Il reportage dell'‟Espresso” sul Cpt di Lampedusa ha avuto il merito indubbio di sollevare clamorosamente il velo su qualcosa che mezzo mondo sapeva: che i Cpt sono luoghi di arbitrio e di violenza, in cui persone inermi sono alla mercé delle forze di sicurezza e di pseudo-organizzazioni del "volontariato" - le Misericordie - che, in cambio di quattro soldi, sono conniventi con abusi e maltrattamenti. Di conseguenza, bene hanno fatto alcuni esponenti politici dell'opposizione a mettere sotto accusa il governo e il Ministero dell'interno per l'esistenza di quello che appare un vero e proprio Abu Ghraib italiano. Tuttavia, questa levata di scudi appare tardiva e talvolta rivela solo una coda di paglia. È dalla loro istituzione nel 1998, grazie alla legge Napolitano-Turco, che i Cpt (non alcuni, ma tutti) vengono denunciati come spazi sottratti a ogni tipo di legalità e quindi produttori di violenza su persone incolpevoli di qualsiasi reato (ma non cambierebbe nulla anche se gli internati avessero commesso dei reati). Tentativi di fuga ripetuti e sedati a bastonate, ferimenti, morti, incendi, mancanza di assistenza e di decenza quotidiana, violenze di ogni tipo, rimpatri collettivi, accordi sottobanco con i paesi del Maghreb, impossibilità di chiedere asilo, menzogne, falsità. Questa è da sempre la realtà dei Cpt, come dal 1998 denunciano le associazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali, e i movimenti che in alcune occasioni sono riusciti a documentare, in condizioni difficilissime, quello che vi avviene.
È del tutto ovvio che sotto il peggior governo di destra d'Europa - che tra l'altro non perde occasione di esaltare le proprie radici cristiane - gli abusi si sarebbero inaspriti; ma stabilire una differenza tra i Cpt di oggi e quelli prima del 2001 sarebbe come dire che le forze di polizia hanno commesso violenze a Genova, ma non nel marzo del 2001 a Napoli. Chissà perché i carabinieri sarebbero diventati cattivi solo con Berlusconi, mentre prima erano degli agnellini. E questo è esattamente il modo di ragionare di Livia Turco quando cerca - con scarso successo - di difendere i Cpt buoni (quelli suoi) contro quelli cattivi (di Pisanu e Berlusconi). È l'esistenza dei Cpt a produrre gli abusi e non la loro "cattiva" gestione. Un mese di Cpt (legge Napolitano-Turco) non è meglio di due mesi (Bossi-Fini). È un mese di illegalità e basta.
Quello che i difensori dei Cpt di prima non riescono ad ammettere (e ci mancherebbe, visto che ne sono i responsabili) è che il sistema dei Cpt è un'offesa all'umanità e un insulto al buon senso. Spendere centinaia di milioni di euro (settecento, più o meno) all'anno non serve ad altro che a umiliare i migranti e a terrorizzarli. Solo 7.000 internati all'anno sono espulsi da centri in cui ne circolano 25.000. Ma anche in questo caso non si tratta di inefficienza. Si tratta invece della funzione politica e sociale dei Cpt: filtrare i migranti per insegnare loro a suon di sberle e calci che cos'è la disciplina, che non hanno diritti, che non devono protestare e che si devono sottomettere ai loro padroni.
Di conseguenza, l'esistenza dei Cpt è una cartina di tornasole per l'attuale governo e anche per quello che verrà. Se si ostinerà a difenderli, come D'Alema e la Turco, vuol dire che si ha una certa idea dell'ordine sociale. A Lampedusa e negli altri centri, esattamente come a Ceuta e Melilla, la sinistra moderatissima rivela il suo volto. È la faccia della nuova maggioranza che vogliamo dalle prossime elezioni? Aspettiamo che Prodi si pronunci, perché l'opposizione a Berlusconi non può essere un alibi per digerire l'indigeribile, esattamente come è successo nel 1998 con la famigerata legge Napolitano-Turco.
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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