A meno che… I più tenaci tra gli infedeli che mi leggono se ne ricorderanno: abbiamo lasciato in sospeso qualche fantasia sui rimedi necessari alla politica italiana, o, se preferite, la ricerca di un antidoto capace di riscattarla dalla brutta deriva oligarchica, partitocratica, lottizzatrice in cui la vediamo precipitare: con il futuro Parlamento già quasi tutto nominato in anticipo dall’alto, per cui l’unica cosa che conta è stabilire se governerà Prodi o Berlusconi, gli alleati costretti a combattersi fra loro per non scomparire, una legge elettorale definita ‟una porcata” dal suo stesso autore. Un quadro fosco ma realistico, appunto: a meno che…
Neanche stavolta però vi dirò la mia sull’antidoto (e voi giustamente sospetterete che mi manchi un’idea chiara). Di qui al fatidico 9 aprile ho bisogno di qualche tappa d’avvicinamento, fotografando insieme la campagna elettorale. A cominciare dall’uomo che se n’è voluto proporre come l’assoluto, solitario protagonista. Lui, lui, lui… e non permettetevi di dargli del ‟tu” come una volta osò il temerario Diego Della Valle per televisione. Dobbiamo per forza cominciare da lui non solo perché s’impone come figura centrale di ogni pubblica discussione, ma perché c’è una novità: il combattente supremo è un animale ferito. Lo ha riconosciuto lui stesso di fronte a 16 milioni di italiani, sia pure fissando la telecamera sbagliata. Citazione testuale, lunga ma necessaria: ‟Intanto voglio dire che è molto difficile affrontare un incontro come questo perché naturalmente non c’è la possibilità di una interlocuzione sulle frasi e quindi mi sembra che non siamo riusciti, almeno per quanto mi riguarda… Ah, sono già arrivato al di là della cosa? Va bene, mi spiace, ma questo è però uno schema, come si vede, che non rende possibile di completare un discorso e di articolarlo in maniera compiuta. Me ne spiaccio”.
Pubblicata integralmente sul ‟Foglio”, questa sconnessa dichiarazione d’impotenza, giunta al termine di un confronto rigorosamente disputato ‟alla pari” con l’avversario, rivelava un improvviso calo d’energia. Berlusconi aveva combattuto da par suo fino a quel momento davanti a tutte le telecamere possibili, anche se, per la verità, senza mai vincere nettamente un confronto diretto (neanche con Diliberto). Si è voluto presentare al Paese come un capobranco coraggioso e solitario. Nella sua sfida a un centrosinistra pervasivo, dominatore di tre quarti d’Italia e sorretto dai poteri forti della Confindustria, dei sindacati, della magistratura, ha esposto il petto con fierezza: io, io, io. Scomparivano nel suo eloquio torrenziale la coalizione di centrodestra e i leader suoi alleati. Che infatti lo hanno ripagato prendendone subito le distanze.
Così il dramma del Berlusconi ferito, perfettamente consapevole di non avere recuperato i milioni di voti di scarto che già alle elezioni regionali dell’anno scorso lo separavano dall’Unione, assume forme titaniche. Si propone inseguitore di un Prodiconiglio che scappa da corso Buenos Aires a Milano. Manda al diavolo le regole del moderatore Ferruccio de Bortoli sul palco confindustriale di Vicenza, e, visibilmente alterato, si dichiara unico autentico rappresentante degli imprenditori italiani. Del resto non ha altra scelta, essendosi precluso da solo la via di un’uscita di scena più elegante. Nei prossimi venti giorni cercherà la provocazione, rovescerà il tavolo delle regole, non esiterà a sferrare colpi bassi. Sarà imprevedibile come un leone ferito.
È già riuscito a farci dimenticare, nonostante il calo d’energia, che la nuova legge elettorale proporzionale l’ha voluta lui, per recidere i legami territoriali che avvantaggiavano il centrosinistra. Se vi fa schifo questo teatrino di oligarchi in lite fra loro, di parlamentari già selezionati con l’unico criterio della fedeltà ai vertici, delle trattative anticipate sulla ripartizione delle cariche istituzionali, dei ministeri e dei posti da sottosegretario… niente paura: Berlusconi ha creato questa palude, ma vi offre pure il metodo di bonificarla. Restituitegli il potere, anzi, dategliene più di prima per azzittire i suoi molesti alleati. Un uomo solo al comando, senza troppa politica. Votate il Berlusconi ferito, a meno che…
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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