Il presidente del Consiglio è tornato a offendere ‟l’Unità”. Lunedì sera, a Milano, nel corso di una cena elettorale, Silvio Berlusconi ha detto: ‟L’Unità andrebbe letta almeno una volta al mese per capire quanto odio si esercita contro di me. L’Unità è il veicolo dell’odio e della menzogna”. Questo hanno riferito tutti i principali giornali italiani, non smentiti, una volta tanto, da palazzo Chigi. Trattasi, infatti, di insulti abituali da parte del premier. La novità è che adesso ‟l’Unità” dice basta alla diffamazione reiterata e insistente. Basta alle contumelie. Basta agli oltraggi. Non denunceremo Berlusconi alla magistratura perché, figuriamoci, troverebbe il modo di farsi prescrivere. E, nonostante i saluti fascisti tornati di moda, vogliamo sperare che espressioni così gravi e irresponsabili non siano di istigazione a qualche squilibrato a caccia di ‟comunisti” (non possiamo permetterci le scorte che ha lui né alcuna scorta). Se non fosse l’uomo che è, se avesse fegato, se avesse argomenti, se non trovasse più comodo nascondersi dietro le ingiurie, Berlusconi potrebbe fare una bella cosa: affrontare in un pubblico dibattito ‟l’Unità”, uno contro uno; dimostrare, con i fatti, perché saremmo stati in questi cinque anni il giornale che lui descrive. Scelga il luogo: non gli mancano certo i salotti televisivi pronti a spalancargli le porte. Per una volta rinunci agli interlocutori finti e alle domande prefabbricate. Corra il rischio di sentirsi dire che nelle vere democrazie quello che lui chiama odio è l’esercizio legittimo della libera stampa d’opposizione. Dimostri come, dove, quando avremmo mentito. Ma si prepari a veder finire in mille pezzi i suoi ridicoli dossier sui presunti delitti dell’Unità. Basterebbe un po’ di coraggio. Per questo non lo farà mai.
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

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