Shams Solvaezin, il più noto esponente della "rivoluzione della stampa" che accompagnò il processo riformatore del presidente Khatami, direttore di diversi giornali ogni volta chiusi dal regime e da lui sempre riaperti sotto una nuova testata, preferisce non pronunciarsi sulla vittoria elettorale dell’ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad, il sindaco di Teheran che ieri, in un teso ballottaggio, gli iraniani hanno eletto presidente della Repubblica islamica con il 62 per cento dei voti. Ahmadinejad ha sconfitto al ballottaggio l’ex presidente Rafsanjani che si presentava come il continuatore delle riforme. Questa vittoria potrà essere così gravida di conseguenze, dice Shams, che preferisce prendere tempo e riflettere meglio prima di fare dichiarazioni. Quello che non si può dire, afferma, è che sia stata una sorpresa. è chiarissima invece la strategia adottata dai potenti patrocinatori di Ahmadinejad: hanno costruito ‟un ponte”, dice Shams, di cui hanno gettato al primo turno elettorale un’arcata e al secondo l'altra. E sono così riusciti a realizzare una vittoria su Hashemi Rafsanjani che non era affatto scontata. L’ex presidente ha preso solo il 35 per cento dei voti, mentre alla vigilia era dato come il favorito. Ahmadinejad è un ultraconservatore, leale al Leader Khamenei e al velayat e faqih (il concetto di governo clericale che dà praticamente un potere assoluto al Leader). Era uno sconosciuto prima di diventare sindaco due anni fa e mentre si può spiegare il suo successo nella capitale, dove come sindaco ha cercato di arrestare la corruzione, ma ha anche imposto regole islamiche più rigorose agli impiegati del Comune e chiuso alcuni caffè frequentati dai giovani nel centri culturali, fuori della capitale nessuno lo conosceva. Come fatto a ottenere tanti consensi? è stata organizzata una campagna capillare nelle moschee, tra i basiji e tra i pasdaran (la guardia pretoriana del Leader), ci dice uno studente di diritto islamico che ha fatto parte del comitato organizzativo della sua campagna elettorale. ‟Ognuno di noi aveva il compito di contattare trenta persone, e ognuna delle trenta persone contattate ne contattava a sua volta altri trenta. Il coordinamento veniva fatto dai vari rappresentanti del velayat e faqih, cioè del Leader supremo, che sono presenti in ogni istituzione”. Secondo la costituzione della Repubblica islamica il Leader supremo dovrebbe essere al di sopra della politica ma Khamenei negli ultimi anni ha sempre appoggiato le manovre dei conservatori contro i riformisti, anzi alcuni dicono anzi che le abbia segretamente dirette. Per stroncare sul nascere qualsiasi attacco riformatore alla teocrazia. ‟Sono onorato e orgoglioso” ha detto ieri Ahmadinejad nel suo primo discorso alla televisione dopo la vittoria. ‟Come presidente, come sindaco, o come spazzino il mio scopo è sempre stato quello di servire la gente. L’Iran diventerà il modello di uno Stato islamico progressista e potente”. Ci si aspettano da Ahmadinejad cambiamenti importanti nel management dell’industria petrolifera. Durante la campagna elettorale ha accusato ‟mafie potenti” di monopolizzare le riserve di petrolio: ‟Taglierò le mani a questi gruppi. Il popolo deve vedere nella vita quotidiana che ha una parte nei profitti del petrolio”, ha detto in un comizio. Aveva anche annunciato che sarebbe stata fatta chiarezza su tutti i contratti relativi al petrolio e che sarebbe stato modificato il sistema bancario eliminando le banche private. Ieri mattina la borsa ha reagito negativamente e gli uomini d’affari a Teheran cercavano affannosamente di capire quali fossero le vere intenzioni del nuovo presidente. In un comizio Ahmadinejad aveva perfino annunciato che avrebbe chiuso la Borsa di Teheran perché non gli era chiaro se la Borsa fosse o no qualcosa di corretto dal punto di vista islamico. ‟Giocare in borsa è praticamente un gioco d’azzardo, e perciò dev’essere abolito”. Come già Karroubi al primo turno, anche Ali Akbar Hachemi Rafsanjani ha accusato istituzioni chiave del regime islamico di aver usato ‟miliardi di rials di denaro del popolo” per screditare lui e la famiglia e promuovere la vittora di Ahmadinejad. In una lettera pubblicata dall’agenzia studentesca Isna, Rafsanjani denuncia coloro ‟che per indebolire un concorrente finiscono per indebolire la Rivoluzione”. ‟Hanno utilizzato il mezzo dello Stato in maniera organizzata e illegale per influenzare il voto. Spero che il paese si sbarazzi presto di questi nemici e profittatori che non hanno né religione né legge”. Tuttavia, Rafsanjani afferma di non aver intenzione di fare ricorso ai giudici ‟che hanno dimostrato di non potere o non voler far niente”. Nel suo primo discorso televisivo dopo la vittoria Ahmadinejad ha avuto toni concilianti: ‟Siamo una nazione e una grande famiglia” ha detto. La sua intenzione è di instaurare ‟un governo del cambiamento e della giustizia”, di mantenere tutte le promesse che ha fatto durante la campagna elettorale per ‟fare felice” il popolo. ‟Se Dio vorrà, questo sarà l’inizio di una nuova era nella vita politica della nazione iraniana”.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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