Escludere la nazionale iraniana dai prossimi Mondiali di calcio in Germania. La proposta arriva da Israele in un pacchetto di sanzioni volte a fermare il programma atomico di Teheran, che comprendono anche negare il visto per le visite all’estero del presidente iraniano, Moahmoud Ahmadinejad e i suoi collaboratori. Oltre a quella più ‟tradizionale” del blocco all’export del petrolio iraniano e le limitazioni ai viaggi della compagnia aerea di bandiera. Idee e iniziative che echeggiano da tempo nei corridoi delle diplomazie tra Washington e le maggiori capitali europee. Il primo a parlare pubblicamente dell’embargo contro la nazionale iraniana fu un mese fa l’ex centrocampista tedesco Wolfgang Overath. Nelle ultime ore tra l’altro si nota una evidente crescita del coordinamento degli sforzi tra le due sponde dell’Atlantico per giungere a una posizione comune. Ieri sera i portavoce dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) hanno confermato la riunione dei suoi 35 Stati membri il 2-3 febbraio per discutere i provvedimenti da prendere contro il pericolo che la ripresa del programma nucleare possa condurre l’Iran a fornirsi dell’arma atomica. Una mossa, voluta in particolare da Francia, Germania e Inghilterra, che raccoglie il pieno consenso statunitense. Così i maggiori partner europei rifiutano gli ultimi appelli al dialogo lanciati da Teheran. ‟Per quanto mi è stato riferito dagli europei, non c’è molto margine di discussione”, ha commentato ieri a caldo il Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, accogliendo l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, Javier Solan. Questi ha chiarito di aver ricevuto una lettera del consigliere della sicurezza nazionale iraniano in cui si chiede la ripresa dei negoziati avviati oltre un anno fa. ‟Abbiamo risposto che un’altra riunione non ha molto senso, se non c’è nulla di nuovo da mettere sul tavolo. Ora siamo d’accordo con gli americani nel dire che è necessaria la riunione straordinaria dell’Aiea e poi il deferimento al Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, ha spiegato Solana. Israele formalmente rimane un partecipante attento, ma discreto, alle manovre della diplomazia internazionale. In effetti, i suoi massimi dirigenti politici, diplomatici e militari fanno di tutto per accelerare la macchina delle sanzioni contro Teheran. Le recenti dichiarazioni di Ahmadinejad sulla negazione dell’Olocausto e circa la necessità di ‟cancellare Israele dalla faccia della Terra” fanno paura. ‟Non possiamo permettere che un Paese tanto ostile nei nostri confronti possa dotarsi dell’atomica”, dichiara il neo-premier ad interim, Ehud Olmert. Ma è lui il primo ad invocare la necessità di agire in coordinazione con la comunità internazionale.”Non è nostro interesse esporci troppo in questa campagna. Non deve sembrare un braccio di ferro tra Gerusalemme e Teheran. In realtà un Iran armato di bomba atomica non rappresenta un pericolo solo per noi, ma per il mondo intero. Ecco perché siamo soddisfatti che ultimamente stia crescendo una nuova determinazione internazionale”, chiariscono al ministero degli Esteri a Gerusalemme. Eppure il pacchetto di proposte avanzate da Israele negli ultimi giorni a Europa e Stati Uniti, e rivelato ieri dal quotidiano Ha’aretz, è già oggetto di dibattito. In particolare fa discutere l’idea di boicottare la nazionale di calcio iraniana ai mondiali che dovranno giocarsi in terra tedesca dal 9 giugno al 9 luglio. Un tema delicato per la neo-cancelliera di Berlino, Angela Merkel. Dopo tutto la Germania è anche la terra dell’Olocausto, che proprio il presidente iraniano adesso nega. A rendere ancora più che mai ‟scottante” la questione è arrivata ieri a Berlino la lettera del deputato del Likud, Gilad Erdan, che è anche presidente della commissiona parlamentare israeliana per lo sport. ‟Dottoressa Merkel, le si offre la rara opportunità di agire e segnalare all’Iran che il suo atteggiamento è inaccettabile dal mondo intero e specie in Germania, su suolo tedesco”, scrive diretto. La Merkel risponde però con un netto ‟non ci sto”. ‟Sono scettica. Potremmo riconsiderare di partecipare ai Mondiali, se si tenessero in Iran. Ma la loro squadra di calcio non può condizionare le parole del loro presidente”, dice alla stampa tedesca. ‟La cancelliera non è d’accordo con questa misura. Poiché ciò punirebbe la gente, lo sport e i tifosi del calcio, penalizzati per causa del loro governo”, puntualizza il suo portavoce. Anche la Federazione Internazionale del calcio (Fifa) si è detta contraria ‟in nome della differenziazione tra sport e politica”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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