È un'accusa: ma così timida da sembrare un'assoluzione. Uno studio commissionato dal governo indonesiano ha constatato che ci sono dei problemi ambientali nella gestione dei reflui della gigantesca miniera di oro e rame di Grasberg, a Papua occidentale, il territorio all'estremo orientale dell'arcipelago indonesiano. La miniera è gestita da Freeport Indonesia, filiale della multinazionale statunitense Freeport-McMoRan, che ieri si è affrettata a dire che sta già risolvendo i problemi segnalati dal governo di Jakarta. (Non ha commentato invece l'incidente avvenuto poche ore prime: una frana nella miniera a cielo aperto ha ucciso tre persone). Aperta quasi quarantanni fa, la miniera di Grasberg è da tempo oggetto di conflitti e proteste che nelle ultime settimane sono esplose con picchettaggi, interruzioni del lavoro, manifestazioni di studenti e comunità locali, irruzioni di massa negli uffici della compagnia a Timika, la cittadina sul versante meridionale di West Papua - una città aziendale, dato che quasi ogni attività economica è collegata a Freeport. Pochi giorni fa lo scontro ha raggiunto un nuovo picco a Jayapura, capoluogo di West Papua (500 chilometri a nord della miniera stessa), quando la polizia ha disperso un corteo di studenti e lavoratori che chiedevano la chiusura della miniera: negli scontri quattro agenti di polizia, un ufficiale dell'aviazione e uno studente sono stati lapidati o picchiati a morte. Il danno ambientale provocato dalla miniera spiega solo in parte tanta violenza. Non che sia trascurabile: per separare l'oro e il rame dal minerale grezzo si fa grande uso di sostanze tossiche, dal cianuro a metalli pesanti come il piombo, e i reflui prodotti in 35 anni di estrazione mineraria coprono ormai quasi 8 chilometri quadrati di altopiano per una profondità di 270 metri; associazioni ambientali e per i diritti umani denunciano da tempo che i fiumi a valle, con 230 chilometri quadrati di acquitrini e di estuari, sono contaminati e la vita acquatica è scomparsa. Dal 2000 il Ministero dell'ambiente cerca di imporre il rispetto di alcune norme di sicurezza, anche se con molta timidezza. Lo studio diffuso ieri proprio dal Ministero dell'ambiente afferma che i reflui della miniera di Grasberg, tra cui le acque acide, vanno a contaminare il vicino fiume Ajkwa. Quindi detta una serie di raccomandazioni su come meglio gestire i reflui: il ministro dell'ambiente Rachmat Witoelar ha detto ai giornalisti che la compagnia mineraria avrà tre anni di tempo per mettersi in regola, altrimenti seguirà un'ammonizione, poi potrebbe seguire una causa legale. Decisamente non è sembrata una minaccia temibile. «Il ministro dovrebbe portare subito Freeport in tribunale per i suoi crimini ambientali», ha commentato Chalid Mohammad, direttore di Walhi, il più importante coordinamento di gruppi ambientalisti in Indonesia. Ma è difficile immaginare che il governo di Jakarta lo farà mai: Freeport è il maggior contribuente indonesiano, ha generato 33 miliardi di dollari in benefici allo stato tra il 1992 e il 2004, ovvero il 2% del Pil, e un altro miliardo di dollari nel 2005. E' proprio questo il punto. La rabbia accumulata dagli abitanti di Papua contro la Freeport è profonda e ha radice nell'occupazione manu militari del territorio dato in concessione alla compagnia mineraria, nelle terribili (ma taciute) violazioni dei diritti umani che l'hanno accompagnata, nel fatto che la miniera è difesa dall'esercito indonesiano e Freeport ha ammesso di pagare la protezione (Terraterra, 29 dicembre 2005). Si aggiunga che a Papua si ferma ben poco del reddito generato dalla risorsa naturale comune, cosa che provoca grande risentimento, come anche il profondo disprezzo per la cultura locale dimostrato dal governo centrale fin da quando Papua occidentale è stata annessa all'Indonesia nel '65 (era l'alba del lungo regno del generale Suharto). Nel '98, nel clima di riforme democratiche seguito alla caduta di Suharto, Jakarta aveva promesso autonomia a Papua e dato vita a un consiglio, il Papuan People's Council, per attenuare le tensioni tra lo stato centrale e la provincia: ma sta per essere sciolto. Tutto questo sta nelle proteste contro Freeport. E anche nel linciaggio dei poliziotti indonesiani.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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