Che significa "fare la festa a qualcuno" o peggio "conciarlo per le feste"? Che cosa c’è di minaccioso in questa espressione se la festa è solo gioia e godimento? Oppure dietro l’apparente innocenza e serenità festiva c’è qualcosa di inquietante che neppure le nostre più ostinate rimozioni riescono a nascondere? Filosofi, antropologi, sociologi e psicologi concordano nel definire la festa una forma temporale correlata all’organizzazione sociale del tempo, che scandisce con ritmo e ritualità il "tempo festivo" carico di valenze sacrali e il "tempo feriale" caratterizzato dall’attività lavorativa e produttiva. Ma che nesso c’è tra questi due tempi? L’eterno nesso che lega il bisogno umano di felicità con l’altro non meno irrinunciabile che chiede sicurezza. Sottese a queste due esigenze tra loro antitetiche ci sono due diverse concezioni del tempo. Per la felicità esiste il tempo come "assoluto presente", dove basta desiderare per avere, dove nulla è da conservare ma tutto da fruire, dove il godimento, lo spreco e il consumo gioioso sigillano quel ritaglio di tempo che da sempre gli uomini hanno chiamato "festa". Per la sicurezza il tempo esiste come "incerto futuro", dove per avere occorre lavorare, dove nulla è da fruire ma tutto da conservare, dove la previsione, il calcolo, la prudenza, il passo dopo passo, e non il passo più lungo della gamba, sono le regole in cui contenere la vita. E così queste due visioni del tempo, su cui felicità e sicurezza giocano i loro ritmi, cadenzano i nostri sei giorni feriali e il giorno festivo, con qualche intermezzo in più che le nostre abitudini linguistiche chiamano "le feste": Natale, Capodanno, Carnevale, Pasqua, le ferie, giorni che il nostro bisogno di felicità sottrae al lavoro ordinato dal nostro bisogno di sicurezza. Ma le feste, ognuno di noi lo sa, sono tutte "comandate". Un tempo dagli dèi e dai sovrani che emanavano le leggi e che, proprio perché le emanavano, ne erano al di fuori e quindi abitavano la trasgressione. Ai sovrani e agli dèi tutto era lecito, e di questa liceità partecipavano i sudditi e i fedeli quando celebravano le feste dei sovrani e degli dèi. La festa non sospendeva i divieti, ma, come ci ricorda Freud, permetteva che si compissero atti di regola vietati. Introducendo in questo modo la trasgressione, la festa ribadisce il divieto. Per questo le religioni, dove massimamente si raccolgono i divieti, introducono le "feste comandate" e, nelle feste, ordinano le trasgressioni. A sentire Georges Bataille, che alla festa ha dedicato pagine in cui è il nucleo della sua critica alla civiltà occidentale, la trasgressione festiva soddisfa il bisogno incontenibile di distruzione e di spreco che le società primitive, a differenza di quelle attuali, sapevano soddisfare rinunciando a quell’economia del risparmio e dell’accumulo in cui gli antichi individuavano la "parte maledetta", perché "il sentimento di una maledizione è legato all’accumulo della ricchezza che, non consumata nel godimento, poi ritroviamo a fondamento della repressione del potere". Affine a questa interpretazione è la lettura del filosofo Roger Caillois, che, muovendosi in sintonia con le interpretazioni dello storico delle religioni Mircea Eliade, del mitologo Karoly Kerenyi e del nostro antropologo Vittorio Lanternari, vede negli eccessi festivi lo stadio di indifferenziazione originaria da cui è nato l’ordine. «L’età dell’oro - scrive infatti Caillois - era nello stesso tempo età del caos, in cui ogni forma era instabile e sconfinava in ogni altra forma. Ricreando periodicamente una situazione di indifferenziazione, la festa riproduce i primordi e attinge ai loro poteri per ripetere il processo di formazione dell’ordine”. In questo senso, conclude Caillois, la festa può essere definita come il «parossismo della società” che in tal modo si purifica e periodicamente si rinnova. Il motivo della "trasgressione" e del "rinnovamento" ritornano a più riprese in Totem e tabù, dove Freud giunge a ipotizzare che, offrendo un’esca al godimento, la festa diventa paradossalmente il principio dell’ordine. Infatti, concedere una festa e mostrare di poterla concedere è il modo più sicuro con cui un potere o una religione possono rafforzare la garanzia del futuro. Anticipando in piccola misura il godimento, essi dimostrano di possederne il segreto e di essere pronti a ripartirne il beneficio. Alla fine ciò di cui i sudditi o i fedeli inconsapevolmente godono non è della trasgressione festiva, ma del privilegio, del prestigio e dell’autorità di coloro che, in particolari momenti, possono sospendere la legge e concedere la trasgressione. Oltrepassando i divieti, infatti, la trasgressione festiva li ribadisce, e dal di fuori li fa funzionare meglio. Col dispendio senza limiti, con la prodigalità incontrollata, la festa, investendo le riserve, inaugura un altro ciclo di produzione, sospende provvisoriamente il sacrificio e la rinuncia per riaffermarli nella loro radicalità. Per questo il discorso festivo non corre alcun rischio. La parodia delle istituzioni che si celebra nella festa, dai Saturnali degli antichi romani ai Capodanni delle nostre società, la negazione di ogni gerarchia e il rovesciamento in commedia di ogni dramma umano avvengono sotto una maschera che consente a ciascuno di non mettere a repentaglio la propria testa, perché tanto, nel concetto comune, tutti, nel giorno di festa, l’hanno già perduta. Il rischio è iscritto nel calcolo che prevede che ogni godimento si paga, e non solo con la fatica necessaria per ottenerlo, ma anche con il senso di colpa inevitabile per espiarlo. Non c’è pedagogia che non si avvalga di questa versione della festa e del godimento, o di questa conversione della trasgressione nella legge, con la forma ribadita di un codice già dato o con la fondazione di un codice nuovo. Così era presso i primitivi. Oggi, spariti dèi e sovrani, della festa è rimasto il ritmo, la cui cadenza non è meno ossessiva del ritmo del lavoro, e i rituali che innesca non meno rigidi dei rituali dei giorni feriali. E se una prima forma di disagio incominciasse ad annunciarsi proprio qui: nel fatto che gli uomini di oggi, persuasi di essere molto più liberi degli uomini primitivi, si accorgessero di essere incapaci di esistere al di fuori del ritmo e del rito? Sarebbe il trionfo del bisogno di sicurezza sul desiderio di felicità, di cui in circolazione, tra luccichii e frenetici scambi di sorrisi e doni, resterebbe solo la faticosa messa in scena, di cui tutti più o meno ci lamentiamo, senza saperci minimamente sottrarre.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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