‟Con la privatizzazione dell'acqua, la terra, le sementi, e servizi essenziali come l'istruzione e la sanità, ormai tutto è trasformato in merce”, commentava Irene Fernandez, giorni fa, a Hong Kong, durante uno dei Forum che hanno accompagnato le proteste contro l'organizzazione mondiale del commercio - il ‟Tribunale delle popolazioni rurali sugli accordi del Wto in materia di agricoltura”, poi un ‟tribunale delle donne”, infine quello sulle ‟migrazioni forzate”, ad esempio l'esodo dalle campagne provocato dal crollo delle economie locali. Irene Fernandez è malaysiana, ha 59 anni e ha sempre lavorato per i diritti dei lavoratori, e in particolare delle donne migranti. E' la vincitrice del Right Livelihood Award 2005, noto anche come ‟premio Nobel alternativo”, assegnato a Stoccolma: ‟Per il suo eccezionale e coraggioso lavoro per fermare la violenza contro le donne e gli abusi verso lavoratori migranti e poveri”, dice la motivazione. Io stessa sono ‟un prodotto del lavoro migrante”, aveva detto Fernandez durante il suo discorso di accettazione, il 9 dicembre di fronte al parlamento svedese: ‟Mio padre era un lavoratore migrante dal Kerala, India. Ha lavorato nelle piantagioni di caucciù durante la dominazione britannica in Malaysia. Conosco il dolore, l'angoscia e le discriminazioni che ha dovuto subìre. Ed è questa parte della mia storia che mi dà la passione e l'impegno per promuovere e proteggere i lavoratori e le donne migranti, sottoposti a violenza e senza diritti, dignità e giustizia”. Con il premio attribuito proprio a lei, il comitato del Right Livelihood Award dà un riconoscimento alle lotte popolari e alle questioni ambientali, ha commentato l'attivista malaysiana: ‟Questo premio è un riconoscimento alle lotte delle comunità per i diritti, e ai milioni di lavoratori migranti che soffrono ingiustizia nei paesi ospitanti in cui sono costretti a lavorare per guadagnarsi da vivere. Nella sola Asia oltre 40 milioni di persone sono in movimento, alla ricerca di lavoro o qualcosa per vivere. Sempre in Asia, ci sono 60 milioni di persone che restano affamate ogni giorno. E oltre metà dell'umanità vive con meno di 2 dollari al giorno”. ‟I lavoratori migranti sono costretti a lasciare le case e i loro cari perché non riescono a sopravvivere in paesi dove aumentano la povertà, la disoccupazione e la fame. Così diventano più vulnerabili. E in Indonesia, Filippine, Cambogia e Sri Lanka le migrazioni sono femminili”. Il lavoro migrante ‟è una moderna schiavitù”, dice Fernandez, ‟soprattutto dove vigono norme repressive come in Malaysia e in certi paesi sviluppati”.
Irene Fernandez è direttore di Tenaganita (‟La forza delle donne”), un'organizzazione per i diritti dei lavoratori - ci cono 3 milioni di lavoratori immigrati in Malaysia: una manodopera indispensabile al successo economico del paese, ma mantenuta in stato precario (l'anno scorso l'ultima espulsione di massa di irregolari, salvo poi riatrire le assunzioni dai più poveri e deboli dei paesi vicini). In un rapporto pubblicato nel 1995, Farnandez aveva descritto lo stato dei lavoratori migranti in Malaysia: dalla malnutrizione agli abusi fisici e sessuali, alle condizioni di lavoro durissime all'esistenza di campi di detenzione per gli ‟indesiderabili”, dove molti erano morti. Nel marzo del `96 però era stata arrestata e incriminata di ‟diffondere false notizie”. Il processo si è trascinato fino al 2003, quando è stata condannata a un anno di detenzione; ora è in attesa di appello. ‟Il governo nega l'esistenza della questione dei lavoratori immigrati”, commenta Fernandez. Il premio ricevuto a Stoccolma ha dato notorietà alla sua causa, che lei insiste a collegare alle questioni del lavoro e dell'agricoltura. ‟Le donne che vivono in ambito rurale subiscono in modo drastico gli effetti della privatizzazione delle risorse come l'acqua, la terra, le sementi. Più queste sono privatizzate, più soffrono le evconomie agricole locali, il reddito delle donne crolla e loro sono costrette a cercare altri modi per vivere”. E' di questo che parlava Fernandez a Hong Kong, in occasione del recente vertice del Wto.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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