Anche l'ultimo tentativo di riaprire un dialogo tra l'Iran e l'Unione europea circa il programma nucleare iraniano è finito in niente. Il capo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ieri ha incontrato i ministri degli esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna e il capo della diplomazia dell'Unione europea Javier Solana, su richiesta di Tehran. Senza esito: gli europei sono usciti dicendo che l'Iran ‟non ha presentato idee nuove” tali da riannodare il negoziato rotto l'estate scorsa. La parola resta così al consiglio direttivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, che lunedì a Vienna si riunirà per valutare l'ultimo rapporto del suo direttore, Mohammed el Baradei, basato sulle ultime ispezioni e gli ultimi chiarimenti forniti dall'Iran. Salvo colpi di scena, l'Aiea deciderà di procedere con la decisione già approvata il 4 febbraio: ‟informare” il Consiglio di sicurezza dell'Onu del caso iraniano.
Oggetto del contendere resta il programma iraniano per arricchire uranio per le sue (future) centrali nucleari civili. ‟Abbiamo detto chiaro [agli iraniani] che per riguadagnare la fiducia devono tornare alla piena sospensione della ricerca e sviluppo”, ha detto ieri il ministro francese Philippe Douste-Blazy. Ciascuno dunque è rimasto sulle sue posizioni, in apparenza. Gli europei chiedono che l'Iran rinunci del tutto ad arricchire uranio. L'Iran ripete che arricchire uranio per usi civili è nel suo diritto di paese membro del Trattato di non proliferazione nucleare, e la sospensione (volontaria) della ricerca mentre negoziava con le tre potenze europee è finita quando i negoziati si sono dimostrati inconcludenti. Tehran ritiene di fare già una concessione quando chiede di proseguire solo la ricerca su piccola scala (l'arricchimento su scala industriale potrebbe avvenire in Russia, secondo la proposta di joint venture avanzata da Mosca e in discussione).

E' chiaro che bisogna ‟definire un nuovo quadro negoziale, ora che l'Agenzia ha deciso di tirare in causa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite”, ci ha detto giorni fa a Tehran Mahmoud Sariolghalam, professore di relazioni internazionali all'Istituto di studi per il Medio oriente dell'Università nazionale Shahid Beheshti, (è anche tra i consiglieri del Centro di ricerca strategica del Consiglio per il discernimento, uno dei massimi organi decisionali dello stato). Ma ora è più difficile: ‟Quando una parte indurisce le posizioni, anche dall'altra parte le voci più estreme si rafforzano: è indubbio che i moderati in Iran stanno perdendo influenza nel dibattito aperto sul nucleare”. Dibattito aperto, sottolinea Sariolghalam: ‟L'Iran non è uno stato omogeneo”, avverte, ‟non guardateci come una specie di Unione sovietica in cui c'è un politburo e una gerarchia decisionale precisa. Nel sistema iraniano di sono diverse "isole" di interessi. E la politica nucleare in questo momento resta oggetto di dibattito”.
In effetti nelle ultime due settimane il linguaggio tenuto da Tehran è cambiato. Ali Larijani, il capo del Consiglio di sicurezza nazionale che un mese fa minacciava ‟la fine della diplomazia”, ora dice che l'Iran negozierà con tutti, anche con gli Stati uniti se vorranno farlo in modo costruttivo (anche se avverte: se ci mandano al Consiglio di sicurezza ‟cambia tutto”). Il capo del team di negoziatori Javad Vaeedi, che aveva colpito gli interlocutori europei e russi per il tono brutale, non è comparso negli ultimi incontri (a Tehran circola voce che sia stato rimosso dall'incarico). I giornali continuano a bandire, per esplicito ordine del governo, ogni notizia che dia un'immagine critica del confronto tra l'Iran e la comunità internazionale: ma le notizie circolano lo stesso, e quando Russia e Cina, ‟alleati” dell'Iran, hanno votato a favore di riferire la questione iraniana al Consiglio di sicurezza è stato chiaro che la strategia del muso duro non ha funzionato.
Quale via d'uscita dall'impasse? E' improbabile che l'Iran accetti la condizione posta dagli europei, rinunciare del tutto all'arricchimento dell'uranio. Qualcuno, da parte occidentale, comincia a dire che bisogna accettare l'idea di un Iran nuclearizzato. L'International Crisis Group (ente di ricerca e pressione per la risoluzione dei conflitti) suggerisce di offrire all'Iran il riconoscimento del suo diritto ad arricchire uranio, in cambio dell'impegno a ritardare di qualche anno la messa in pratica del programma.
Una via d'uscita? ‟Una strategia di rinvio”, dice Sariolghalam: ‟Sarebbe negli interessi di tutte le parti: dell'Iran, perché ridurrebbe le chances di uno scontro. E dell'occidente, o almeno dell'Europa, perché a loro interessa ritardare il momento in cui l'Iran riuscirà ad arricchire l'uranio. La natura del contenzioso resterà, ma una strategia di rinvio è l'unico modo di fermare l'escalation”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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