Lontano dai riflettori del Salone del Libro in corso a Torino, Stefano Benni ha scelto come unica presentazione ufficiale del suo ultimo romanzo, Margherita Dolcevita, un incontro aperto al pubblico e gratuito al teatro Palladium, ieri sera a Roma. Una serata che, grazie alla presenza di due illustri ospiti come Dario Fo e Franca Rame, si è trasformata in una sincera e appassionata chiacchierata tra amici.
Due ore in cui si è parlato del libro ma anche di altro, di fronte a un pubblico di giovani fan che ha sottolineato con ripetuti e fragorosi applausi le confessioni dell'autore e le pillole di saggezza impartite dal premio Nobel. Benni ha doppiamente ringraziato i suoi due ospiti, presenti nonostante il lutto familiare che li ha colpiti in settimana (il consuocero è stato ucciso durante una rapina a Napoli). Dario Fo lo ha ripagato con una serie di aneddoti e battute pungenti, Franca Rame ha letto con entusiasmo alcuni brani del libro scelti personalmente.

La solitudine dello scrittore
Margherita Dolcevita, storia di una quattordicenne, intelligente, cardiopatica e appena sovrappeso, è il frutto di un lavoro di due anni che, ha confessato l'autore, "sono stati difficili, perché ho provato quella strana solitudine dello scrittore che si sente un po' solo e allora si chiude in solitudine per descrivere la sua stessa solitudine e ritrovarsi ancora più solo". Da qui il bisogno di pensare agli amici, come il premio Nobel e sua moglie. Un legame nato, ha detto lo scrittore "quando Fo mi ha telefonato per scusarsi di aver usato una mia battuta. È una cosa rara, tutti me le rubano, nello spettacolo di Beppe Grillo ce ne sono 45 e lui, da genovese, mi paga con una giacca vecchia ogni tre anni" ha scherzato.

Artigiani delle idee
"Se questo Paese non è del tutto guastato" ha detto Benni, "è merito di quelli che hanno continuato a pensare. Negli ultimi anni in Italia è stato il mondo dell'arte e degli artigiani delle idee a difendere la democrazia, più dei politici di sinistra. Ovviamente l'arte non cambia il mondo come vorrebbe, ma se qualcosa cambierà sarà perché c'è qualcuno che continua a pensare".

Il maestro e Margherita
Dario Fo si è detto conquistato da Margherita, colpito dalle paure e dai disagi di questa ragazzina, dalla sua irresistibile voglia d'amore, da come si innamora, dal modo di leggere la vita. "Questa bambina" ha detto Fo, "sono due occhi, due orecchie, i suoni, i profumi, gli odori, la puzza, il frastuono, gli altri". Immaginando come mettere in scena idealmente il romanzo con "la sua follia, la giocondità, la tristezza e l'enorme poesia", Dario Fo ha pensato all'unico modo possibile: "un grande circo, con tante piste dove ci sia spazio anche per i personaggi che volano, come la ragazzina di polvere. E gli animali, i clown come il nonno, il padre, ma anche il padrone del circo, che conosce e controlla i pensieri di tutti. In lui c'è qualcosa di magico, estremamente volgare e crudele, e chissà perché mi viene in mente Berlusconi. Il finale poi è uno spettacolo di circo equestre, tragico e disperato, ma non poteva non finire così".

Il finale
Benni ribadisce che bisogna lasciar passare del tempo prima di giudicare un libro e capire se ha lasciato un segno, ma difende il finale del suo romanzo che un lettore in sala definisce senza speranza. "Nonostante sia duro e ci siano poche illusioni, credo che sia una grande dichiarazione d'amore per la vita e di fiducia" ha dichiarato l'autore. "Ma dobbiamo sapere che l'orrore è stato consumato fino in fondo. È la prima volta che l'uomo sta seriamente pensando a distruggersi, e di questo dobbiamo tenere conto. Avevo pensato a un finale più lieto, ma l'ho tagliato perché non lo sentivo. Bisogna capire che si vince ma non ci si salva".

Il potere della tv
Negativo il giudizio sulla tv: "C'è chi, come Dario e Franca, è stato capace di usarla, io ci ho rinunciato. È fatta per la miseria dell'intelligenza, anche se c'è qualcosa di buono: i documentari sui castori, qualche partita ogni tanto". Ma, ha avvertito Benni, non bisogna sopravvalutare il potere del piccolo schermo. "La tv sta perdendo spettatori, i libri e il teatro tengono. E io faccio parte di quei 35 milioni che non hanno visto Sanremo".

Piazza Fontana e dintorni
Con la sentenza sulla strage di piazza Fontana "ci hanno tagliato un pezzo di storia, l'hanno sotterrata" ha detto Benni commentando il recente verdetto di Milano. "Quella parte di storia non ce l'ha tolta solo la destra, ma ha delle responsabilità anche la sinistra. In Italia è stata orchestrata una strategia da parte di un gruppo di potere chiamato P2, di cui molti membri ora sono al governo. Quando dici questo alcuni esponenti della sinistra ti guardano in modo strano. Parlarne però non è dietrologia ma davantismo, perché è una realtà davanti agli occhi di tutti. Forse un giorno si saprà la verità".

Le generazioni future
Lo scrittore ha ammesso di avere fiducia nei coetanei di Margherita, i quindicenni e sedicenni di oggi. "Una generazione anticonformista che tra dieci o venti anni potrebbe essere una bella sorpresa per il nostro Paese". Dario Fo ha definito invece gli attuali teenager "disinformati con la voglia di informarsi. Hanno la coscienza di essere in ritardo sulla conoscenza, sanno che per sapere bene una cosa bisogna conoscerne altre cinquanta e buttare tutto il resto".

La colonna sonora del libro
Benni ha contestato chi ha definito triste la colonna sonora del libro, con le canzoni di Tim e Jeff Buckley, due artisti con un tragico destino in comune che però, secondo l'autore, ci hanno lasciato qualcosa di forte, così come Andrea Pazienza. "Non bisogna vedere solo la sconfitta in quelle persone morte in fretta, ma gioire del loro talento e delle cose che ci hanno regalato". Benni, che ha devoluto i proventi della vendita delle copie del libro nel foyer del teatro all'Amref, ha annunciato che tornerà presto a teatro con una rilettura di "Gli ultimi giorni di Pompeo" di Andrea Pazienza. E ha salutato i suoi ospiti e il pubblico dicendo: "Questa serata me la ricorderò per un pezzo".

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