Il ministro Pisanu ha perfettamente ragione: "I Cpt sono strutture indispensabili", come ha detto ieri al Senato. Sono indispensabili alla legge Bossi-Fini e ai suoi obiettivi sostanziali. Che non sono obiettivi di governo del fenomeno migratorio bensì di contrapposizione diretta e concreta ai migranti in carne e ossa, considerati di per sé un pericolo, in una logica da guerra dei mondi. La Bossi-Fini ha bisogno dei Cpt perché in essi si realizza compiutamente il senso più profondo di questa legge: rendere perenne e formalmente legittimo quello "stato di eccezione" che consiste nella sospensione dell'ordine giuridico (in questo caso lo stato di diritto tout court) tradizionalmente straordinaria e transitoria. Con la Bossi-Fini i migranti diventano persone di seconda categoria e nei loro confronti si realizza appunto la sospensione dello stato di diritto. I Cpt sono i luoghi nei quali essa diventa piena, totale. Sono le nostre piccole Guantanamo. Per questo sono "strutture indispensabili", e il fatto che siano anche odiosamente afflittive per le condizioni materiali in cui i reclusi si trovano è solo un elemento in più, duro e brutale, di aberrazione, ma la loro essenza autentica, la cosa davvero "indispensabile" di questi centri è quella "sospensione". Sia detto, ciò, a scanso di equivoci, soprattutto nella prospettiva di una possibile vittoria del centro sinistra alle prossime elezioni politiche: che la nuova, eventuale maggioranza non si sogni di "umanizzare" un po' i Cpt per poi, rinfrescati e abbelliti, tenerseli. I Cpt non sono umanizzabili, neanche se ci si mette l'aria condizionata, perché sono, come dice Pisanu, "strutture indispensabili" a una logica e a una politica incompatibili con qualunque logica e politica democratica e garantista. La logica dei Cpt, tra l'altro, è contagiosa. Perché al loro interno si instaura un nuovo "diritto", prende avvio un normazione ulteriore e distorta che provoca, a sua volta, altri effetti distorsivi sull'insieme del quadro e del clima giuridico e politico. Si comincia dai migranti e si arriverà ovunque, a tutti. Basta che si creino condizioni reputate "eccezionali" dalla maggioranza.
È dunque lo "stato d'eccezione" che va superato, con la logica politica e culturale che lo ispira. Che è la stessa che ha fatto dire al Senato a Pisanu che esiste "una furibonda campagna politica" contro i Cpt, e non piuttosto un diffuso scandalo che aumenta man mano che le reali condizioni di vita al loro interno vengono conosciute. La logica che ha fatto mescolare al ministro "eversori e terroristi" con la rete sempre più vasta di oppositori a questi che non vuole sentir chiamare lager e che vorrebbe dipingere come benemeriti centri di prima accoglienza. La stessa logica, ancora, che ha motivato ieri mattina a Milano la distruzione del campo nomadi in cui risiedeva uno degli accusati per lo stupro dell'altra settimana. Con una operazione di polizia chiamata di "bonifica" (e le parole rivelano l'idea sottostante) il campo è stato rapidamente raso al suolo, un po' di ospiti sono stati fermati e poi dirottati al Cpt e decine di bambini e donne e altri ospiti lasciati letteralmente in strada. Un'operazione napoleonica, che qualche elettore leghista o della destra forcaiola applaudirà. E' del tutto improbabile, invece, che operazioni come questa servano a qualcosa, se l'obiettivo è impedire il ripetersi di episodi che trovano origine nel degrado e nella violenza. Semmai, è solo da una politica di regolarizzazione e riqualificazione di questi campi e di altre realtà (spesso italianissime) tenute ghettizzate, trattate come discariche sociali e umane (da "bonificare" appunto), che si potranno produrre livelli nuovi di convivenza e sicurezza per tutti.
L'abolizione dei Cpt, dunque, oltre a cancellare una vergogna, ad abolire i lager oggi storicamente possibili in un paese come il nostro, rappresenterebbe un taglio netto con una logica e una mentalità aberranti, secondo le quali il solo essere un migrante rende di per sé un uomo o una donna dei fuorilegge. L'iniziativa lanciata da Nichi Vendola e sostenuta dal ‟manifesto”, che ha felicemente trovato l'adesione della maggioranza dei presidenti di Regione è, in questo senso, la prima vera iniziativa politica che il centrosinistra abbia posto in atto sull'immigrazione dai tempi della legge Turco-Napolitano, alla quale purtroppo l'idea dei Cpt va fatta risalire (anche se con la Bossi-Fini l'aberrazione si è spinta ben più avanti). Che lo stesso Romano Prodi si sia pronunciato con chiarezza contro i Cpt fa ben sperare, anche se restano nel centrosinistra zone di resistenza e di ambiguità che iniziative come questa possono tuttavia contrastare per tempo.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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