E alla fine anche i più cattolici dentro la Margherita dicono sì ai Pacs, al seguito di Romano Prodi. Dicono ‟sì, però..”, ‟sì, ma attenzione...”. In ogni caso un po’ tutti ammettono che, sì, la questione non si può più rinviare e che bisogna affrontarla al più presto. A cominciare dal moderato e non più giovanissimo Gerardo Bianco: ‟È arrivato il momento di confrontarsi con i problemi civili legati alle coppie di fatto, anche quelle omosessuali. E una legge come quella di Grillini depositata alla Camera è una buona base per la discussione”. Enzo Carra plaude apertamente all’apertura di Prodi. Dice, infatti: ‟Sono contento che abbia chiaramente aperto un dibattito su questo: ormai i tempi sono più che maturi in Italia”. Lui, come tutti gli altri componenti cattolici della Margherita, ci tiene a precisare che l’apertura ai Pacs non deve essere in nessun modo un ‟matrimonio mascherato per le coppie omosessuali”. Ma Carra, come anche Giovanni Bianchi, pensa che bisogna intervenire al più presto in materia. Dice Bianchi: ‟Stiamo parlando di una questione che riguarda la coscienza comune e un’etica civile. La solidarietà. Qualcosa che riguarda il welfare quotidiano. Ricordiamoci la questione che pose Romana Guarnieri, la segretaria di don Giuseppe De Luca su un problema di eredità legata a una convivenza tra persone dello stesso sesso. Erano persone anziane, ma di casi così ce ne sono tanti. Ci sono tante coppie anziane che convivono oggi, anche dello stesso sesso”. Sì ai Pacs arriva anche dal presidente dei deputati della Margherita Pierluigi Castagnetti: ‟Ma con tutti i paletti che del resto Prodi ha già messo benissimo” dice. E poi spiega: ‟Intendo dire che non mettiamo in discussione nessun istituto che riguarda la famiglia. Non il nostro articolo 29 della Costituzione. Si parla di patti di civile solidarietà per la quotidianità”. Anche Beppe Fioroni ribadisce tutti i suoi paletti molto decisi ai matrimoni gay, alle adozioni per i gay, ai figli in provetta per i gay. ‟Ma è giusto contemplare anche gli omosessuali nella regolamentazione dei diritti per le coppie di fatto” dice. Poi aggiunge: ‟Quelle regolamentazioni che, però, io preferirei non chiamare Pacs: non so perché, ma non vorrei che con questo nome si possa dare un significato che sfocia oltre i diritti civili e di solidarietà. Diciamo che intendiamo estendere l’applicazione del Codice civile alla coppia di fatto”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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