Mahmoud Ahmadinejad torna alla carica. Dopo aver fatto appello alla distruzione di Israele, il nuovo presidente iraniano ieri ha negato l’Olocausto (‟è una leggenda”) e ha ripetuto che lo Stato ebraico va smantellato dal Medio Oriente, i suoi abitanti trasferiti in ‟Europa, Stati Uniti, Canada o anche in Alaska”. ‟Oggi è stato creato un mito dal nome Olocausto. Tanto che viene ormai ritenuto superiore a Dio, alla religione e ai Profeti” ha detto visitando la città di Zahedan, nel Sud. Già il 26 ottobre, davanti a un’assemblea studentesca a Teheran, Ahmadinejad aveva esaltato gli attentati palestinesi e augurato che Israele venisse ‟cancellato dalla faccia della Terra”. Poi, l’8 dicembre alla Mecca, si era dilungato a discutere dello sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, ironizzando sulla ‟serietà” con cui il mondo occidentale considera quel crimine: ‟Chi lo mette in dubbio oggi viene perseguitato, processato e condannato” osservava, aggiungendo: ‟Se invece va presa sul serio la posizione europea, perché mai le conseguenze dell’Olocausto devono essere pagate dai palestinesi? Dovrebbero piuttosto essere Germania e Austria ad accogliere la popolazione d’Israele” in sostanza i Paesi che furono all’origine della ideologia nazista. ‟Se voi europei avete commesso questo crimine, siete allora voi che dovete pagarne le conseguenze - ha detto -: cedete una parte della vostra terra agli ebrei in Europa, Stati Uniti, Canada o Alaska, in modo tale che possano costruirvi la loro patria”. Immediata la reazione della comunità internazionale, che è tornata a condannare senza mezzi termini le parole del leader iraniano. ‟Parlare di Olocausto come un mito è scioccante e inaccettabile. Abbiamo convocato il rappresentante diplomatico iraniano a Berlino per comunicare in modo assolutamente chiaro il nostro malcontento. Non posso nascondere il fatto che ciò pesa sulle nostre relazioni bilaterali e sul negoziato per il dossier nucleare” ha detto primo tra tutti il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Dichiarazioni simili giungono dalle diplomazie dell’Unione Europea, a partire da quella austriaca. Ma c’è chi vorrebbe passare dalle proteste verbali ai fatti. E’il caso di Daniel Cohn-Bendit, eurodeputato tedesco, che propone di eliminare l’Iran dai campionati Mondiali di calcio. E vorrebbe poterne discutere con la presidenza di turno britannica dell’Ue per rilanciarla magari in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Per la Casa Bianca si tratta dell’ennesima prova della necessità di bloccare i progetti nucleari di Teheran. Un pericolo che viene ribadito anche a Gerusalemme: ‟Dobbiamo assolutamente evitare che il fanatismo ideologico iraniano possa coniugarsi con l’arma atomica”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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