La laicità, in Italia, non si sa proprio cosa sia. Mentre i decreti applicativi della legge sulle parità dei culti sono da anni bloccati in Parlamento, ci si avvia, come ha scritto Guido Rampoldi su Repubblica (11 marzo), verso una ‟democrazia ottomana” fondata su lobby gerarchicamente ordinate, così da discutere se raddoppiare il catechismo cattolico con un catechismo musulmano nelle scuole di stato. Va da sé che l’insegnamento di una storia delle religioni, e di un’educazione alla religione sia cosa del tutto diversa, e i suoi insegnanti non devono essere nominati dalle gerarchie ecclesiastiche (di qualunque chiesa), più di quanto chi insegna la storia delle idee politiche lo sia dai partiti. Della proposta di insegnare le religioni come si insegna la filosofia, si è fatto portavoce solo Marco Pannella. Eppure il virus identitario sta contagiando settori sempre più ampi della Chiesa cattolica, che sembra rinunciare all’universalismo per trincerarsi su base etnica o nazionale. Che l’ultimo scampolo di dibattito, fuorviato e fuorviante, sia la ‟reciprocità” - a proposito del riconoscimento dei diritti dei cristiani nei paesi islamici e viceversa - è agghiacciante non solo perché degrada la nostra ‟democrazia” a gioco narcisistico di specchi, ma perché più nulla è al suo posto, in un tragico scambio di ruoli tra politica e religione. È urgente attuare nella prossima legislatura lo spirito costituzionale, col riconoscimento reciproco tra Stato e Culti, e lasciare amministrare alle diverse fedi l’accesso al sacro, dove la politica (e la scuola) non c’entra nulla. La fede, che è propriamente in-credibile e non ha nulla a che vedere con enunciati teorici, si esercita e si apprende in altri luoghi. In un articolo di Errico Buonanno su il manifesto (5 marzo), sulle miriadi di nuove religioni che proliferano negli Usa, ce n’è una esemplare: la ‟Chiesa Virtuale del Chihuahua Cieco”, che propugna dal ’96 ‟il coraggio d’essere ridicoli davanti a Dio”, di venerarlo senza pretendere di conoscerlo, come ‟un cagnetto con le cataratte che abbaia a caso agli sconosciuti senza poterli mai vedere”. I buoni Chihuahuisti accettano i provenienti da qualsiasi religione, a patto che professino il relativismo e siano consci, in ogni caso, di avere torto. C’è più religiosità in questa posizione che in tutti gli editti delle chiese maggiori.
Beppe Sebaste

Beppe Sebaste

Beppe Sebaste (Parma, 1959) è conoscitore di Rousseau e dello spirito elvetico, anche per la sua attività di ricerca nelle università di Ginevra e Losanna. Con Feltrinelli ha pubblicato Café Suisse e altri luoghi di sosta (1992), Niente di tutto questo mi appartiene (1994), Porte senza porta. Incontri con maestri contemporanei (1997; poi ripubblicato in Il libro dei maestri. Porte senza porte rewind, luca sossella, 2011). Tra i suoi ultimi libri, Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne e Oggetti smarriti e altre apparizIoni, entrambi con Laterza. Per Feltrinelli ha curato e tradotto ne "I Classici" Le passeggiate del sognatore solitario di Jean-Jacques Rousseau (2012) e I miei amici di Emmanuel Bove (nuova ed. 2015).

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