Che bisogno c'è di una nuova indagine sul Centro di permanenza temporanea di Lampedusa, o su altri Cpt italiani? È il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu che l'ha ordinata, di fronte alle accuse pubblicate il 7 ottobre dal settimanale l'‟Espresso”. Rivelazioni ben circostanziate: si tratta dell'esperienza personale dell'autore dell'articolo, il giornalista Fabrizio Gatti che ha soggiornato una settimana in quel centro facendosi passare per un rifugiato kurdo. Parla di umiliazioni e atti di razzismo quotidiani, di maltrattamenti degni di Abu Ghraib, pessime condizioni sanitarie, sovraffollamento, e poi dice che non gli è stata offerta l'assistenza giuridica prevista dalla legge. Il ministro della giustizia Roberto Castelli ha reagito mettendo in dubbio la veridicità del racconto di Gatti. Il ministro Pisanu, che continua a difendere la necessità di queste simil-prigioni per stranieri che sbarcano sul territorio nazionale, ha accantonato la cosa rimandando a una indagine su Lampedusa.
Non ce n'è bisogno. Perché invece il governo italiano non rende pubblica l'indagine compiuta dal ‟Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti”? E' l'organismo del Consiglio d'Europa che veglia sul rispetto dei diritti umani: in particolare, sull'applicazione della Convenzione europea contro la tortura e le pene degradanti, uno dei trattati per i diritti umani ratificata da 44 paesi membri del Consiglio d'Europa (Italia compresa).
Tra il 21 novembre e il 3 dicembre 2004 una delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha visitato l'Italia per esaminare, tra l'altro, ‟le condizioni di soggiorno e le garanzie giuridiche date agli stranieri detenuti nei centri di permanenza in Sicilia”, come informa il comunicato stampa emesso al termine della visita. Gli ispettori europei hanno parlato con funzionari dei ministeri della giustizia, degli interni e della sanità, e con rappresentanti dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e delle Forze armate. Hanno visitato tutti i Cpt siciliani, Lampedusa compresa. Gli ispettori del Comitato europeo per la prevenzione della tortura hanno poteri d'indagine reali, paragonabili a quelli di un Gip, un magistrato istruttore: ha accesso a atti ufficiali, ad esempio i registri delle presenze e i decreti d'espulsione da un Cpt; possono interrogare i funzionari di turno.
Il rapporto di questa indagine è stato approvato dalla riunione plenaria del Comitato europeo per la prevenzione della tortura nel luglio scorso, e trasmesso al governo italiano. Non sappiamo cosa dica. Il Comitato europeo è tenuto alla discrezione: il suo compito è indagare, constatare i fatti, e indicare al governo interessato se e dove hanno rilevato che i diritti dei cittadini non sono rispettati; il governo in questione ha il dovere di rispondere e correggere i problemi segnalati, entro 6 mesi da quando ha ricevuto il rapporto.
Il governo interessato è anche l'unico che può decidere di rendere pubblico il rapporto stesso. Dunque: perché il governo italiano non pubblica il rapporto d'ispezione europea sui Cpt italiani? Si tratta di un organismo autorevole e al di sopra delle parti, ed è l'organo di una Convenzione a cui anche l'Italia aderisce. Gatti ha inventato, come dice il ministro Castelli? Il rapporto d'indagine del Comitato europeo è certamente credibile. Non resta che pubblicarlo.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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