Il primo comitato, in ordine cronologico, a sostegno della candidatura alle primarie di Fausto Bertinotti è stato costituito da un folto gruppo di intellettuali e militanti del movimento glbt (gay, lesbico, bi e transessuale). E il leader di Rifondazione ha voluto incontrare subito i promotori del comitato e i rappresentanti delle associazioni glbt, che hanno aderito con entusiasmo alla sollecitazione, proprio per dare un segno dell'importanza che il riconoscimento dei diritti di omosessuali e transessuali haper cambiare la direzione di marcia della politica italiana. L'incontro si è svolto ieri a Roma ed è stato occasione per un confronto serrato e diretto, dal quale si evince che il movimento glbt si attende molto dall'opzione ‟radicale” che dentro l'Unione è rappresentata dal Bertinotti in corsa per le primarie e che Bertinotti è più che ben disposto verso questa domanda. Il che, nelle speranze dei gruppi glbt, è di buon auspicio per avviare una virtuosa competizione tra i vari candidati alle primarie del centrosinistra sui temi dell'estensione delle libertà civili nel caso di un'auspicabile sconfitta elettorale di Silvio Berlusconi alle prossime politiche.
Su un punto preliminare l'analisi dei rappresentanti delle associazioni che hanno partecipato all'incontro di ieri, promosso dalla deputata di Rifondazione e dirigente di Arcilesbica Titti De Simone, coincide con quella di Bertinotti: in Italia, malgrado la batosta dei referendum di giugno, c'è un grande bisogno e desiderio di cambiare, opponendosi alla marea montante dei teocon che contano sulle capacità restauratrici di Bush e papa Ratzinger. Scendendo poi su un terreno più specifico, i gruppi glbt reclamano in primo luogo il riconoscimento delle unioni omosessuali e la libertà per le persone transessuali di essere se stesse senza condizionare il cambiamento anagrafico di genere a un'operazione chirurgica di cambio di sesso. ‟Siamo come gli italici al tempo dell'impero romano - ha detto per esempio - l'attore e drag-jay Vladimir Luxuria. Vogliamo la cittadinanza. Niente di più e niente di meno”.
Come risponde Fausto? Dice che c'è bisogno di ‟cambiare passo” per rispondere alla regressione sociale e politica di cui Berlusco ni è il massimo simbolo ma non certo il solo responsabile. C'è bisogno di ‟riavviare il paese”, un po' come ha fatto la Spagna di Zapatero. ‟Non possiamo - ha proseguito - essere progressisti in tema di economia e conservatori sui diritti civili. Io sono interessato al dialogo con il movimento glbt perché lo penso importante davvero. Quello che voi chiedete è una parte indispensabile del cambiamento”.
Replicando a qualche critica riguardo al fatto che perfino Rifondazione talvolta pare tatticamente incline a non scontentare i cattolici sui temi ‟etici”, Bertinotti ribadisce una provata moralità laica, ma aggiunge che non è il caso di dividersi tra credenti e non credenti. C'è sì il rischio di derive neoconfessionali che vanno sconfitte anche nel centrosinistra, senza però alcun fondamentalismo, nostro vero nemico quale che sia la sua ragion d'essere. Quanto alla questione delle coppie omosessuali, la situazione è matura per un cambiamento grazie alle lotte glbt. Ma ‟dobbiamo essere disponibili al compromesso” e non spaccare per esempio l'Unione dividendoci tra chi vuole il matrimonio e chi è disposto a concedere (al massimo) i Patti civili di solidarietà (Pacs). Del resto i Pacs sono ciò che propone ora in prevalenza anche il movimento omosessuale. Ma Rifondazione sarebbe almeno disposta a dire che l'inclusionedei Pacs nel programma di governo è condizione irrinunciabile per la sua partecipazione all'alleanza? ‟Mi batterò fino in fondo perché i Pacs ci siano - risponde Bertinotti - ma sono contrario a porre condizioni irrinunciabili”. Se però non ci saranno, quali saranno i contenuti culturali del ‟cambio di passo”?
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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