La chiesa cattolica ‟non si lascia intimidire” e ‟continuerà a parlare” (contro molto eventuali tentativi di imbavagliarla) per dire no all'approvazione di leggi che tutelino le coppie di fatto. Parola di monsignor Betori, segretario della conferenza epicospale italiana, che ieri si è prodotto in un singolare numero propagandistico a rinforzo delle già note tesi del cardinale Ruini. Le intimidazioni a cui ha fatto riferimento monsignor Betori sono i famosi quanto meritati fischi tributati a Ruini a Siena. Anziché indignarsi del fatto che a un reazionario del calibro del presidente della Cei sia stato attribuito un premio che si chiama ‟Liberal”, il fido Betori ha avuto il coraggio di presentare l'azienda per cui lavora, con il suo millenario curriculum di sanguinarie intolleranze, come una vittima dell'intolleranza altrui. Quattro fischi, se li paragoniamo alla potenza di fuoco dispiegata dal Vaticano in questi ultimi tempi contro i Pacs e dintorni, sono davvero un'inezia. Un po' come se il presidente Bush giustificasse una guerra accusando qualcun altro di possedere armi di distruzione di massa. Ma d'altro canto la faccia tosta, pur non essendo una virtù teologale, abbonda nella chiesa ancor più che nella politica laica. Perciò, senza timore delle contraddizioni logiche, il segretario della Cei è tornato ad attaccare a testa bassa l'idea sacrilega di riconoscere diritti giuridici alle coppie di fatto etero e gay. L'attenzione da parte dei politici e dell'opinione pubblica verso questo tema, positivamente risolto in tutto il resto dell'Europa occidentale, è ad esempio ‟paradossale e ideologica” secondo monsignor Betori. Niente a che vedere insomma con la razionale e pacata difesa della famiglia ‟naturale” propugnata dalla chiesa. Tanto più che, come osserva l'ultimo documento partorito dalla Cei e illustrato da Betori, le coppie di fatto sono ‟un fenomeno assai marginale anche rispetto alla sua rilevanza sociologica”. In altre parole, quattro gatti di cui non vale la pena di occuparsi. Se così fosse, bisognerebbe tuttavia domandarsi come mai la chiesa cattolica faccia il diavolo a quattro pur di impedire che la politica se ne occupi. Il vero guaio del Vaticano è che le pericolose tendenze del reale, documentate inesorabilmente dalle statistiche, dicono che i matrimoni ‟naturali” arretrano a vista d'occhio rispetto a tutti gli altri modi umani di fare famiglia.
Si comprende dunque l'acredine. Un po' meno i colpi bassi populistici. Come l'appello rivolto dai vescovi a governo e istituzioni a concentrarsi ‟sui problemi reali delle persone, delle famiglie e soprattutto delle famiglie a basso reddito”. Chi vive more uxorio al di fuori dal sacro vincolo, in sostanza, non è persona. O forse non è reale. ‟Da decenni - aggiungono i vescovi -mancano in Italia politiche per la famiglia fondata sul matrimonio”. Se così è, data l'influenza esercitata dalla chiesa cattolica sulla politica italiana negli ultimi decenni, qualche responsabilità non dovrebbe forse assumersela anche la Cei? Ciò che conta, si capisce, non è questo ma ribadire che i Pacs non passeranno. Anche perché, dicono ancora i vescovi, ‟non ce n'è nessun bisogno”. E quand'anche ce ne fosse, come ha autorevolmente sostenuto di recente anche monsignor Rutelli, si tratta di esigenze che si possono soddisfare ‟nell'ambito del diritto privato”.
La chiesa dunque, garantisce Betori, ‟non si lascia certo intimidire e non verrà mai meno, nell'esercizio del discernimento evangelico e della carità pastorale, al suo dovere di parlare in modo forte e chiaro per illuminare i credenti e tutti gli uomini di buona volontà”. E guai a chi le chiama ingerenza. Si tratta piuttosto del ‟costruttivo contributo del cattolicesimo al bene e allo sviluppo della nostra amata nazione”. Berlusconi, in confronto, è un vero dilettante.
Fortuna che almeno il pio segretario dei Ds Piero Fassino è sincero. Per questo ha confessato in pubblico di essere un credente in privato e ieri è tornato a difendere una posizione garantista verso le ingerenze vaticane sulla politica italiana. ‟Credo sia sbagliato - ha dichiarato ieri a Sky tg24 - dire che Ruini abbia interferito. Ma come si può chiedere alla chiesa di tacere su certe questioni?”. Il problema casomai è come i sedicenti laici si lasciano condizionare dalle libere opinioni del Vaticano. Su questo però Fassino respinge ogni eventuale critica. Perché si autodefinisce come ‟il leader politico che più si è esposto nel difendere la laicità”. L'uso del linguaggio è già inquietante e spinge a dubitare della buona fede del segretario della Quercia. Siamo messi proprio male, se anche per il capo del principale partito laico e di opposizione la difesa dei valori laici (cioè in Italia di un minimo di autonomia dello stato rispetto alla chiesa cattolica) non è una condizione di partenza ma una scabrosa questione sulla quale si decide ‟di esporsi” a proprio rischio e pericolo. Ma così è. Fassino comunque, per la cronaca, è a favore dei Pacs.
Forse ciò che turba la coscienza dei leader politici del centrosinistra sono i sondaggi riportati dalla stampa, a cui per non lasciar nulla di intentato si aggrappano perfino i vescovi, secondo i quali la maggioranza degli italiani è contraria al riconoscimento delle coppie di fatto omosessuali, anche se non di quelle etero. Un'ennesima indagine di opinione riportata ieri dal ‟Corriere della Sera” ci dice che il no degli italiani alle unioni omosessuali è in relazione diretta con i bassi tassi di scolarità e con l'appartenenza a generazioni che si sono formate nei pregiudizi di tradizione. Se la politica, oltre che marketing, fosse anche un po' pedagogia, i leader del centrosinistra potrebbero trovare in questo fatto degli stimoli interessanti. La tragedia è che anche loro, su certi argomenti, avrebbero bisogno di un corso di aggiornamento
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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