Mai nella vita Ali Akbar Hashemi Rafsanjani si sarebbe sognato di tornare un giorno nell´aula magna dell´università di Teheran, dove non metteva piede da anni, e venire accolto dagli applausi. E mai in cento lustri gli studenti della Facoltà di ingegneria – la più combattiva, quella che tradizionalmente è stata il motore di tutte le rivolte studentesche – si sarebbero aspettati di scandire slogan a favore di colui che chiamavano il Pinochet dell´Iran.
Ma la politica iraniana riserva spesso sorprese. E così, alle tre del pomeriggio di ieri, l´amato nemico è entrato nell´aula magna superaffollata da migliaia di studenti che scandivano in coro ‟Hashemì Hashemì, barayé raf e fascism, hemayatat mikonìm”, ‟Hashemi Hashemi per sconfiggere il fascismo noi ti sosterremo”.
Un sostegno condizionato, come si vede, ma determinato.
‟Un voto deve diventare dieci, dieci devono diventare cento e cento devono diventare diecimila”, ha detto un rappresentante dell´Associazione studentesca "Tahkim e Vahdat" che venerdì scorso aveva proclamato il boicottaggio delle elezioni e oggi invita invece a votare per Rafsanjani. Di fronte alla vittoria inaspettata dell´ultraconservatore Ahmadinejav, architettata a sorpresa dagli ultrà religiosi, gli studenti e la società civile si sono improvvisamente resi conto che in Iran non è in atto solo una ‟stagnazione instabile”, come dicevano i sociologi, ma che il paese potrebbe ripiombare bruscamente negli anni Ottanta: quelli dell´isolamento internazionale e della totale sottomissione ai dogmi degli ayatollah.
Rafsanjani si godeva palesemente lo spettacolo. Con un sorriso ancora più ironico del solito, gli occhi come sempre pungenti, il turbante bianco e la tunica marrone dell´hojatoleslam l´ex presidente si è seduto sul palco e subito dopo - come in tutte le riunioni dei dignitari della Repubblica islamica - un addetto ha intonato dei versetti del Corano. La platea, fatta di ragazzi che visibilmente ne hanno fin sopra i capelli dei preti, è stata colta di sorpresa e ha mantenuto il silenzio con qualche fatica. Ma alla fine della lettura del Corano la sala si è sollevata in piedi e ha intonato ‟Ei Iran, ei Marze poy gohar”, ‟Oh Iran, terra piena di tesori”, l´inno patriottico dei tempi di Mossadegh e degli inizi della Rivoluzione (prima che fosse sostituito dai canti islamici).
E questa volta è stato Rafsanjani ad ascoltare in silenzio.
Un rappresentante degli studenti, seduto accanto all´ex presidente, ha ricordato le ultime parole dell´imam Khomeini: ‟Le forze militari devono tenersi al di fuori dei giochi politici. Se lo facessero, l´Islam e il paese intero andrebbero in rovina ed è compito del Leader supremo bloccare immediatamente questo pericolo”. Applausi a non finire. ‟Noi ci battiamo senza riserve per la democrazia e i diritti umani, e vogliamo sentire da Hashemi i punti nuovi del suo programma che ci aiuteranno meglio a decidere”, ha detto il rappresentante degli studenti, e ha enumerato le richieste studentesche. Primo, togliere al Consiglio dei Guardiani il diritto di veto. Secondo, liberare tutti i prigionieri politici. Terzo, garantire la libertà di espressione e di stampa. Quarto, sviluppare l´economia con un impegno mirato alle classi più povere e alla giustizia sociale. Quinto, lasciare voce in capitolo agli studenti e libertà alle associazioni studentesche islamiche e non islamiche. Sesto, abolire le ‟istituzioni parallele” e il ‟reato politico”. ‟C´è oggi per la prima volta l´opportunità di una grande alleanza delle forze nazionali e religiose”, ha concluso.
‟Vedo che qui come oratori siamo in due”, ha commentato Rafsanjani sorridendo dell´enfasi del giovane. ‟Nella situazione molto sensibile del paese e della regione è indispensabile che voi siate vigili”, ha detto e ha promesso che se il Consiglio dei Guardiani dovesse cambiare i risultati al secondo turno ‟si opporrà con tutti i mezzi di cui dispone»” Applausi. Risatine incredule quando Hashemi dice di ritenere di essere stato lui a ‟gettare le basi delle riforme”. Poi Khatami è andato avanti, riconosce. ‟Ora le riforme devono essere continuate”. Applausi convinti.
In qualche momento la riconciliazione col nemico è sembrata lì lì per spezzarsi, come quando Rafsanjani ha insistito sul rispetto della legge mentre la sala scandiva: ‟Liberate i prigionieri politici” e ‟Ganji, Ganji”, il nome di un giornalista messo in carcere per aver denunciato le trame dei servizi segreti, e attribuendone la responsabilità direttamente a Rafsanjani. Ma l´ex presidente ha tenuta ferma la sua linea di ‟moderazione” e di ‟barriera contro l´arretratezza e l´estremismo”. Ha promesso agli studenti un open space dove tutti possano esprimere senza paura le proprie idee. E il rispetto della privacy: ‟Se qualcuno guarda nella casa di un altro e gli arriva una freccia nell´occhio la colpa è sua perché non doveva guardare”. Ma niente illegalità. ‟La legge deve essere rispettata, dai cittadini e anche - ha sottolineato - dallo Stato”. Non tutte le leggi sono buone e bisogna spingere per cambiarle. Solo questa è la strada giusta che porta al successo, ‟forse un successo non immediato ma sicuro”. Su questi basi, ‟l´Iran ha tutte le risorse, umane e naturali, per diventare il primo paese della regione e uno dei più importanti del mondo”. Entro vent´anni, non di più. Ma questi ‟cardini di moderazione devono essere mantenuti”, ha ripetuto. Gli estremismi sono ‟estranei al Corano”. Applausi.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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