Il presidente del senato Marcello Pera ritiene di essere stato ‟frainteso” riguardo al senso delle dichiarazioni sui matrimoni omosessuali rilasciate durante la sua recentissima visita in Spagna. Questo è almeno quanto ha dichiarato ieri al deputato Ds Franco Grillini nel corso di un colloquio a quattr'occhi a Palazzo Madama, la cui divulgazione alla stampa è stata delegata allo stesso Grillini. Lungi da Pera, secondo il resoconto fatto da Grillini, qualunque animosità nei confronti di gay e lesbiche. Anzi. Ha detto di trovare ‟molto convincente” l'illustrazione del progetto di legge sui Patti civili di solidarietà (Pacs), di cui Grillini è primo firmatario. E ha pure tenuto a precisare che quando ha parlato di legalizzazione dei ‟capricci” da parte del parlamento di Madrid non si riferiva ai matrimoni omosessuali ma alla legge sul divorzio breve. Grillini ha quindi concluso che Pera è favorevole ai Pacs ed è più avanti di Pierferdinando Casini. Anche il presidente della camera, infatti, negli ultimi giorni non ha nascosto il suo biasimo veemente per la legalizzazione dei matrimoni gay decisa dal governo Zapatero. E anche lui, ieri, ha ricevuto Grillini e la deputata del Prc e dirigente di Arcilesbica Titti De Simone per un colloquio ‟riparatore”. La conversazione però, riferisce De Simone, non ha prodotto grandi risultati: ‟Al di là del cordiale rapporto istituzionale, le distanze con il presidente della camera restano molto grandi: interferisce con dichiarazioni offensive sulla legge spagnola, mette in discussione la laicità dello stato, usa strumentalmente il tema dei diritti di gay e lesbiche”. L'unico impegno che Casini ha accettato di prendere è quello di riferire alla conferenza dei capigruppo le richieste di De Simone e Grillini riguardo all'approvazione dei Pacs e le loro preoccupazioni sul rischio che la destra trasformi in una crociata omofoba la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Titti De Simone, comunque, non condivide l'ottimismo di Grillini sulle aperture al tema dei diritti di gay e lesbiche espresse ‟in privato” dal presidente del senato. ‟Quello che conta - spiega - sono gli atti pubblici e istituzionali compiuti da Marcello Pera, che negli ultimi giorni ha fatto sugli omosessuali affermazioni molto più gravi di quelle di Casini”.
Le unioni gay e lesbiche sono ormai a pieno titolo un tema caldo in vista delle elezioni e pongono problemi di strategia tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. Il centrodestra, finora allineato in larghissima misura alle direttive del Vaticano, si interroga sull'opportunità di correggere il tiro con qualche propagandistica sfumatura di progressismo per acchiappare qualche voto in più, mentre il centrosinistra fatica a formulare una proposta condivisa da tutta l'alleanza sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.
In entrambi i campi c'è fermento. Suona quasi clamorosa, per esempio, una dichiarazione di ieri del coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi: ‟Nella prossima legislatura saranno maturi i tempi per il riconoscimento giuridico delle convivenze extramatrimoniali, prime tra tutte quelle omosessuali”. Bondi poi aggiunge che il matrimonio eterosessuale è però altra cosa e che agli omosessuali deve essere negato il diritto di adottare bambini, ma con queste affermazioni sembra scavalcare a sinistra Romano Prodi, che finora si è limitato a dire ‟no” ai matrimoni omosessuali e ‟ni” al Pacs. Nel campo opposto il diessino Chiti risponde al bluff di Forza Italia chiedendo di non rinviare il confronto sui Pacs alla prossima legislatura e di passare ai fatti già in questa, se è vero che sull'argomento si profila un accordo bipartisan. Mentre il cattolico Giuseppe Fioroni, membro dell'esecutivo della Margherita, non vuol essere da meno di Bondi e ritiene ‟che si possa avviare una riflessione sul tipo di contratto che regola i rapporti e sancisce i diritti per le unioni di fatto”. Basta che l'Italia non faccia come la Spagna. Eppure, se prima o poi il Pacs sarà approvato, un bel po' del merito andrà attribuito a Zapatero.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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