Che cosa sia l’amnistia è stato detto e ripetuto con chiarezza. E’ un provvedimento eccezionale di clemenza che riguarda reati comuni e non odiosi, e riduce periodi di carcerazione per ragioni eccezionali. Quali siano le condizioni eccezionali è tristemente noto in Italia. Siamo, tra i Paesi europei, quello con le condizioni carcerarie peggiori, certamente disumane.
Questa condizione eccezionale si forma quando concorrono tre cause: una situazione antica che, in mancanza di interventi, non può che peggiorare negli anni, come hanno detto varie lettere di agenti della polizia carceraria a questo giornale; la drammatica lentezza dei processi, denunciata dalla stessa magistratura, a cui sono stati fatti mancare i mezzi necessari per migliorare almeno un poco l’insostenibile situazione; la ostinata e deliberata determinazione di ignorare il problema da parte di chi, per competenza, dovrebbe farsene carico, forse pensando che le carceri stracolme siano sinonimo di mano ferma nel proteggere il Paese dalla criminalità, sia buon deterrente contro le cattive intenzioni.
L'orrore delle carceri affollate viene visto, come la pena di morte, da un suo ‟lato buono” che però non esiste. Infatti la criminalità è in aumento, in Italia, per quasi tutti i reati.
Così che crescono insieme la pena dei cittadini senza sicurezza, e la pena di troppi carcerati abbandonati in carceri troppo affollate, per ragioni che hanno poco o niente a che fare con la giustizia.
Questo problema - come tutti sappiamo - è stato sollevato per primo, con toni fermi e drammatici, da Giovanni Paolo II, un Papa immensamente popolare, ora defunto, che era stato applaudito come a un concerto quando aveva invocato il provvedimento di amnistia nella sua visita al Parlamento italiano, il 14 novembre 2002. E viene adesso sollevato da Marco Pannella, lo storico leader Radicale che - insieme con Enrico Boselli - sta dando vita alla nuova aggregazione politica detta ‟Rosa nel pugno”, dal simbolo adottato, una formazione politica rigorosamente laica.
Vari colleghi della stampa estera, che scrivono dall’Italia, ci hanno chiesto di spiegare che cosa abbia formato o spieghi la strana coppia. E come mai, col passare del tempo, e dopo lo scroscio vasto e devoto di applausi delle Camere italiane riunite per ascoltare il Papa, tutti i fedeli del Papa si siano disinteressati della questione, e sia rimasto sul campo soltanto un leader non proprio vicino al Vaticano.
Non ho saputo trovare alcuna risposta, tanto più che - a differenza del nodo della Banca centrale, della legge elettorale o di quella finanziaria - il caso è tristemente e drammaticamente semplice. Un Paese civile è chiamato a risolvere con urgenza una condizione di grave inciviltà, promettendo nel contempo (si deve immaginare) di rimuoverne le cause.
Pannella, dunque, è rimasto solo con la sua proposta di amnistia. La solitudine non sembra averlo intimidito. Benché le risposte chiare e pubbliche al suo appello siano rimaste poche (tra i pochi questo giornale) Marco Pannella lancia la ‟Marcia di Natale”. Invita tutti, cittadini e politici di ‟buona volontà” (per usare il linguaggio natalizio cristiano) a trovarsi davanti a Castel Sant’Angelo alle ore 9,30 del giorno 25 dicembre per andare insieme prima a Regina Coeli, per dire ai carcerati ‟coraggio”. E poi per ripetere la stessa esortazione davanti ai palazzi delle istituzioni. E davanti alle sedi in cui chi non fa parte delle istituzioni prepara e lancia le sue nuove iniziative politiche.
Noi concordiamo con l’idea che si tratti di una buona iniziativa. Perché il Paese ha bisogno di buoni simboli. E perché è evidente che la classe politica su questa materia ha bisogno di coraggio. Infatti non ci si imbatte in argomentazioni che negano o contestano la proposta di amnistia, o si impegnano a dimostrarne l’errore e il danno. Piuttosto ci si aggira in una vaga nebbia di non detto, di incertezza imprecisa, in cui molti, forse, ritengono prudente lasciare che l’argomento, dopo lo sfogo e lo sforzo dei suoi sostenitori, si esaurisca.
Qua e là serpeggia anche una certa irritazione, come dire: ‟non pretenderete di sentirvi migliori solamente per questa trovata natalizia dell’amnistia e delle carceri troppo affollate”. Noi pensiamo che i migliori siano coloro che ancora non hanno parlato ma parleranno, coloro che non hanno deciso se sacrificare la mattina del 25 dicembre ma ci saranno, coloro che non sono sicuri se farsi trovare dalla parte dell’amnistia sia una buona mossa politica, ma si impegneranno perché il problema è troppo grave e l’idea dell’amnistia non è un palliativo ma un modo per cominciare a governare in modo diverso.
Da oggi l’‟Unità” conta i giorni e terrà informati soprattutto coloro che ci stanno ancora pensando. Pensiamoci insieme. L’importante è non fare finta che il problema non ci sia o, come si diceva una volta, che ‟sia ben altro”. No, il problema è questo, qui, adesso, e chiede una decisione subito. Si può e si deve.
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

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