Perché tanto allarmismo? Riepiloghiamo i fatti: nel 2003 in estremo oriente è ricomparso un virus influenzale che colpisce il pollame; si è diffuso tra Cina e sud-est asiatico e per contenere l'epidemia sono stati sterminati interi allevamenti. Il virus, denominato H5N1, ha contagiato anche esseri umani: in due anni sono morte 63 persone di cui 40 in Vietnam (un numero di vittime infinitamente più basso della ‟normale” influenza annuale). Sono stati tutti i casi di contagio diretto tra pollo e umano; l'unico sospetto contagio da uomo a uomo non è stato confermato. Altri fatti accertati: il virus H5N1 continua a viaggiare, probabilmente attraverso uccelli migratori, ed è arrivato in Europa, dove ha contagiato pollame in Turchia e in Romania. Le autorità veterinarie dell'Unione europea hanno quindi vietato l'import di pennuti da quei paesi e hanno adottato misure straordinarie di ‟bio-sicurezza”, tra cui un sistema di segnalazione precoce di malattie negli allevamenti.
Per quanto i contagi (e le vittime) umane siano molto rari, il passaggio del virus H5N1 dai volatili alle persone preoccupa: i virus mutano in fretta, e se quel virus mutasse in una forma che si trasmette tra umani potrebbe diventare un affare serio, anche perché a virus nuovo abbiamo poche difese. ‟Se” mutasse: un pericolo potenziale, ipotetico. Il punto è che da tempo medici ed epidemiologi di tutto il mondo si aspettano un'epidemia globale di influenza come quelle viste nel ventesimo secolo. ‟Non sappiamo se una pandemia scoppierà nelle prossime settimane, mesi o anni. Ma è fuori questione che se una simile pandemia arriverà vedremo centinaia di migliaia o anche milioni di morti in tutto il mondo”, ha detto ieri il direttore del ‟programma influenza” dell'Organizzazione mondiale della sanità, Klaus Stoehr.
Anche lui ha detto ‟se”. Perché nulla per ora dice se quel virus muterà, né se sarà proprio quello a causare la ‟nuova pandemia”. Il rischio esiste, ed è interessante lo studio pubblicato la settimana scorsa dalla rivista medica ‟Lancet”: risulta che la ‟spagnola” del 1918-'20 (40 milioni di morti) era un virus aviario mutato e adattato agli umani. Sappiamo che nel passato è successo. Giusto vigilare, dunque: scoprire per tempo se il virus continua a diffondersi, ‟seguirlo”, evitare i contatti tra volatili infetti e umani. Per ora però l'influenza dei polli non è un rischio per la salute pubblica: ‟La diffusione del H5N1 al pollame in nuove zone è motivo di allarme perché aumenta le opportunità di nuovi casi umani; tuttavia tutte le prove indicano che il virus non si diffonde facilmente dagli uccelli agli umani”, dice l'Oms nel suo ultimo comunicato (13 ottobre).
Altri fatti sono importanti. L'antivirale oseltamivir, nome ‟generico” del farmaco in commercio come Tamiflu, sembra utile contro l'influenza da H5N1. Sembra utile, per ora: ma uno studio pubblicato questa settimana da ‟Nature” segnala un caso di virus H5N1 divenuto resistente al Tamiflu. Ad ogni buon conto, le scorte di quel farmaco vanno a ruba. La Cipla, azienda farmaceutica indiana che ha la politica di produrre ‟generici”, ha annunciato che entro dicembre riuscirà a mettere sul mercato grandi quantità di oseltamivir (a prezzo più basso dell'introvabile Tamiflu).
Gli stati ricchi stanno investendo cifre ingenti in farmaci e futuri vaccini. Bene: ma perché non dire che per ora non può esistere un vaccino contro l'ipotetico virus mutante. Occorre una campagna anti-allarmismo: l'assalto alle farmacie serve solo alle aziende farmaceutiche (che smaltiscono le vecchie scorte), il vaccino anti-influenzale ‟di stagione” non potrà nulla contro un eventuale virus mutato. E per il vaccino giusto bisognerà aspettare che muti davvero. Molto più utile, intanto, rafforzare la prevenzione del possibile contagio, per gli umani e per il pollame: gli allevamenti sono un gigantesco reservoir per qualunque virus.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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