L'accusa è precisa, e insolitamente esplicita. Il governo britannico accusa l'Iran di appoggiare una fazione ribelle sciita irachena e anche un gruppo di ‟insorti” sunniti. In particolare, Londra sostiene che Tehran ha fornito un certo tipo di ordigno assai sofisticato ai ribelli iracheni, direttamente o attraverso gli alleati Hizbollah libanesi. L'accusa è stata lanciata ieri dal premier Tony Blair, durante la conferenza stampa con il presidente iracheno Jalal Talabani a Londra. Blair ha detto che non ha la prova definitiva della sua accusa: ma ‟sono stati usati nuovo ordigni in Iraq ... e la natura di quegli ordigni ci porta o all'Iran o a Hizbollah”. La sera prima un alto funzionario del ministero della difesa aveva anticipato la stessa accusa: diceva che ai ribelli iracheni è arrivato un nuovo tipo di esplosivo capace di trapassare i blindati ed è attivato da un raggio infrarosso al passaggio dei veicoli corazzati. E' una tecnologia sviluppata dal Hizbollah nel Libano meridionale; le forze britanniche non hanno un modo per difendersene. E questo che ha ucciso un alto numero di soldati della coalizione nelle ultime settimane.
Secondo Londra quegli ordigni sono in possesso di una fazione ribelle dell'Esercito del Mehdi, la milizia shi'ita guidata da Moqtada al Sadr. E' la fazione capeggiata da un certo Ahmed al-Fartusi, arrestato di recente nell'Iraq meridionale (‟attualmente gode dell'ospitalità britannica”, per dirla con l'anonimo funzionario di Londra). E' stato quell'arresto a innescare proteste anti-britanniche di recente a Bassora, compreso l'arresto di due agenti britannici e la crisi che ne è seguita.
L'accusa è insolitamente precisa -anche se ‟senza prove”, come dice il premier britannico. Il governo iracheno ha formalmente buoni rapporti con Tehran: tanto che ieri il premier Ibrahim Jaafari (shi'ita) si è affrettato a dichiarare alla tv iraniana che le accuse venute da Londra ‟sono infondate”, ‟qualcuno vuole danneggiare i nostri buoni rapporti”. Jaafari ha detto che un ministro iracheno sarà presto in visita a Tehran per seguire una serie di accordi firmati tra i due paesi. Anche l'Iran ha respinto l'accusa: è ‟una bugia” ha detto il portavoce del ministero degli esteri di Tehran, Hamid Reza Asefi, e ha ribadito che l'Iran ha tutto l'interesse a un Iraq stabile: ‟I britannici stessi sono la causa dell'instabilità e la crisi in Iraq”.
Fin dalla caduta di Saddam Hussein, l'Iran è accusato spesso di interferire in Iraq: accuse ricorrenti, pronunciate sia da alcuni dirigenti iracheni (sunniti), sia da voci nell'amministrazione americana. Accuse generiche, però. Che l'Iran abbia interessi politici in Iraq è evidente, e nessuno in fondo ne contesta la legittimità. E' noto che Tehran sostiene alcune forze politiche shi'ite irachene, lo Sciri e due fazioni del partito Dawa, fondamentalista; queste forze ora sono maggioritarie nel parlamento iracheno eletto nel gennaio 2005. Ma questo non costituisce in sé ‟interferenza”. Lo scorso marzo l'International Crisis Group aveva sostenuto in un suo rapporto che non ci sono prove di tentativi iraniani di destabilizzare l'Iraq, anche se è chiaro che Tehran ha strumenti per esercitare la sua influenza. Il rapporto notava che l'intelligence iraniana ha un'ottima conoscenza del terreno fisico e politico iracheno e ha una presenza attiva nel paese, sia nel sud che a Baghdad e nel Kurdistan; citava una rete capillare di informatori, la ‟crescente assertività delle Guardie della Rivoluzione o Pasdaran”. Spesso sono citate le brigate al Badr, milizia dello Sciri addestrata in Iran ai tempi dell'esilio (e anche dopo, si dice). Ma l'interesse dell'Iran è un Iraq stabile che conserva la sua integrità territoriale, dice il rapporto. Ciò non toglie che, per mantenere la sua influenza, Tehran ha ‟investito” su diversi attori iracheni, anche in contrasto tra loro: le forze entrate nel governo filo-americano, alcuni attivisti radicali come Moqtada al Sadr, e parte del clero shi'ita. Il Crisis Group concludeva: ‟che (l'Iran) abbia finora esercitato la sua influenza con notevole moderazione è evidente, e così pure che avrebbe la capacità di fare molto di più”.
Ora Londra accusa l'Iran in modo esplicito: dice che Tehran vuole minare le forze occidentali in Iraq. Sullo sfondo, la questione del nucleare: la Gran Bretagna è tra i paesi europei che ha prima negoziato con l'Iran, poi ha voluto una risoluzione di condanna presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, il mese scorso. ‟Se (gli iraniani) stanno cercando di fare pressione circa i negoziati sulle armi nucleari” ha detto ieri Blair, ‟non ci lasceremo intimidire”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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