A Istanbul, dove si è celebrato il gemellaggio tra l’Autorità italiana per l’Energia e quella turca, l’eco delle polemiche sulle dichiarazioni di Romano Prodi su regolatori ed ex monopoli, arriva filtrato dall’entusiasmo dei neofiti che stanno scoprendo il mercato e le regole. Per essere ammessa a pieno titolo all’Unione Europea, la Turchia si è dotata delle Autorità di regolazione in base alle direttive Ue e quella per l’Energia è stata progettata proprio con la consulenza della consorella italiana, guidata da Alessandro Ortis. Presidente Ortis, fate "politica estera"? ‟I mercati dell’energia elettrica e del gas sono interconnessi fra diversi paesi e, al tempo stesso, sono regolati da Autorità nazionali. Raggiungere il massimo grado possibile di omogeneità nella regolazione aiuta la concorrenza e lo sviluppo. Non a caso, ancora sotto la presidenza Ranci, l’Autorità italiana è stata fra i promotori del Consiglio europeo dei regolatori dell’energia al quale hanno ormai aderito tutti e 25 i paesi membri dell’Unione. E’ una tendenza che esercita un’attrazione forte non solo in Turchia, ma anche nel Nord Africa e nei Balcani: per avere migliori rapporti con l’Unione europea è meglio armonizzare le regole”. Quanto costa al contribuente questa consulenza alla Turchia? ‟Nulla. C’era un finanziamento comunitario di 950 mila euro che l’Autorità italiana, scelta con gara internazionale, ha usato per circa mezzo milione”. Che effetto avranno le nuove Autorità nel Mediterraneo? ‟Contribuiranno a definire la cornice regolatoria di un’area cruciale che comprende paesi produttori come Algeria, Libia, Egitto, e si collega ai grandi giacimenti del Caspio e della Mesopotamia, e paesi consumatori come quelli del Sud Europa tra i quali l’Italia che può diventare qualcosa di più”. E cioè? ‟La Ue ha promosso, e l’Italia sta perseguendo, il cosiddetto anello del Mediterraneo: il collegamento degli elettrodotti ad alta tensione e dei gasdotti di tutti i paesi rivieraschi fino al Medio Oriente. In questo contesto dalla Turchia possono passare nuovi gasdotti che, attraverso la Grecia e i Balcani, raggiungano in Italia. Dall’Africa settentrionale potremmo far arrivare maggiori quantità di gas sia costruendo nuovi gasdotti che intervenendo, con poca spesa, su quelli esistenti. Basterebbe potenziare - subito e completamente - il tratto tunisino, dove l’Eni ha i diritti di transito fino al 2019, e avremmo già fatto un grande passo avanti”. Avanti verso dove? ‟Se arriva più gas di quanto esiga la domanda interna, l’Italia può avere un beneficio per i consumatori e diventare un paese di transito, uno snodo strategico della logistica europea del gas, esaltando la competizione internazionale”. L’Italia come hub europeo del metano. Ma sul mercato interno? ‟I produttori devono poter vendere al consumatore finale anche senza l’intermediazione dell’Eni, anche stringendo accordi con altri intermediari in concorrenza. Diversamente avremmo solo la ripartizione dei margini da posizione dominante”. Voi e l’Antitrust avete suggerito di obbligare l’Eni a cedere a Snam Rete Gas i contratti take or pay, le partecipazioni nei gasdotti internazionali e gli stoccaggi: a una Snam nella quale, in base alla legge Marzano, l’Eni dovrebbe avere non più del 5% dei diritti di voto entro il 2007. ‟L’Autorità ha fatto uso del suo diritto-dovere di segnalazione al legislatore ‟. Che finora sembra non tenerne troppo conto ‟La politica può accogliere o respingere le nostre segnalazioni. Comunque, per liberalizzare il mercato, la rete e - insisto - anche gli stoccaggi vanno separati dall’ex monopolista. Solo così investimenti e sviluppo della rete sono funzionali alla concorrenza e non a una singola società”. Il potenziamento dei gasdotti è complementare o alternativo alla costruzione dei rigassificatori, che non si fanno mai, benché tutti dicano di volerli? ‟L’Autorità, che ha tra le sue preoccupazioni centrali la competitività e la diversificazione degli approvvigionamenti, li ha sempre fortemente consigliati. E non in alternativa a nuovi gasdotti. Il gas naturale liquefatto, che proviene da paesi non collegati attraverso i tubi, allenterebbe anche la dipendenza del prezzo del gas da quello del petrolio”. Da tempo, l’Eni e altre grandi compagnie devono garantire una specie di prezzo minimo garantito nei contratti a lungo termine con ritiro obbligatorio del gas, ma hanno anche diritto a una sorta di tetto nel caso il prezzo del barile vada alle stelle. Oggi, dunque, l’Eni ha un margine in più. Si sa a quanto ammonta? ‟L’Autorità ha chiesto informazioni sui contratti di importazione, ma l’Eni si è rifiutato di fornirle in modo completo. Il Tar della Lombardia gli ha dato ragione. Noi abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato”. La nuova tariffa va bene ai consumatori ma penalizza l’intermediario che si serve dall’Eni e non può scaricare sul cliente l’extraprofitto del fornitore. ‟E infatti li abbiamo invitati a inoltrare tempestivamente all’Autorità tutte le segnalazioni del caso”. Quante segnalazioni avete avuto? ‟Nessuna”. L’ex monopolista cattura i concorrenti più che il regolatore. ‟La costruzione dei mercati concorrenziali è un processo difficile, nel quale hanno un ruolo le Autorità, i governi, ma anche le iniziative delle imprese”. Nella sua ultima relazione annuale, lei ha anche sottolineato il ruolo della magistratura amministrativa. ‟In Italia, ma non solo in Italia, si è manifestata una tendenza a ricorsi automatici e con pure finalità dilatorie per depotenziare le decisioni delle Autorità. Intendiamoci bene, nessuno, tanto meno il sottoscritto, contesta il diritto a promuovere azioni di tutela di legittimi interessi. Ma gli eccessi provocano instabilità e ritardi negli assetti normativi, il che suscita un altro genere di danno. Credo dunque che potrebbe essere utile ripensare le modalità della valutazione giurisdizionale. Non invoco una giurisdizione separata, ma piuttosto una specializzazione degli organi della giustizia amministrativa. Chi giudica la regolazione finisce un po’per essere regolatore pure lui. E allora ritengo sia saggio estendere all’attività giurisdizionale la cautela che normalmente si adotta per evitare che le Autorità siano catturate dai soggetti regolati”.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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