La Banca d’Italia non ha autorizzato l’Opa lanciata da Unipol su Bnl, perché al gruppo assicurativo-bancario in fieri sarebbero mancati 1.118 milioni di euro per avere i requisiti patrimoniali minimi in base alla legge 142 sui conglomerati finanziari, presa a riferimento per valutare l’esistenza delle condizioni patrimoniali sufficienti alla sana e prudente gestione. La Banca d’Italia non muove obiezioni, invece, al piano industriale, che pure aveva suscitato polemiche, mentre ricorda in dettaglio le inchieste giudiziarie su Consorte e Sacchetti e l’iscrizione al registro delle notizie di reato della stessa compagnia, per giustificare la decisione di non pronunciare ancora il proprio giudizio sulla qualità dell’offerente Unipol, dando, in questo e per adesso, l’impressione di subordinare i tempi del Mercato a quelli della Giustizia. Analizzare la contestazione definita aiuta a capire con quale rigore lavori la Vigilanza nei tempi nuovi contrassegnati dal dopo Fazio e dalle leggi e dalle sentenze del 2005 che modificano la vigilanza dinamica del passato in una puntuale sugli impegni e le risorse disponibili nell’ora dell’Opa. Vediamo. Anzitutto, palazzo Koch accoglie rettifiche per 900 milioni fatte dall’Isvap, l’Autorità delle assicurazioni. La principale riguarda le put options. Deutsche Bank e Credit Suisse possono vendere fra 3 anni a Unipol a 2,7 euro, più gli interessi meno i dividendi, le azioni Bnl acquistate nella scalata, ma Unipol ha diritto di non acquistare i titoli e liquidare alle due banche l’eventuale differenza negativa rispetto alle quotazioni. Consorte aveva valutato queste put come normali opzioni su titoli Bnl, scrivendo un impegno di circa 150 milioni. Isvap e Banca d’Italia, invece, considerano l’intero onere d’acquisto teorico, e dunque caricano altri 670 milioni sul conto di Unipol. Benché, secondo i principi contabili Ias/Ifrs, le plusvalenze latenti nette sui titoli in portafoglio concorrano al patrimonio netto, le autorità applicano il filtro prudenziale e le azzerano, diminuendo così di una novantina di milioni il patrimonio di Unipol. Banca d’Italia, poi, apporta una serie di rettifiche per un miliardo e una ulteriore per 550 milioni. In particolare, toglie dal patrimonio di vigilanza i 750 milioni di prestiti subordinati che Bnl avrebbe dovuto emettere dopo l’Opa per acquisire Unipol Banca. Non possono, infatti, essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza operazioni post Opa ove non abbiano già forma di contratto giuridicamente vincolante; e questo non può esser detto degli impegni delle banche collocatrici in materia. Banca d’Italia, inoltre, non reputa certo che Bnl, dopo l’Opa, deliberi quelle emissioni. La Vigilanza non considera gli utili maturati da Bnl nel secondo semestre 2005 e si ferma al rendiconto al 30 giugno, l’ultimo avallato dai revisori; meno che mai tiene conto del guadagno di 112 milioni sulla cessione di crediti fatta a fine anno dalla banca che non figura nemmeno nei conteggi di Consorte. Vengono così abbattuti 70 milioni e si lascia perdere il contributo netto dell’ultima manovra. Banca d’Italia alza infine l’asticella giudicando troppo poco formale l’orientamento della Popolare dell’Emilia a non consegnare all’Opa il suo pacchetto Bnl e così aggiunge 320 milioni agli impegni che Unipol deve finanziare. A questo punto, Unipol si trova di fronte a un bivio: o accetta il verdetto cercando una via d’uscita con il Bilbao o con altri eventuali pretendenti a Bnl; oppure formula controdeduzioni, le difende e presenta correttivi comunque costosi, ma con la spada di Damocle del giudizio di qualità che la Vigilanza le tiene in sospeso sulla testa.
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Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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