Per secoli, intere spedizioni di avventurieri ed esploratori hanno affrontato il gelo e i pericoli per cercare il passaggio a nord-ovest, una via navigabile dall'oceano Atlantico al Pacifico attraverso l'Artico, lungo la costa settentrionale del Canada e dell'Alaska. Impresa impossibile, perché non esisteva una via d'acqua navigabile sgombra dal ghiaccio. Il passaggio a nord-ovest ora, invece c'è. Ma non è una buona notizia, perché significa che i ghiacci dell'Artico si stanno sciogliendo - e molto in fretta. L'ultimo allarme viene dagli Stati uniti: scienziati del National Snow and Ice Data Centre (Nsidc) di Boulder, in Colorado, hanno appena diffuso dati secondo cui la superfice del ghiaccio artico si è ridotta per il quarto anno consecutivo, e parlano di «declino accelerato e a lungo termine». Settembre 2005 è il nuovo record minimo della copertura di ghiaccio dell'Artico, ha spiegato Mark Serreze, del Nsidc. Settembre è il mese di riferimento perché è quello in cui il ghiaccio raggiunge il suo minimo, prima di tornare a espandersi d'inverno. Ebbene: lo scorso 21 settembre la media (su cinque giorni) dell'estensione del ghiaccio era di 5,32 milioni di chilometri quadrati, la superficie più piccola da quando esistono dati presi dai satelliti (nel 1978); è diminuita dal 20% rispetto alla media 1978-2000. Il confronto con dati storici (precedenti ai satelliti) conferma il declino: oggi la superficie del ghiaccio artico è minore che nel periodo degli anni `30 e `40, il precedente periodo «basso». Altri dati confermano che si tratta di una tendenza allarmante: di solito, anche se il ghiaccio di ritira (perché si scioglie) d'estate, torna a formarsi d'inverno: ma nell'inverno 2004 -2005 non ha raggiunto l'estensione degli inverni precedenti. I dati raccolti dai satelliti mostrano inoltre che lo scioglimenti primaverile è cominciato prima del solito, negli anni dal 2002; nel 2005 la stagione del disgelo è stata ancora più precoce. Dunque il passaggio a nord-ovest ora c'è, salvo un tratto di un centinaio di chilometri con blocchi di ghiaccio galleggiante sparsi - e il passaggio a nord-est, lungo la costa settentrionale della Siberia, è stato completamente libero dal 15 agosto al 28 settembre.
Da Boulder, gli scienziati del Nsidc si dicono convinti che tutto questo è dovuto al cambiamento del clima indotto dalla crescente concentrazione di gas di serra nell'atmosfera. Mark Serreze prende tutte le cautele: «E' ancora una questione controversa, lo sappiamo, perché i sistemi climatici hanno molte variabili naturali». Ma «ci sono ormai prove sempre più forti che ciò a cui assistiamo è dovuto all'aumento dell'effetto serra. Mi scommetterei il mutuo che è proprio questo che stiamo vedendo», ha dichiarato alla Bbc. Secondo i dati degli scienziati del Colorado, il tasso di scioglimento del ghiaccio polare è sempre più veloce: era 6,5% tra il 1979 e il 2000, ma ora è accelerato e raggiunge l'8%. A questo ritmo, dicono, tra 60 anni non ci sarà più ghiaccio sull'Artico d'estate.
Lo studio del National Snow and Ice Data Centre conferma allarmi già noti. L'Artico si sta scaldando a una velocità doppia che tutto il resto del pianeta, avvertiva il rapporto più onnicomprensivo messo insieme finora sul clima nella regione artica: l'Arctic Climate Impact Assessment, a cui avevano lavorato per quattro anni centinaia di scienziati di tutto il mondo, è stato diffuso un anno fa e cercava di studiare anche le conseguenze, attuali e prevedibili, del cambiamento del clima (terraterra ne ha riferito il 3 novembre 2004).
Il motivo per cui tutto questo è allarmante, insistono ora gli scienziati americani, è l'effetto di ritorno dello scioglimento dei ghiacci: più diminuisce la superfice di ghiaccio (bianca), più aumenta l'area di mare artico scoperta, cioè scura, che assorbe molto più calore solare; così il mare si scalda, il ghiaccio ha difficoltà a riformarsi nell'inverno seguente, e lo scioglimento accelera. «E' ciò a cui stiamo assistendo», dice Serreze, quello che i ricercatori chiamano tipping point, o punto di svolta. Nell'Artico forse ci siamo arrivati.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>