Mario Capanna la lettera l’aveva scritta in novembre, verso la fine. ‟Caro Romano....”, l’incipit colloquiale. Poi giù tutta una serie di richieste al leader dell’Ulivo per una presa di posizione, chiara e precisa, sugli Ogm, questione oggi prioritaria per l’ex leader del Sessantotto. La risposta di Prodi arriva qualche giorno fa: ‟Caro Mario...”. E non è soltanto l’incipit ad essere stato colloquiale, ma alla fine è tutta la lettera che ha accolto e abbracciato le richieste di Capanna, oggi leader di un organismo che si chiama Consiglio dei diritti genetici. ‟È una questione di marchio di fabbrica”, ironizza Capanna soddisfatto. E poi spiega: ‟Il marchio è quello dell’Università Cattolica di Milano, l’Augustinianum. Ci è andato Prodi in quell’università, ci sono andato anch’io. Rimane quello stampo lì addosso, nonostante...”. Nonostante che Romano Prodi fosse già uscito da qualche anno con una laurea in mano quando Mario Capanna entrava nell’ateneo milanese da dove con una laurea in mano non sarebbe mai uscito. Scherza, ancora, l’ex leader degli anni della rivolta giovanile: ‟Dall’Augustinianum sono stato espulso dopo tre anni. Nel Sessantotto, appunto, per motivi noti....”. Poco importa adesso, però: il caro Romano e il caro Mario, ora, si trovano dalla stessa parte. Ma le strade non sono state molto, davvero molto diverse? ‟Ovviamente sì”, concorda Mario Capanna. E ammette: ‟La verità è che con Prodi, per adesso, ci siamo trovati soltanto su questo tema specifico degli Ogm, un tema che travalica gli schieramenti e riguarda la totalità dei cittadini”. Ma davvero la questione degli Ogm travalica gli schieramenti? A dirla tutta, quella lettera, a fine novembre, Mario Capanna l’aveva indirizzata anche a Silvio Berlusconi, oltre che a tutti i segretari di partito. ‟E alla fine mi hanno risposto Fausto Bertinotti e Alfonso Pecoraro Scanio”, dice Capanna. E spiega che anche per loro lo stile amichevole è rimasto invariato: ‟Caro Fausto, Caro Alfonso”, le intestazioni delle loro lettere, come di tutte le altre rimaste inascoltate. ‟Perché è ora di finirla con le istituzioni ingessate e il tono iperpaludato del linguaggio politico”, si lascia andare Capanna. E aggiunge: ‟E questo anche Prodi lo ha capito. Tutto merito del marchio di fabbrica...”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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