‟Il rapimento di Clementina Cantoni rappresenta l’ennesima prova che il governo Karzai sta fallendo. Corruzione nell’amministrazione pubblica, violenza e terrorismo talebano appaiono in crescita. Gli stranieri in Afghanistan sono sempre più a rischio” sostiene Younus Qanooni ricevendoci nella sua abitazione nel centro della capitale. Ex leader combattente tra i ranghi delle milizie mujaheddin dell’Alleanza del Nord contro i talebani, ministro degli Interni nel primo governo provvisorio dopo la guerra dell’ottobre dicembre 2001, è stato uno dei principali concorrenti di Hamid Karzai alle elezioni presidenziali del 9 ottobre 2004 ( Qanooni ottenne quasi il 20 per cento delle preferenze). Ora guida l’opposizione, ha fondato un partito, il ‟Fronte di riconciliazione Nazionale” e mira a un grosso successo alle elezioni parlamentari previste per il prossimo 17 settembre. Come vede il sequestro dell’operatrice umanitaria italiana? ‟Un pessimo segnale. Peggiorato dalla confusione di dichiarazioni contraddittorie rilasciate dal nostro ministero dell’Interno. Ancora non mi è chiaro chi siano davvero i sequestratori. Posso però dire che le attività di Al Qaeda e dei talebani sono in netta crescita sin dalla formazione del nuovo governo Karzai. È loro interesse attaccare tutti gli stranieri nel Paese, specie i cittadini degli Stati che mantengono qui un contingente militare. Vogliono spaventare, indurre la gente a partire, fomentare il caos, per poi tornare a prendere il controllo con il minimo delle interferenze straniere”. Il ministro della Difesa italiano, Antonio Martino, sostiene che la situazione afghana può addirittura rivelarsi peggiore di quella irachena. È d’accordo? ‟Non so se sarà peggio dell’Iraq. Ma è evidente che il tasso di sicurezza sta scivolando verso il basso di giorno in giorno. Karzai ha disatteso le promesse di garantire la normalizzazione”. I motivi? ‟Sono tanti. Prima di tutto manca una chiara strategia d’azione. Il premier e i suoi ministri non sanno pianificare, scelgono i loro collaboratori non sulla base di meriti professionali, bensì su considerazioni tribali, motivate da interessi mafiosi. Polizia, esercito e ministeri sono corrotti. Il cittadino non sa a chi ricorrere per farsi proteggere. E cresce il malcontento a causa dell’assegnazione economica. I vecchi signori della guerra si sono trasformati in amministratori dello Stato e possono curare indisturbati le loro produzioni di oppio” . Cosa vuol dire? ‟Karzai ha voluto integrare nel nuovo governo alcuni dei più pericolosi signori della guerra del passato. Sperava di poterli controllare meglio, ma ora sono loro a controllare lui”. Karzai cerca il dialogo con i massimi leader talebani alla macchia. Il loro vecchio ministro degli Esteri, Wakil Mutawakil s’è candidato alle parlamentari per la circoscrizione di Kandahar. È stato offerto il condono anche al mullah Omar. Cosa ne pensa? ‟Mi sembra un errore gravissimo. Un passo di questo genere necessita del nulla osta di un parlamento democraticamente eletto. Si doveva perlomeno attendere a dopo settembre. Oltretutto queste aperture vengono fatte sottobanco, ad personam. Così avviene che mentre alcuni leader talebani vengono riabilitati, altri sono più forti nel rilanciare guerriglia, terrorismo e attentati. Perché non si deve dimenticare che la visione del mondo del mullah Omar e degli integralisti non è mutata: credono tuttora nella discriminazione delle donne, sono contro ogni tipo di musica, esaltano la superiorità etnica pashtun, restano religiosi oltranzisti pronti a legittimare anche il terrorismo di Al Qaeda”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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