La banca olandese Abn Amro lancia l’Opa obbligatoria sul flottante (39,88%) di Antonveneta e dà il via all’ultimo atto di una battaglia iniziata circa un anno fa. L’offerta prenderà il via in febbraio e dovrebbe concludersi entro la fine di marzo, che è anche la data ultima di esecuzione del contratto di acquisto di azioni Antonveneta stipulato a suo tempo con la Bpi, con la Magiste di Stefano Ricucci, con la Fingruppo di Emilio Gnutti e con i fratelli Lonati. Il prezzo stabilito è di 26,5 euro per azione e nel caso di adesione totale l’esborso per l’istituto guidato da Rijkman Groenink sarà di 3,26 miliardi di euro.
I propositi degli olandesi sulla carta sono incoraggianti. ‟Abn Amro intende continuare a supportare la crescita e le iniziative di Antonveneta anche fornendo risorse patrimoniali, qualora fosse necessario”. Inoltre Abn ribadisce il sostegno all’attuale management guidato da Piero Montani e ‟la piena condivisione dell’indirizzo strategico e industriale di Antonveneta. Lavoreremo assieme all’elaborazione di una strategia che tenga conto dei cambiamenti avvenuti dall’approvazione del piano avvenuta nel settembre 2003”.
Le ultime incognite sull’assetto azionario di Antonveneta riguardano un pacchetto pari al 13,48% detenuto complessivamente da Gnutti attraverso la Fingruppo, da Ricucci attraverso la Magiste e dai fratelli Lonati. Queste azioni sono ancora sequestrate e affidate al custode giudiziale Emanuele Rimini. È molto probabile che i legali dei rispettivi gruppi presentino a breve un’istanza di dissequestro alla Procura di Milano in modo che le azioni in questione possano essere consegnate all’Opa al prezzo di 26,5 euro. Ma per procedere al dissequestro i pm devono verificare la discontinuità nella gestione delle società che la primavera scorsa parteciparono alla scalata in "concerto" con la Bpi di Gianpiero Fiorani. Senza questo requisito fondamentale non può esserci dissequestro. Inoltre, anche nel caso di un via libera, le plusvalenze verranno trattenute dal custode in attesa che si concluda l’inchiesta giudiziaria che definisca se si tratta di profitti illeciti o meno. Nel caso del finanziere Danilo Coppola, per esempio, il Tribunale del Riesame ha recentemente respinto la richiesta di dissequestro dei titoli Antonveneta in suo possesso proprio per la possibilità che possa realizzarsi un profitto illecito in caso di vendita sul mercato. Nel caso della Magiste, poi, lo sblocco delle azioni Antonveneta è diventato cruciale per la soluzione della partita Rcs e per la stessa sopravvivenza della società.
Un po’ più agevole potrebbe risultare invece la procedura per altri due pacchetti di azioni Antonveneta di proprietà della Magiste ma offerti in pegno a Société Générale e Banca Intermobiliare a fronte di prestiti ricevuti. In questo caso la richiesta di dissequestro è già stata avanzata dai creditori pignoratizi, cioè dai legali delle due banche (Roberta Guaineri e Paolo Montironi per SocGen), e nel caso fosse accolta i proventi andrebbero a rimborsare i debiti, salvo il congelamento delle plusvalenze.
Spetterà a Rimini gestire questi ultimi strascichi della scalata Antonveneta in modo da non perdere il treno del prezzo d’offerta garantito dagli olandesi. Il punto di riferimento è lo sblocco dei titoli di proprietà della Bpi avvenuto negli ultimi giorni del 2005 grazie a un netto segnale di discontinuità nella gestione della banca. Se anche Ricucci, Gnutti e Lonati dimostreranno la stessa volontà gli ultimi ostacoli verrebbero facilmente superati. E il mercato potrà finalmente valutare i vantaggi e gli svantaggi della prima banca italiana di media dimensione controllata interamente da un colosso straniero.
Giovanni Pons

Giovanni Pons

Giovanni Pons lavora alla redazione milanese de ‟la Repubblica” come caposervizio dell'economia. Ha esordito a ‟Milano Finanza” e ha scritto successivamente per altri periodici specializzati: ‟Investire”, ‟Borsa & Finanza” e ‟Gente Money”. Ha seguito i principali eventi finanziari di questi anni: dalle lotte di potere per il controllo di Mediobanca ai riassetti del sistema bancario. È coautore con Oddo de L'affare Telecom.

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