Il 2 maggio comincia a New York una conferenza internazionale per la revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), entrato in vigore nel `70. Firmato da 188 stati, già sottoposto a diverse revisioni, il Tnp resta il principale strumento internazionale per il controllo delle armi atomiche. E però rischia di uscire vanificato dalla prossima revisione: questo sostiene un gruppo di senatori italiani, firmatari di una interpellanza urgente al ministro degli esteri (per ora senza risposta) per sapere quale posizione il governo italiano sosterrà alla conferenza di New York. ‟Il rischio è che venga meno l'intera architettura su cui si fonda il sistema multilaterale per il disarmo nucleare”, ha spiegato ieri il senatore Francesco Martone, primo firmatario di quell'interpellanza, in una conferenza stampa con alcuni dei colleghi senatori (Tana De Zulueta, Nuccio Iovene, Gigi Malabarba, rispettivamente Verdi, Ds e Prc). Il Tnp, fanno notare, ha tre obiettivi: impedire la diffusione ulteriore delle armi nucleari (non proliferazione), avviare il disarmo degli stati già in possesso di armi atomiche, e controllare che la tecnologia nucleare sia usata solo a scopi pacifici (cosa affidata all'Agenzia internazionale per l'Energia atomica).
”Il disarmo nucleare e la non proliferazione sono processi che si rinforzano a vicenda”, dicono i senatori. La realtà però è che le cinque potenze nucleari ufficiali (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) non sono avanzate sulla via del disarmo, e nel frattempo altri stati hanno acquisito armi nucleari (India, Pakistan, Israele e Corea del Nord).
Alla prossima conferenza di New York il nesso tra non proliferazione e disarmo rischia di saltare del tutto. Per molti stati - in particolare nucleari, Stati uniti in testa - la priorità è impedire che armi atomiche entrino in possesso di ‟stati canaglia” o di organizzazioni terroristiche: è il segno dei tempi, dopo l'11 settembre del 2001. Il disarmo così scompare (è chiamato ‟approccio separato”); del resto sia gli Usa, sia la Russia sono impegnati nella ricerca e produzione di nuove armi nucleari, in particolare più piccole e ‟maneggevoli”.
Martone e i colleghi ricordano che l'ultima conferenza di revisione del Tnp, nel 2000, aveva approvato un programma in 13 punti verso l'obiettivo di smantellare gli arsenali atomici mondiali (tra le altre cose si parlava di denuclearizzare la regione del Medio oriente). Allora l'Italia ‟aveva fatto proposte molto avanzate per il disarmo”, fa notare Tana De Zulueta: con i colleghi chiede che l'Italia riprenda quelle posizioni e le sostenga. Il gruppo di senatori poi fa notare che 44 testate nucleari statunitensi si trovano nella base italiana di Ghedi, in Veneto (oltre a quelle che si trovano ad Aviano, che però è una base della Nato). Chiedono: se quelle testate sono in mano all'Aereonautica militare italiana, significa che le forze italiane potrebbero essere attivate per usarle? La cosa sarebbe del tutto illegale, ha fatto notare ieri Fabio Marcelli (Giuristi Democratici).
La prossima revisione del Tnp dunque è tutt'altro che routine. Per questo vedrà una grande mobilitazione di società civile organizzata in tutto il mondo, da coalizioni di parlamentari a reti di enti locali (ai movimenti pacifisti, ha spiegato ieri Lisa Clark (Beati Costruttori di Pace): insieme a Giorgio Alba dell'Archivio Disarmo seguirà la conferenza di New York in rappresentanza della rete italiana per il disarmo. Ha citato la campagna internazionale Abolition Now, promossa dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki, le città giapponesi che hanno sperimentato 60 anni fa la bomba atomica e si sono date un obiettivo: eliminare le armi nucleari dal pianeta entro il 2020.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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