Marg bar Italja, Marg bar Italja, morte all’Italia. È una novità nel rituale delle litanie scandite nelle manifestazioni di questi giorni. È l’effetto Calderoli, dice un diplomatico. Finora l’Italia era stata risparmiata dagli attacchi, anche violenti, alle ambasciate europee a Teheran, prese di mira dopo la pubblicazione delle caricature di Maometto terrorista. Ma in questi giorni i quotidiani iraniani hanno pubblicato le notizie sulle magliette di Calderoli, e questo è stato percepito come un’ingiuria aggiunta all’affronto. Anche se le manifestazioni ufficialmente erano state vietate dal Ministero dell’Interno (tutte le manifestazioni illegali davanti alle ambasciate sono proibite, aveva dichiarato nei giorni scorsi il ministro, lasciando qualche margine d’interpretazione tra manifestazioni illegali e non) ieri un gruppo di duecento giovani sono arrivati verso le tre e mezzo del pomeriggio su Neauphle le Chateau, la via che prende il nome dalla banlieue parigina dove Ruhollah Khomeini passò gli anni dell’esilio prima del ritorno trionfale a Teheran il primo febbraio del 1979. Su questa via due isolati sono occupati rispettivamente dalle ambasciate d’Italia e di Francia. Gli ‟studenti di Qom” - così li ha identificati il Ministero degli Esteri iraniano - si sono fermati prima davanti all’ambasciata francese, dove hanno cominciato a scandire Marg bar Amrika, e Marg bar Israil, gli slogan di rigore contro l’America e Israele, intervallati, per la prima volta, da morte all’Europa, morte all’Italia. Diversamente dai giorni scorsi, quando i manifestanti facevano a gara a scavalcare i cancelli delle ambasciate danese e austriaca gridando, e buttavano bombe molotov all’interno dei cortili, i giovani di Qom si sono limitati a urlare gli slogan, e non hanno fatto nessun tentativo di attaccare fisicamente le due sedi diplomatiche; forse anche perché queste, diversamente dalle sedi danese e austriaca, sono circondate da un alto muro praticamente privo di finestre e cancelli. Dopo esser rimasto una mezz’ora davanti all’ambasciata francese il gruppo di manifestanti si è spostato di un centinaio di metri verso quella italiana. La polizia ha cercato di bloccarli ma alcuni sono passati e hanno lanciato un grosso sasso sull’unica finestra esterna dell’ambasciata, che affaccia su una strada laterale. Poi hanno tirato fuori dalle loro cartelle logore di studenti una bandiera italiana, una francese, una inglese e una tedesca e gli hanno dato fuoco. Dopo un’ora la polizia li ha dispersi senza che opponessero resistenza. In questi giorni i giornali e la tv hanno molto insistito sul fatto che ancora più insultante delle caricature stesse è stata la loro pubblicazione successiva, su altri giornali e addirittura sulle magliette, quando ormai non si poteva più fingere di non sapere che quelle vignette erano un insulto senza uguali per un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo. Scriveva nei giorni scorsi Hamshasri, il giornale che ha lanciato un concorso per testare ‟i limiti della libertà di espressione in Occidente”: ‟Ripubblicare le vignette è una provocazione ancora maggiore di quella fatta dal giornale danese ‘Jyllands Posten’ perché significa voler dire che l’islam è il nemico dell’Occidente, come ha scritto notoriamente Hungtington”.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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