Quando Mediaset manda in onda le partite di calcio per il pubblico a pagamento sul suo multiplex Rti, di fatto oscura i programmi digitali in chiaro Sole 24 Ore, Class News, Coming Soon e Bbc World. Resta invece sullo stesso multiplex il programma Boing, prodotto da una joint-venture Mediaset-Turner Broadcasting System dove gli italiani hanno il 51%. Questa situazione ha suggerito a Centro Europa 7, l’emittente di Francesco Di Stefano che non ha frequenze pur avendo una concessione nazionale, di diffidare l’Autorità delle Comunicazioni affinché intervenga per ristabilire il quadro concorrenziale delineato dalla legge Gasparri. La stessa diffida ha già indotto l’Antitrust a condizionare l’autorizzazione all’acquisto di Hse (l’ex Retemia) da parte della stessa Mediaset alla verifica del rispetto dei limiti.
Tra i problemi, che Corrado Calabrò sarà chiamato ad affrontare domani nella sua prima assemblea da presidente dell’Autorità, questo non è il maggiore per dimensione economica, ma certo è dei più insidiosi sul piano del diritto e, più in generale, del rapporto tra un’istituzione indipendente e un grande gruppo di proprietà del capo del governo.Secondo la Gasparri, nessuno può controllare più del 20% dei canali televisivi nazionali trasmessi sia in analogico che in digitale. Mediaset, sostengono gli avvocati Grandinetti e Pace nella diffida, controllerebbe 8 canali (Canale 5, Italia 1, Rete 4, Boing più i pay per view Mediaset Premium 1, 2, 3, 4) su un universo che per giunta dai 33 canali teorici scenderebbe a 29 proprio a causa del temporaneo oscuramento dei quattro del multiplex Rti assorbiti dalle partite di calcio. Mediaset, invece, sostiene che le partite in pay per view sarebbero servizi della società dell’informazione, alla stregua del commercio o della banca on line, e non programmi televisivi. La differenza dipenderebbe dalle modalità di compravendita. Divenisse questo un criterio antitrust, le conseguenze potrebbero essere molte, anche fuori dall’etere. Certo colpisce che, quando si valuta il Sistema integrato della comunicazione si considera tutto, così da evitare maglie troppo strette per Mediaset, mentre, quando si parla della tv, si spacca il capello in quattro, sempre con la conseguenza di proteggere Mediaset.Il Testo Unico della Televisione, all’esame del Parlamento, accoglie questo punto di vista, ma la Corte di Giustizia europea l’ha già rigettato, con sentenza del 2 giugno 2005, confermando che la pay per view della belga Mediakabel Bv è una trasmissione televisiva. Le Autorità nazionali hanno il potere di disapplicare le leggi locali che contrastino con le disposizioni dell’Unione. Hanno il potere, ma non l’obbligo.La diffida, infine, richiama il collegio a verificare la consistenza del campione. I canali analogici e digitali vengono contati come nazionali solo se raggiungono almeno il 50% della popolazione: 5 di quelli considerati (D-Free, Retecapri, Elefante, Rete A e Hse) secondo studiosi come Antonio Sassano non ci arrivano.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>