Un passo nella direzione del muro contro muro. L'Unione europea e gli Stati uniti hanno annunciato ieri che chiederanno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di occuparsi del programma nucleare dell'Iran, ritenendo che Tehran non abbia dato garanzie che le sue attività sono a scopi pacifici. E' il gesto che sancisce la fine di oltre due anni di manovre diplomatiche per convincere l'Iran ad abbandonare il suo programma di arricchimento dell'uranio, principale oggetto dei timori occidentali: Tehran sostiene il proprio diritto a «controllare il ciclo del combustibile», ovvero produrre l'uranio arricchito per le sue centrali elettronucleari. La comunità internazionale sospetta intenzioni militari. «I nostri colloqui con l'Iran sono giunti a un punto morto», ha dichiarato ieri il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, al termine di un incontro con colleghi francese e britannico, Philippe Douste-Blazy e Jack Straw, e del capo della politica estera dell'Unione europea, Javier Solana. «Crediamo che sia ormai il momento di coinvolgere il Consiglio di sicurezza». Francia, Germania e Gran Bretagna avevano condotto negli ultimi due anni un negoziato che aveva dato il suo maggiore risultato nel novembre 2004, quando l'Iran aveva accettato di sospendere volontariamente la ricerca sull'arricchimento dell'uranio in vista di ulteriori colloqui. Poi però un pacchetto di proposte europee era stato respinto dall'Iran come inadeguato; poco dopo Tehran (si era ormai insediato alla presidenza Mahmoud Ahmadi-Nejad, agosto 2005) aveva deciso di riprendere alcune attività nucleari. Questa settimana infine ha chiamato l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) a togliere i sigilli dai tre laboratori dove si svolge la ricerca sul combustibile atomico: quelli di Natanz, dove sono installate le sofisticate centrifughe che permettono di trasformare il gas esafluoruro di uranio in uranio arricchito, di Pars Trash e Farayand Technique.
L'accordo raggiunto con gli europei nel novembre 2004 è dunque sepolto. «Chiederemo un vertice d'emergenza all'Aiea in vista di portare avanti la nostra azione», ha detto Steinmeier. I tre ministri europei si sono poi riuniti in teleconferenza con la segretaria di stato Usa Condoleezza Rice: e questa ha dichiarato che gli Stati uniti si uniscono alla richiesta europea, chiederanno un vertice d'emergenza all'Aiea e chiederanno che l'Iran sia deferito al Consiglio di sicurezza «per non osservanza dei suoi obblighi internazionali». Gli Stati uniti non aspettavano altro. Mercoledì il vicepresidente Dick Cheney ha dichiarato a Fox News che l'amministrazione Bush chiederà al Consiglio di sicurezza «una risoluzione che potrebbe essere applicata tramite sanzioni».
Il comunicato dei tre ministri europei evita accuratamente di nominare la parola «sanzioni». E in ogni caso, prima bisogna che il vertice dell'Aiea decida effettivamente di deferire l'Iran al Consiglio di sicurezza. Finora paesi come la Russia e la Cina si erano detti contrari a una scelta simile. Ieri i toni di Mosca sono cambiati. Il ministro degli esteri Sergei Lavrov, che l'altro giorno si era detto «preoccupato» per la riapertura dei centri di ricerca atomica iraniani, ieri ha aggiunto che Tehran potrebbe perdere l'appoggio di Mosca se non riprenderà la moratoria. La Russia sta aiutando l'Iran a costruire il suo primo reattore elettronucleare, a Bushehr sulla costa del golfo Persico, e ha proposto all'Iran una joint venture per arricchire uranio insieme ma su territorio russo (il negoziato è aperto). «Troveremmo molto difficile continuare i nostri sforzi», ha detto Lavrov, a quanto riferisce l'agenzia Interfax. E alla radio Ekho Moskvy ha aggiunto che le dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad su Israele aggravano ulteriormente la situazione, perché «danno argomenti a quanti sono convinti che si possa trattare la questione solo attraverso il Consiglio di sicurezza».
Dalla Cina è venuta per ora una dichiarazione generica: Pechino «spera che tutte le parti in causa mostrino moderazione e risolvano tutto questo nel quadro dell'Aiea e tramite pacifici negoziati», ha detto un portavoce del ministero degli esteri cinese (riferisce la Ap). Anche quando il Consiglio di sicurezza sarà investito della questione, le sanzioni non sono l'unico esito. Alla ricerca di un consenso, Londra ha invitato i ministri degli esteri del trio europeo con Usa, Russia e Cina, la prossima settimana.
Tehran intanto ribatte: «Non siamo preoccupati» dalla minaccia di deferire il caso al Consiglio di sicurezza, ha detto il vicesegretario del Consiglio di sicurezza nazionale. La reazione più forte è stata dei mercati del petrolio: il prezzo del greggio americano è salito a 64,70 dollari a barile.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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