Niente è più inutile e tragicamente fatuo della cosiddetta esercitazione contro il terrorismo avvenuta a Milano. Si è trattato di una messa in scena teatrale con attori e comparse, che non ha niente a che fare con la realtà e non ha niente a che fare con una vera e seria esercitazione. È difficile capire come persone adulte e professionalmente addette alla sicurezza dei cittadini possano cadere in una simile trappola.
Ma urge dire perché.
Primo. Chiunque sia stato parte di un evento drammatico, anche molto minore del terrorismo, per esempio un serio incidente stradale, sa che i due fattori chiave sono imprevisto e sorpresa.
Niente, mai, neppure un tamponamento tra due auto, avviene nello stesso modo. Il problema non è accorrere ma che cosa fare, cominciando da che cosa e in che modo. Una esercitazione che coinvolge migliaia e migliaia di persone - e alla fine tutti i cittadini di un centro metropolitano - non serve a nulla se chi vi partecipa non deve rispondere a un imprevisto ma soltanto recitare una parte già scritta. Qualunque medico del Pronto soccorso può dire che non sai mai come sarà una ferita, e che il trucco delle comparse è del tutto inutile.
Se invece del trucco si fossero esercitati i partecipanti (in un cortile e non nel mezzo di una città) a imparare da medici i modi diversi per raccogliere le persone a seconda del tipo di ingiuria, o almeno a sapere bene le cose che mai, in nessun caso, si devono fare, l’evento sarebbe stato di qualche utilità. La stessa utilità che c’è se si insegna come aiutare qualcuno che non riesce a inghiottire un boccone e può soffocare, o come si ferma una emorragia nasale.
Secondo. Chiunque viva nel traffico cittadino vede ogni giorno il dramma di ambulanze che hanno a bordo qualcuno che muore (qualcuno per il quale il terrorismo è già arrivato) e che restano imbottigliate fra guidatori indifferenti e guidatori incompetenti. Se proprio si doveva disturbare una intera città, una esercitazione per liberare in fretta le strade e consentire percorsi veloci sarebbe stata preziosa.
Terzo. Penosa la messa in scena dell’autobus sequestrato dal finto terrorista all’aeroporto di Milano. L’effetto è inferiore a quello di un buon film, e la teatralità del tutto previsto è umiliante in un mondo di adulti consapevoli del pericolo di cui stiamo parlando.
Stiamo parlando della paura e della risposta alla paura, che è infinitamente diversa fra una persona e l’altra e anche in momenti diversi della vita di una stessa persona.
Nessuno ha mai insegnato a una donna a partorire mettendole un cuscino sotto la gonna. Ma ci sono istruzioni preziose che si danno alle donne incinte, coinvolgendo anche il marito, che riguardano il respiro, il modo di muoversi, la consapevolezza del come si evolveranno le fasi del parto.
Non è un precedente importante per aiutare i cittadini ad affrontare l’ignoto del terrorismo, visto che nessuno nega la possibilità e la consistenza del pericolo?
Per esempio, che rapporto stabilire con l’altra persona, con chi ti sta vicino, con chi ti si accalca intorno? Mille persone sono morte di paura, anzi il terrore, che spinge a gesti irrazionali almeno tanto pericolosi quanto il pericolo di terrorismo?
Niente di tutto questo c’è stato nella messa in scena teatrale di Milano. Poiché ci dicono che il 3 ottobre lo spettacolo si sposterà a Roma, si potrebbe chiedere agli adulti responsabili che se ne occupano di ricostruire l’intera sequenza della esercitazione secondo la vera esperienza di chi si occupa di ordine pubblico, secondo la narrazione di qualcuno che c’era, che ha visto e che si è salvato?
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

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