Gli stranieri (regolari) non delinquono. Non delinquono per nulla: ma proprio per nulla. Non delinquono affatto. Questa è la notizia (di cui, tra un attimo, fornirò le prove inoppugnabili): ed è una notizia che nessuno ha riportato e nessuno ha commentato. Eppure, quella notizia straordinaria - nel senso letterale: fuori dall'ordinario - ha fatto bella mostra di sé in un dispaccio dell’Ansa del 13 maggio 2005 (esattamente alle ore 17 e 53), che così recitava: ‟delle persone arrestate e denunciate in Italia che, lo scorso anno, sono state 611.283 (...), gli extracomunitari con permesso di soggiorno sono stati 96”.
non è un errore: non mancano uno o due o tre zeri. È proprio così: 96. Appena 96 su complessivamente 611.283 arrestati e denunciati nel corso di un anno. Appena 96 su oltre 2 milioni e mezzo di stranieri regolarmente presenti nel nostro territorio nazionale.
Andiamo con ordine: quel dato, presente - come si è detto - in quel dispaccio dell’Ansa, è stato travolto, sopraffatto, annichilito da un altro dato, che ha costituito il titolo dei telegiornali di quel giorno e di molti quotidiani del giorno dopo. Ovvero: in alcune regioni italiane, gli immigrati (‟clandestini”) rappresentano il 50% delle persone arrestate o denunciate. Anche questo dato corrisponde a verità. Ma non è ‟più vero” del primo: è ‟vero quanto” il primo. Se, pertanto, il primo (gli stranieri regolari non delinquono) viene completamente rimosso e tacitato, è il secondo (gli stranieri irregolari delinquono assai) che risulta potentemente enfatizzato, fino a manifestarsi come il solo dato pubblico. Dunque, quanto è accaduto in quelle ventiquattr’ore, tra il 13 e il 14 maggio, è un caso esemplare - possiamo definirlo così - di ‟manipolazione sistemica del sentimento collettivo”. Difficile individuare il colpevole: proprio perché la prima responsabilità è, piuttosto, di un’attitudine mentale, di un conformismo psicologico, di uno ‟spirito del tempo”: tali da non indurre nemmeno a interrogarsi sull’attendibilità del dato in questione. E, invece, tale dato è così abnorme (ripeto: appena 96 arrestati o denunciati su oltre due milioni e mezzo di immigrati regolari) da richiedere, in ogni caso, una verifica. Un controllo. Un ricorso alle fonti: per vagliare un’informazione tanto sorprendente da risultare non credibile. E così abnorme anche ai miei occhi e - come si dice - così ‟al di là delle mie più rosee aspettative”, che ne ho chiesto conferma ai più alti vertici della Polizia di Stato. E la conferma è arrivata. Certo, quel 96 va aggiornato di settimana in settimana; e, forse, qualche elemento è stato sottostimato e qualche altro è sfuggito alla griglia della classificazione: ma, anche se lo allunghi più che puoi e lo stiracchi a destra e a manca, puoi giusto arrivare a triplicarlo. Il che significa che - su oltre 2 milioni e mezzo di immigrati regolari - sono state arrestate o denunciate (a voler stare molto, molto larghi), toh!, 300... 400... 500 persone. Insomma, come mi ha detto un alto funzionario di polizia - e non si capiva se fosse molto preoccupato o molto divertito - basterebbe allontanare dall’Italia qualche milione di ‟indigeni” (italiani, s’intende) e sostituirli con qualche milione di immigrati regolari, e il tasso di criminalità del nostro Paese si ridurrebbe drasticamente. È un’idea. (Anche perché gli italiani rappresentano oltre il 60% delle persone arrestate o denunciate nel corso del 2004).
A ben vedere, tuttavia, quel dato (96) è meno sorprendente di quanto si creda. Tutte le ricerche condotte nei Paesi di immigrazione dicono che la prima generazione di stranieri regolari (la considerazione vale anche per gli italiani in Germania e in altre nazioni europee) tende all’integrazione - se ce ne sono le condizioni giuridiche e sociali - e presenta, generalmente, un ridotto ‟tasso criminale”.
Diverso è il discorso relativo a chi non è regolare. I ‟clandestini” di cui si parla e straparla e di cui si evoca la minaccia, sono, in minima parte, delinquenti che vengono in Italia per delinquere: per essi il codice penale - che vale per tutti i residenti sul territorio italiano - è sufficiente. Nella gran parte dei casi, invece, quei ‟clandestini” sono immigrati irregolari, responsabili di un mero illecito amministrativo in quanto privi di un permesso di soggiorno o titolari di un permesso scaduto. Quella condizione li avvia a un percorso accidentato, che può portarli dalla marginalità sociale alla illegalità, fino al crimine. Dunque, da qui - non solo da qui, ma innanzitutto da qui - discende quell'altro dato: sono stati 237.229 gli extracomunitari irregolari e i cittadini di nazionalità ignota (il 38.81% del totale) arrestati o denunciati nello scorso anno in Italia. Sono indubbiamente cifre inquietanti, ma vanno lette, anch’esse, con intelligenza. Innanzitutto perché, da quanto detto finora, si deduce, inequivocabilmente, che la riduzione dell’irregolarità - attraverso politiche e procedure di legalizzazione e integrazione - possono produrre il contenimento e, in prospettiva, la diminuzione del tasso complessivo di criminalità. Non va dimenticato, infatti, che tra le cause della diffusione dei reati tra gli stranieri irregolari, hanno un peso rilevante le condizioni economiche e sociali e, in particolare, quelle culturali (difficoltà di comunicazione, scarsa conoscenza del sistema giuridico, nessuna dimestichezza con strumenti e garanzie di difesa). Si tenga presente, poi, per quanto riguarda il ricorso alla custodia cautelare, che tra gli stranieri detenuti il 60% è in attesa di giudizio, mentre tra gli italiani il dato scende al di sotto del 40%; e percentuali analoghe si registrano per quanto riguarda la detenzione dopo la sentenza. Inoltre, le statistiche giudiziarie registrano notevoli disparità anche nei dati relativi a denunce e condanne: la percentuale di stranieri sul totale delle popolazione detenuta è, infatti, molto più elevata di quella degli stranieri che subiscono una condanna. Infine, a parità di imputazione o di condanna, la permanenza in carcere degli stranieri è mediamente assai più lunga di quella degli italiani, sia in fase di custodia cautelare che dopo la sentenza.
Dunque, quei dati vanno manovrati con circospezione e con equilibrio. Altrimenti si rischia di farsi male, molto male: e - il che può essere persino peggio - di non capire il mondo.
Luigi Manconi

Luigi Manconi

Luigi Manconi insegna Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università IULM di Milano. È parlamentare e presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato. Tra i suoi libri recenti: Corpo e anima (Minimum fax 2016), La pena e i diritti (con G. Torrente; Carocci, 2015), Abolire il carcere (con S. Anastasia, V. Calderone, F. Resta, Chiarelettere 2015), Accogliamoli tutti (con V. Brinis; Il Saggiatore 2013), La musica è leggera (Il Saggiatore, 2012), Non sono razzista ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura (con Federica Resta; Feltrinelli, 2017). Nel 2001 ha fondato l’associazione A buon diritto.

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