Non sono la spada dell’arcangelo Michele, ma nemmeno acqua fresca. I principi contabili Ias/Ifrs stanno modernizzando, senza rivoluzioni, i bilanci. A cominciare da quelli delle banche. Delle sei maggiori, solo Unicredito non li ha ancora applicati, limitandosi a un raccordo tra i due sistemi. Le altre (Intesa, Sanpaolo Imi, Capitalia, Monte dei Paschi e Bnl) già adottano nelle semestrali il nuovo regime contabile e tutte temono di dover predisporre, se la Banca d’Italia chiederà la ventilata mole di dettagli, rendiconti formato Treccani, molto costosi e poco leggibili. Gli Ias costringono a far emergere da subito tra i debiti i put in precedenza a mezz’aria (vedi Popolare Italiana, ma non solo), i derivati che vanno male, le operazioni in perdita come il convertendo Fiat. Ma, nel passaggio da un criterio all’altro, consentono di detrarre dal patrimonio le perdite conseguenti, e così funzionano come un ‟condono” a protezione del conto economico. Capitalia, per esempio, non aveva mai svalutato il convertendo Fiat e adesso ne scarica gli effetti negativi, 197 milioni, senza toccare il risultato. Le banche devono riconsiderare in modo più restrittivo i crediti deteriorati, tenendo conto anche dei tempi di recupero. In Capitalia e Bnl si arriva così a svalutazioni di 1,45 e a 1,2 miliardi che vanno a impattare sul patrimonio. Ma gli Ias offrono anche un ventaglio di ‟rimedi”: a Bnl, che aveva già ritoccato il valore degli immobili, torna utile l’aumento di capitale del 2004, mentre in Capitalia si rivalutano gli immobili per 670 milioni e altre attività (Mediobanca, Generali, Rcs e altri) per 550 milioni, così da limitare la riduzione del patrimonio netto a 434 milioni. Il Monte dei Paschi compensa per intero le svalutazioni portando al fair value gli immobili (560 milioni di aumento), la collezione d’arte (100 milioni) e i titoli (417 milioni). Fra questi ultimi spicca l’adeguamento della quota di Bankitalia dal niente che era a 340 milioni: scelta discutibile, perché le quote non sono commerciabili, via Nazionale non ne ha ancora stabilito il valore e il governo le stima un tredicesimo del patrimonio netto preso a riferimento a Siena. Banca Intesa, invece, esegue le rettifiche obbligatorie, ma non quelle facoltative sugli immobili, e così riduce il patrimonio di 1,6 miliardi. Questa prudenza è resa possibile dalla maggior consistenza dei mezzi propri e ha il vantaggio di migliorare, abbassando il denominatore, i futuri ritorni sul capitale. Una piccola astuzia alla quale, in passato, aveva fatto ricorso anche Unicredito. Proprio Unicredito, grazie soprattutto alla riconsiderazione dei titoli, aumenta il patrimonio di 337 milioni. E così il Sanpaolo Imi, già allineato alla prassi internazionale essendo quotato a New York, migliora il patrimonio di 259 milioni per effetto dello storno di fondi rischi e degli ammortamenti dei terreni e dell’adeguamento dei titoli al fair value. E a proposito del fair value, in conclusione, va ricordato che, contrariamente a quel che molti dicono, il fair value non è il valore di Borsa, ma quello al quale un bene può essere liberamente scambiato fra parti consapevoli. Per questo, gli Ias cancellano l’ammortamento degli avviamenti sulle partecipazioni di controllo e fanno obbligo agli amministratori di evidenziare ogni anno il valore corrente del bene. Come sempre, bisognerà attendere un po’per capire il vero effetto degli Ias: molto dipenderà dall’onestà degli amministratori e dalla serietà dei revisori, perché di perizie a tassametro è lastricata la storia dei fallimenti. In questo modo sparisce dal conto economico la perdita su Fiat e si rivaluta Bankitalia. (Con la consulenza tecnica di Miraquota)
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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