Ségolène Royal, da quindici anni deputata socialista francese e per tre volte ministro, è molto presente nei media francesi in questi giorni: ed è perché i sondaggi la indicano come la più credibile candidata socialista alla presidenza della repubblica francese - anzi, secondo l'ultima indagine la battaglia presidenziale oggi sarebbe un testa a testa tra lei, per la sinistra, e l'attuale premier Nicolas Sarkozy per la destra. Ségolène Royal in effetti si dice pronta a candidarsi - anche se le elezioni saranno nel 2007 e ‟le cose possono ancora cambiare”, avverte durante un incontro con alcuni giornalisti all'Ambasciata di Francia a Roma. La signora Royal però non era a Roma, ieri, nella veste di futura candidata presidenziale: bensì di attuale presidente della regione Poitou-Charentes, la prima (e finora unica) regione francese che ha avviato l'esperienza del ‟bilancio partecipativo”, secondo il termine coniato nella città brasiliana di Porto Alegre: e di questo è stata invitata a parlare a un simposio internazionale della Regione Lazio sulla democrazia partecipativa. ‟C'è una forte domanda di partecipazione pubblica nella presa di decisioni che riguardano la collettività, e il bilancio partecipativo risponde a questa domanda”, spiega. Il Poitou-Chatentes ha cominciato con la scuola: per il secondo anno consecutivo il 10% del budget delle medie superiori (i lycées), cioè circa 10 milioni di euro, sono spesi con il processo partecipativo. Questo significa convocare forum di insegnanti, genitori, studenti e tutto il personale della scuola e discutere priorità e progetti (‟227 progetti sono stati decisi dai partecipanti, e la regione si è impegnata a rispettare le loro scelte e metterli in opera”). La cosa è tanto più interessante perché la scuola è uno dei luoghi dove la società si mescola, una sorta di spaccato della stratificazione sociale. I bilanci partecipativi saranno estesi probabilmente alla sanità, spiega la signora Royal, che insiste sulla portata più generale di questa esperienza: la definisce un modo ‟non banalmente populista” di fare appello alla partecipazione. ‟La partecipazione è una risposta alla crisi della rappresentanza politica di cui tanto parliamo. E' necessario rafforzare i legami democratici nelle nostre società, e una delle strade da seguire sono queste forme di partecipazione. E' importante che i dirigenti politici si chiedano quali sono le aspettative dei cittadini. Nella società è diffusa una forte angoscia rispetto al domani, l'incertezza sul futuro che produce il ripiego su risposte estremiste”. Già, viene da pensare al sondaggio pubblicato qualche giorno fa dal quotidiano ‟Le Monde” secondo cui i francesi ‟si abituano” alle idee del Fronte nazionale - dalla caccia ai piccoli delinquenti a ‟troppi immigrati”, all'Europa come minaccia all'identità francese o la pena d morte. Trova preoccupante questa tendenza? ‟Io non mi scandalizzo quando i cittadini si espromono”, risponde Ségolène Royal: ‟La vera domanda da porsi è cosa esprimono le persone che parlano così: esprimono in primo luogo la paura di perdita d'identità, l'incertezza. Da tempo ormai i segnali d'allarme si sono susseguiti: c'è una generale paura di fronte al rischio di impoverimento e esclusione - è stato chiamalo il "discensore sociale" - ed è questo che nutre l'adesione alle idee di difesa identitaria e intolleranza”. Secondo la signora Royal, anche la ‟rivolta delle banlieues” è rivelatrice di azioni mancate. La Francia, dice, ‟non ha mai assunto a fondo il suo aspetto multiculturale. Finché c'era occupazione i problemi erano rimasti nascosti, ma appena la disoccupazione ha colpito ecco che i problemi sono scoppiati. E poi: da tre anni la destra ha soppresso tutto ciò che poteva ammortizzare le tensioni, dai programmi di inserimento al lavoro per i giovani alle sovvenzioni per le associazioni, ai finanziamenti alla scuola. E alla fine la tensione è scoppiata”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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