Sarà l'effetto Vendola o l'effetto Zapatero? O forse tutt'e due? Come che sia, il tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali ‟giganteggia” nella competizione elettorale per le primarie del centrosinistra, spargendo qualche sporadico microgrammo di pepe su un evento che per il resto appare tutt'altro che caldo. Se si aggiunge che l'insieme dell'eventuale programma di governo del centrosinistra rimane un enigma che ci vorrebbe Dan Brown per dipanare, è da segnalare come un fatto positivo che su una singola questione siano in molti ad avere una posizione convergente e allo stesso tempo comprensibile.
Cinque su sei dei candidati in lizza per le primarie dicono infatti di voler mettere i Pacs (i patti civili di solidarietà che legalizzerebbero anche le coppie gay e lesbiche) nel programma del centrosinistra e di qui, se tutto va bene, nella nostra legislazione. L'unico bastian contrario è Clemente Mastella, che per definizione è uno con cui si tratta. Se poi aggiungiamo che su sei concorrenti ci sono ben un bisessuale (Alfonso Pecoraro Scanio) e un gay (Ivan Scalfarotto) dichiarati, siamo addirittura di fronte a una sovra-rappresentazione statistica di orientamenti sessuali non conformi. Maschili, perlomeno. Vero è che Pecoraro corre solo per diventare vice-Prodi e che Ivan Scalfarotto, pur essendo molto bravo, simpatico e chic, è un outsider totale. Ed è vero anche che almeno sull'eterosessualità del professor Romano, vincitore annunciato di queste strane primarie in cui si lotta solo per i secondi posti, possiamo dormire tranquilli.

Dopo Bruxelles Prodi fa ‟il francese”
Il futuro sfidante ufficiale di Berlusconi non ha voluto eludere, prima di imbarcarsi sul suo tir (automezzo gettonato anche nella cultura dei gay e delle lesbiche), il tema delle unioni omosessuali. Lo ha nominato a più riprese e con convinzione crescente durante l'estate, partendo dallo stentoreo no ai matrimoni gay proclamato in risposta a Zapatero per arrivare a dire, alcune settimane più tardi, che ‟l'orientamento verso i patti di tipo francese è di tutta la coalizione”. ‟Sui singoli articoli - ha aggiunto Prodi - si può discutere, ma solidarietà e riconoscimento dei diritti civili per i gay ci guidano verso un orientamento comune”. Cinque anni in Europa non sono dunque andati sprecati: il professor Romano ha potuto vedere con i suoi occhi quello che succede al di là delle Alpi, specialmente a Bruxelles che come disse un ministro italiano ai tempi dell'affaire Buttiglione, ‟è un covo di culattoni”.
Meno di così Prodi non si poteva proprio sbilanciare, tanto più che perfino ferventi cattolici vecchi e nuovi del centrosinistra, da Rosy Bindi a Scalfaro e perfino a Rutelli, si sono resi conto che dai Pacs non si scappa. Infine non è poi tanto male, come mediazione rispetto all'‟apocalittica” riforma spagnola che ha concesso ai gay e alle lesbiche il matrimonio e le adozioni.

La mediazione che piace Oltretevere
Mediazione è una parola chiave. Peccato solo che tiri parecchio la coperta anche quella parte di cattolici che spera di mediare al ribasso perfino rispetto al modello legislativo francese, ovvero a una legge vecchia di sei anni (durante i quali lo scenario è molto cambiato) che la stessa destra repubblicana a Parigi dice di voler modificare in senso progressista. I cattolici del centrosinistra insomma puntano verso un ‟male minore”, come prescrive il Vaticano, che conceda agli omosessuali il meno possibile. Preoccupa perciò un pochino, per ragioni tattiche e non, che i candidati ‟di sinistra” scesi in lizza proprio per dare maggior forza all'orientamento politico ‟più radicale” siano fermi alla parola d'ordine del Pacs pur apparendo molto ben disposti sulla questione dei diritti di gay, lesbiche e transessuali.

Bertinotti dice sì ma senza ‟scontri”
‟Le vostre richieste saranno inserite nei punti centrali della mia campagna per le primarie”, ha dichiarato Fausto Bertinotti incontrando qualche settimana fa un gruppo di militanti gay, lesbiche e trans che hanno firmato un appello a sostegno della sua candidatura. ‟Il riconoscimento della dimensione affettiva e la piena dignità della cittadinanza sono questioni che investono direttamente la politica e sono indispensabili alla costruzione del cambiamento”. Nel corso dello stesso incontro, però, il segretario di Rifondazione ha anche spiegato che non bisogna alimentare lo scontro tra credenti e non credenti per scongiurare i rischi di un'aggregazione centrista neoconfessionale. Il risultato è che una prospettiva culturale come quella che sta producendo le riforme di Zapatero non si discute neppure, nell'alleanza di centrosinistra.
Ciò che ha portato all'introduzione del matrimonio omosessuale in Spagna, in Canada, Belgio e Olanda è appunto una concezione lineare della ‟piena dignità della cittadinanza” (per citare Fausto) per tutti i cittadini, insieme a un'idea laica dello stato che da noi, forse proprio per non alimentare scontri tra credenti e non credenti, scarseggia alquanto. Per parlare di questo non si può purtroppo fare a meno di alimentare quantomeno un dibattito, se non proprio uno scontro, con i credenti ostili alle unioni omosessuali, alla fecondazione eterologa e via discorrendo.
Per dire loro almeno dove sbagliano secondo noi, e cioè nel pensare di potere imporre, in una democrazia matura, regole generali che ricalcano la loro particolare visione teologica. Forse in questo modo la mediazione riuscirebbe meglio.

Le nozze che ‟i gay non vogliono
D'altro canto, come ha spiegato di recente Alfonso Pecoraro Scanio, il matrimonio omosessuale ‟non lo chiede neppure il movimento gay”. Il movimento glbt, per la verità, sta appoggiando la legge sui Pacs perché ha l'urgenza di ottenere un risultato che segni un passaggio di fase nella faticosa lotta ultratrentennale per forare la corazza del perbenismo italiano. Ma se si hanno orecchie per ascoltare la discussione in corso, si potrà intendere che l'accesso al matrimonio tout court, comprese le adozioni, è considerato da molti una soluzione più adeguata. Il movimento glbt non si sta impegnando al momento per ottenerla perché conosce i rapporti di forza e perché sull'argomento ha trovato finora pochissime disponibilità nella politica istituzionale.

Troppo pochi i ‟zapateristi” italiani
Solo radicali e comunisti italiani (cioè i non candidati) si sono schierati senza riserve a favore di una soluzione ‟zapaterista” per le coppie omosessuali. Non lo ha fatto, al contrario, il candidato Antonio Di Pietro, il cui proverbiale senso della giustizia avverte comunque la necessità di riparare con i Pacs ai torti subiti dagli omosessuali
Potrebbe invece farlo tranquillamente Ivan Scalfarotto, il quarantenne venuto dalla società civile che sta lottando in questi giorni per raggiungere il quorum di diecimila firme necessario alla sua candidatura per le primarie. Lui è gay dichiarato, vive in coppia con un altro uomo e di queste cose non parla per sentito dire.Lavora come manager in Inghilterra ma si è messo in aspettativa per tornare in Italia e buttarsi almeno provvisoriamente in politica con un programma che parla molto di diritti individuali, laicità e partecipazione democratica.

La strana corsa di Scalfarotto
È appoggiato da Libertà e giustizia, cioè dalla crema intellettuale del centrosinistra, e ha vari simpatizzanti noti, come Adriano Sofri, Elvira Sellerio o Michele Serra. Ha una strategia di comunicazione efficace, unita a un'interpretazione molto genuina (nel contesto dato) dell'utilità delle elezioni primarie per l'elaborazione delle linee politiche. Da tenere d'occhio insomma, Ivan Scalfarotto, malgrado fosse fino a ieri un perfetto sconosciuto.
Per il momento raccoglie le firme a sostegno della propria candidatura non senza incidenti. Due suoi sostenitori, la scorsa settimana, sono stati messi alla porta al Gay Village di Roma, proprio mentre cercavano di portare a casa qualche firma, per via di un supposto pericolo di strumentalizzazione del consenso omosessuale. Vita dura, peraltro, anche alle feste dell'Unità perché i Ds sostengono Prodi e Scalfarotto rischia di indebolirne in qualche misura la scintillante vittoria. Al diavolo la ‟par condicio”, tanto sono solo primarie.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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