Per due giorni, la settimana scorsa, a Tehran due milioni di scolari hanno avuto una inaspettata vacanza: scuole e uffici pubblici sono rimasti chiusi per ordine delle autorità. Era un tentativo di ridurre il traffico e alleggerire la coltre di smog che da un paio di settimane preme sulla capitale iraniana. Da lunedì le auto possono circolare solo a targhe alterne; a sorvegliare il traffico sono comparsi vigili urbani con le mascherine sul viso, mentre le autorità hanno consigliato a bambini, vecchi e chi soffre di disturbi respiratori di restare in casa. Misure d'emergenza: ma servirà ben altro per far respirare Tehran, città in continua espansione, gonfiata da un flusso costante di immigrazione dalle aree rurali (tanto che per la verità nessuno è ben certo del numero reale dei suoi abitanti: 10 milioni, o forse più). Da parecchi anni ormai l'aria di Tehran è catalogata tra le più inquinate al mondo. Il traffico è una delle principali ragioni: circolano tre milioni di veicoli, e benché la città sia tagliata da diverse autostrade urbane gli imbottigliamenti sono costanti, quasi a ogni ora del giorno e della sera. Di quei tre milioni di veicoli, circa due terzi sono vecchi di una ventina d'anni o più, e scaricano gas sporchi. Si aggiungano le fabbriche, grandi e piccole: una nota della Banca Mondiale (che riprendiamo da un blog iraniano in inglese) stima che a Tehran circa 1,5 milioni di tonnellate di gas inquinanti siano scaricate in aria ogni anno. La posizione della città, chiusa a nord dai monti Alborz, peggiora le cose perché i gas tendono a ristagnare.
Il risultato è visibile. Basta spingersi su per i quartieri alti, in montagna, per esempio sulla passeggiata chiamata Bam-e Tehran (‟il tetto di tehran”): la città si stende a perdita d'occhio, mare di luci la sera, distesa grigia di giorno, e su tutto grava perenne una coltre giallastra di smog. L'aria è definita ‟malsana” per in media un centinaio di giorni all'anno. Nelle ultime due settimane però la crisi è precipitata a causa delle condizioni meteo - non piove, e non ci sono i venti che nei giorni fortunati alleggeriscono lo smog. La tv non ha precisato il livello esatto dell'inquinamento, in questi giorni scorsi, ma ha detto che monossido di carbonio, particolato e altri inquinanti sono a livelli critici a Tehran e nel suo distretto meridionale di Shahr-e Rey. Giornali e blog riferiscono che centinaia di persone sono state ricoverate per problemi respiratori, inclusi bambini con crisi di asma allergica. ‟Tehran è intrappolata in una spirale di malattie. I suoi abitanti stanno morendo di morte lenta perché è mancata ogni attenzione a uno sviluppo sostenibile della città”, ha dichiarato lunedì il dottor Hassan Laghai, un consigliere ambientale presso l'ufficio del sindaco, all'agenzia France Presse. ‟La qualità della vita a Tehran è meno di zero”, ha aggiunto. Un responsabile ambientale del ministero della sanità, Sheydar Malik Afzeli, parlando al giornale Ettemad ha dichiarato che il numero di morti o ammalati a causa dell'inquinamento atmosferico è ‟non minore” delle vittime dell'incidente aereo della settimana scorsa, quando su apparecchio si è schiantato in una zona affollata di Tehran meridionale e ha fatto oltre 100 morti. La Afp riporta le dichiarazioni di un medico specialista di polmoni, il dottor Hassan Heydar-Nejad: ‟L'alta concentrazione di monossido di carbonio provoca malumore, vertigini, affaticamento eccessivo, irritazioni agli occhi, problemi respiratori e attacchi di cuore”. Si dice che le malattie respiratorie e nervose facciano fino a 5.000 morti all'anno, anche se mancano studi sistematici.
Le scuole chiuse o le targhe alterne sono solo una pezza: ‟Abbiamo bisogno di migliorare la gestione della città”, insiste il dottor Laghai, ‟fissare standard per l'industria, sostituire le vecchie auto e ridurre la produzione di muove, sviluppare il trasporto pubblico, espandere le aree verdi, decentrare, e far rispettare le norme ambientali”. Il capo dell'ente ambientale della municipalità però l'altro giorno ha detto che la qualità dell'aria è migliorata, e in ogni caso ‟è prevista pioggia”. La pioggia sembra per il momento l'unica speranza...
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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