Il gas russo, reso disponibile dall’Eni in ossequio alle disposizioni dell’Antitrust, sta alimentando sempre nuovi progetti. Nei giorni scorsi, un gruppo di investitori italiani, che farebbe capo all’ex proprietario dell’acqua minerale San Pellegrino, Bruno Mentasti, di cui è nota la familiarità con il presidente del Consiglio, ha costituito con la società viennese Centrex Ag, controllata dalla Gazprom Bank e da privati russi con interessi nel settore dell’energia, la Italian Central Energy. Si tratta di una società mista off shore il cui capitale appartiene per il 70% agli italiani e per il resto alla finanziaria austriaca di Gazprom, il colosso russo dell’energia ancora controllato dallo Stato, e dunque assai vicino al premier Vladimir Putin. Quanto gas possa intermediare, e in che modo, non è ancora chiaro. Molto dipende dall’accordo quadro firmato l’11 maggio tra l’Eni, ancora retto da Vittorio Mincato, e Gazprom.In quell’accordo, Antitrust permettendo, l’Eni si impegna a retrocedere dal primo gennaio 2006 a Gazprom 2 miliardi di metri cubi l’anno, ricollocabili dove e come i russi decideranno. In cambio, Mincato ha ottenuto una maggior flessibilità nell’utilizzo dei contratti take or pay (26 miliardi di metri cubi l’anno) e l’allungamento, si dice per 10 anni, delle scadenze previste tra il 2017 e il 2027. A maggio Gazprom ha inoltre concordato di accrescere dal 50% al 75% la sua partecipazione nella joint venture Promgas che colloca in Italia 2 miliardi di metri cubi l’anno con contratti fino al 2019. La maggior quota sarà rilevata direttamente da Gazprom o da una società da questa controllata almeno al 51%. Il valore della cessione sarà quello di mercato valutato da esperti indipendenti. Su questo punto si registra un’interrogazione del deputato Ds, Erminio Quartini, che chiede al governo trasparenza sull’intera operazione e affaccia l’ipotesi che l’Eni esca del tutto dalla joint venture.Promgas vende tutto il suo gas a Edison con contratti a lungo termine. E’figlia della politica di approccio ai consumatori finali inaugurata da Gazprom 10 anni fa per migliorare i propri margini. Finora, il monopolio russo si è scelto partner di prim’ordine per presentarsi sui mercati occidentali in via di liberalizzazione: la Basf in Germania, Gaz de France in Francia, l’Eni in Italia. Adesso, per frazioni marginali del gas intermediato, apre a operatori di minor dimensione graditi ai governi. Ma che l’Eni esca del tutto da Promgas è ipotesi smentita dall’Eni medesimo che dà rassicurazioni anche sulla governance: pur scendendo dal 50 al 25% conterà come prima. E’in questo complesso scenario che potrà inserirsi, se tutte le tessere del mosaico andranno a posto, l’Italian Central Energy. Al momento si può rilevare che, a regime, su 4 miliardi di metri cubi l’anno ci sarà da ripartire tra russi e italiani un margine di 280 milioni di dollari l’anno per un periodo variabile tra i 15 e i 30 anni.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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