Al tramonto della legislatura, il governo Berlusconi annuncia l’ultimo giro delle privatizzazioni e introduce una ‟pillola avvelenata” nella Legge finanziaria per il 2006 allo scopo di evitare che ‟le società di interesse nazionale, nelle quali lo Stato abbia ancora una partecipazione qualificata”, possano finire preda di scalatori sgraditi. Quali siano queste società e quando una partecipazione possa dirsi qualificata non è spiegato. Ma anche chiarendo le incertezze definitorie (con l’effetto, magari, di ricomprendere nel novero tutte le società pubbliche, comprese quelle degli enti locali), restano i problemi di sostanza. Già esiste, infatti, la golden share, che dà al ministero dell’Economia il diritto di veto su operazioni che mettano in pericolo gli ‟interessi vitali dello Stato”. E sull’azione d’oro, anche nell’ultima formulazione, la Commissione Ue si prepara ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia. La ‟pillola avvelenata” della Finanziaria è diversa, ma solo nella forma. Facciamo il caso dell’Eni. A legge approvata, l’assemblea cambierà lo statuto e attribuirà al Tesoro e alla Cassa depositi e prestiti strumenti finanziari di partecipazione che daranno loro diritto di ottenere e sottoscrivere aumenti di capitale, si suppone a prezzo vile, così da diluire senza sforzo lo scalatore fino a sterilizzarlo. A questi strumenti finanziari saranno connessi diritti patrimoniali limitati così da giustificare un prezzo basso per la loro sottoscrizione, i cui criteri saranno stabiliti dal ministero della Giustizia e non da quello dell’Economia, forse per mettere una foglia di fico sul conflitto d’interessi tra il governo azionista, che ha venduto il suo pacchetto al mercato, e il governo controllore, che sottrae diritti amministrativi alle azioni ordinarie in circolazione. L’idea non è nuova. Nel 1999, StMicroelectronics attribuì al consiglio di sorveglianza il potere di varare un aumento di capitale al valore nominale (1,04 euro contro quotazioni correnti di 14,5) tale da dare all’azionista di maggioranza relativa (che fa capo ai governi francese e italiano) la maggioranza assoluta nel caso di Opa giudicata ostile dallo stesso consiglio. St ha sede legale in Olanda, terra dell’Abn Amro che ha appena scalato con successo l’Antonveneta. Il codicillo, in vigore dal 1999, non ha influenzato il titolo più di quanto non abbiano inciso gli alti e bassi del settore. St, certo, precisa quando il catenaccio può essere fatto scattare: l’Opa ostile. Evitarla annulla o quasi la contendibilità della società: in certi casi, può essere un vantaggio per il Paese, ma se diventasse la regola, valida anche per le società private (ipotesi circolata e poi scartata), la Borsa italiana diventerebbe ancor più marginale e pietrificata. La ‟pillola” della Finanziaria conferma la doppia governance: quella ufficiale, affidata agli amministratori, e l’altra, ufficiosa, del governo, che, se fosse cancellata l’azione d’oro, potrebbe sempre brandire la minaccia dell’aumento di capitale. Ma sarebbe una minaccia credibile? La ‟pillola” rischia di offrire una protezione inutile per casi improbabili: se Bin Laden scalasse l’Eni, basterebbero polizia e giudici; insufficiente per i casi meno improbabili: se la russa Gazprom scalasse l’Eni, sarebbe più difficile dire che l’amico Putin deve star fuori; e addirittura nulla per i casi probabili: se l’Eni finisse preda di una delle sette sorelle del petrolio o di un gruppo di investitori che poi la riempissero di debiti, com’è accaduto con Telecom, Seat e Autostrade, non ci sarebbe nulla da eccepire sul piano legale. (con la consulenza tecnica di Miraquota)
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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