ma il suo sforzo appare quasi impossibile. Mirava a ottenere almeno 80 seggi alle elezioni. Ne ha ricevuti la metà. Ora dovrà lavorare da grande tessitore e catturare le alleanze dei 20 seggi appartenenti a 9 partiti minori.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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